Prima candelina per il Polo del ‘900. Da festeggiare con un nuovo direttore

  • Pubblicato il: 15/03/2017 - 11:34
Rubrica: 
FONDAZIONI D'ORIGINE BANCARIA
Autore: 
Giangavino Pazzola

Il prossimo mese compirà un anno il Polo del ‘900, fondazione di partecipazione nata ad aprile scorso dalla visione collegiale di Comune di Torino, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo. Centro culturale situato nel complesso juvarriano dei Quartieri Militari, è un luogo dedicato alla formazione e sviluppo comunitario sui grandi temi che arrivano alla contemporaneità in quanto eredità storica, sociale, economica e politica del ‘900. Identità multiple, fonti documentarie cospicue, numerose esperienze e competenze convergono nelle progettualità di 19 istituti culturali direttamente coinvolti nel progetto, che sviluppano un discorso a cavallo tra memoria e attualità. “Ognuno con un patrimonio importante, specializzato e unico (..) occorre ripensare la missione, il modello gestionale e la relazione con la società civile”.  Abbiamo discusso dei primi 365 giorni  con Francesco Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo e Sergio Soave, Presidente della Fondazione Polo del ‘900 – in attesa del primo direttore che sarà nominato dopo il prossimo mese.. “Il Polo non è un progetto federativo: gli enti partner mantengono autonomia gestionale e amministrativa, nonché ovviamente culturale; quel che lo caratterizza è una forte vocazione alla progettazione integrata di servizi per il pubblicoUn modello replicabile?
 

Torino – Della precedente vita del palazzo Ssan Daniele, inalterato all'apparenza, sono rimasti la struttura dello scalone nella manica che affaccia su via San Domenico e, nel piano interrato, parte delle volte; nel palazzo San Celso, invece, il rifugio antiaereo. Insieme, nello juvarriano Quartiere Militare, sono la sede del Polo del 900, operazione fortemente voluta da Comune di Torino, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo. Quest'ultima ha investito 6,5 milioni di euro per restauro e allestimento e sul piano triennale ha indicato 1,6 milioni di euro l’anno come risorse da dedicare al programma 'Polo del 900'.
Ora il Polo del ‘900 è più di una semplice biblioteca nella quale “leggere, vedere, studiare”, più di un centro culturale dove “imparare, conoscere e approfondire”, più di uno spazio passivo in cui “lavorare, socializzare e divertirsi”. È uno spazio polifunzionale che ha come valore aggiunto l’energia che deriva dalla somma degli elementi sopra descritti, una piazza al coperto dove accessibilità, inclusione e condivisione del sapere sono le lenti per formare i cittadini di domani. Ed è anche la casa di 19 realtà culturali torinesi, che qui organizzano proiezioni, mostre, convegni, dibattiti, workshop e altre attività ancora. E’ in corso un bando per  la carica di direttore. Candidato ideale? Deve rispondere a un profilo fatto di un mix di competenze manageriali ed professionali nel campo dei servizi culturali, della gestione di istituzioni o imprese culturali e nell’organizzazione di eventi e iniziative culturali di rilevanza nazionale o internazionale. Il 31 marzo si chiude la raccolta delle candidatura.
A un anno dal varo del Polo, molto più di “un condominio di Enti” che hanno in mano la storia del secolo breve, la storia di cui siamo figli, parliamo della realtà inedita nel modello, ma replicabile anche in altri contesti con Francesco Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo e Sergio Soave, Presidente della Fondazione Polo del ‘900.

Il Polo del ‘900 è un centro culturale che si autodefinisce – allo stesso tempo – attore e contenitore aperto alla cittadinanza, esperienza formativa per le nuove generazioni e inclusiva dei nuovi cittadini. Compagnia di San Paolo, Comune di Torino e Regione Piemonte i soggetti che l’hanno voluto e sostenuto. Quali sono le ragioni strategiche alla base di questa esperienza?
Francesco Profumo La crisi economica, divenuta strutturale, della fine degli anni Zero ha investito pesantemente il comparto degli istituti culturali, in percentuale superiore rispetto agli altri. Torino annovera numerose di queste realtà di qualità che si occupano di studi e ricerche sul Novecento. Ma anche sul territorio regionale ve ne sono altre che custodiscono un patrimonio importante, specializzato e unico. Il quadro entro cui questi centri sono cresciuti è drasticamente cambiato nel tempo. Oggi il contesto completamente mutato dei consumi e delle politiche culturali interroga a fondo le missioni, le capacità operative, le modalità di approccio e le capacità di dialogo che gli istituti hanno con la società civile. La loro, inoltre, è una galassia particolarmente frammentata, talvolta isolata. In un regime di risorse calanti, spesso tali soggetti si trovano stretti tra un dovere morale oltre che statutario di conservazione (di un archivio, di un piccolo patrimonio, della memoria di un personaggio illustre) e una difficoltà di diffondere, attualizzare il pensiero, svolgere una funzione sociale allargata, al di là di un pubblico ristretto di ricercatori e specialisti. In numerosi casi le dimensioni degli archivi, delle biblioteche e dei patrimoni non sono tali da raggiungere una massa critica che consenta una qualche attrattività o di accedere a soglie di esercizio tali da contenerne i costi entro margini economici sostenibili. Queste problematiche interrogano a fondo il ruolo che gli istituti intrattengono con la comunità, (singolarmente e nel loro insieme) e pongono la questione sul dialogo possibile con la società civile, sul complesso dei servizi e delle attività restituite al territorio, poiché il solo presidio della memoria rischia di non tradursi in effetti reali sulla collettività. Per questo il modello di valorizzazione del Polo del ‘900 prevede la presenza tra i partner culturali non solo di istituti ma anche di soggetti culturali maggiormente volti alla valorizzazione e al community engagement. La Compagnia di San Paolo, La Città di Torino e la Regione Piemonte hanno inteso raccogliere questa sfida dando avvio al progetto del Polo del ‘900, che ha il suo focus nei Quartieri militari juvarriani di Torino, ma che ha l’ambizione di allargare concretamente la propria rete al territorio regionale.

Situato nei Quartieri Militari Juvarriani di Torino, il Polo ospita un museo, mostre permanenti, una biblioteca con due sale lettura, uno spazio polivalente per eventi, performance, tre aule per la didattica, un’area per i bambini, sale conferenze, un minicinema, 300.000 monografie, 28.000 audiovisivi, 127.600 fotografie e altro ancora. Dal punto di vista del capitale umano, diciannove enti culturali locali sono partner. Potrebbe dirci di più sul modello di governance del Polo, facendo specifico riferimento agli investimenti e alla sostenibilità economica? 
Francesco Profumo. Sono state vagliate diverse opzioni prima di scegliere la strada della Fondazione di Partecipazione. Il Polo non è un progetto federativo: gli enti partner mantengono autonomia gestionale e amministrativa, nonché ovviamente culturale; quel che lo caratterizza è una forte vocazione alla progettazione integrata di servizi per il pubblico. Per la loro realizzazione lo Statuto prevede un rappresentate degli enti partecipanti nel Consiglio di Amministrazione e un’assemblea dei partecipanti che ha, tra gli altri, il compito di proporre una base di programmazione alla Fondazione Polo del ‘900. Gli spazi pubblici ai quartieri militari parlano chiaro: sono in comune. Già a partire dal loro utilizzo si stanno predisponendo regole per la collettività, sia del pubblico sia degli enti. Certamente il lavoro di rete richiesto non è stato e non è ancora facilmente applicabile. Da mesi si sta studiano per redigere i regolamenti e costruire una piena operatività, insieme a giuristi, commercialisti ed esperti del settore per capire come procedere in assenza di strumenti legislativi che permettono un processo di rete concreto di questo tipo. Il modello gestionale che sta prendendo corpo deve tener conto di una percentuale alta di entrate proprie (si stima un 30% con un anno a regime) per un centro culturale di questo tipo. Basti pensare che dalla somma dei bilanci degli enti coinvolti, nel 2013, era solo del 4%. Per questo anche la struttura che si sta immaginando, snella, deve prevedere un settore commerciale, idea che non è ancora sdoganata nel mondo culturale italiano, soprattutto se si parla di istituti culturali

Quali sono i risultati attesi per il primo anno e stato dell’arte del progetto, da un punto di vista gestionale? 
Sergio Soave.Il primo anno di attività del Polo del ‘900  - ha visto la concretizzazione di un lavoro indirizzato soprattutto a metterne in moto l’operatività, unitamente alla gestione del percorso di formalizzazione della Fondazione. In particolare, l’azione svolta si è tradotta nella definizione di strumenti organizzativi, a partire dai regolamenti, finalizzati alla gestione e al funzionamento degli spazi, nonché nell’individuazione delle procedure attraverso cui coordinare l’attività della Fondazione e dei diciannove enti che ne sono partner. 
Un percorso condiviso, pertanto, da una pluralità di soggetti, in testa i soci fondatori, che ha visto e vede costantemente un’azione corale capace di garantire la funzionalità quotidiana dei servizi, nella dimensione interna come nei confronti dei fruitori esterni degli spazi, siano essi i singoli frequentatori di biblioteche o sale lettura, oppure organizzazioni e aziende che individuano nel Polo la location per iniziative ed eventi. 
Ad accompagnare questa prima fase, vi è poi la strutturazione di un’azione comunicativa che, sviluppata attraverso strumenti e canali differenti, è stata orientata a un orizzonte strategico condiviso fra gli enti, volto ad affermare innanzitutto il ruolo del Polo del ‘900 quale luogo di riferimento per la comunità locale. Non v’è dubbio che il primo e più significativo risultato raggiunto nel corso del primo anno di attività sia racchiuso nel completamento dell’opera di integrazione dei patrimoni degli enti partner, con ben 900 fondi archivistici che hanno dato vita a 9000 metri lineari tra archivi e biblioteche, con 17.000 periodici, 21.000 manifesti, 53.000 audiovisivi, 130.000 fotografie, 300.000 monografie, 400.000 documenti digitali. Un immenso patrimonio integrato fra le due sedi prospicienti del Polo del ‘900 (i palazzi San Daniele e San Celso) che ha raccolto l’interesse del pubblico che ogni giorno ne popola gli spazi pubblici, con un crescente numero di fruitori, prestiti e pubblico degli eventi proposti. 

Come è organizzata la programmazione e come funziona?
Sergio Soave Quanto fin qui compiuto rappresenta ovviamente il presupposto su cui, nei prossimi mesi, poggeranno le basi della struttura organizzativa della Fondazione, il cui assetto definitivo si andrà a delineare di pari passo con l’individuazione di una linea culturale univoca, frutto della programmazione affidata al futuro direttore - la cui procedura di selezione è in corso a seguito della pubblicazione di un bando - che detti la “linea editoriale” declinandola su obiettivi, temi e pubblici condivisi. 
L’attuale modello di gestione, che contempla la formula del “temporary management” affidata a Lucio Argano ed Emanuela Totaro - un’esperienza pilota all’interno di una realtà culturale di questo genere - prevede una programmazione integrata fra la attività e le proposte degli enti partner, che fa perno sul ruolo dell’Assemblea dei soci partecipanti. La strutturazione di forme di coordinamento e momenti di concreta collaborazione fra le diverse anime del Polo del ‘900, vede ad esempio riunire le sinergie attorno a tematiche comuni, come per il Giorno della Memoria o la Festa della Liberazione. Inoltre, la programmazione che storicamente ciascun ente conduce in autonomia, trova una collocazione in una sorta di “palinsesto” complessivo, coerente alle finalità del Polo del ‘900, alla sua identità, ai differenti pubblici cui ha la necessità di rivolgere la propria azione culturale. 

Dal vostro punto di vista, quali sono le potenzialità dell’esperienza del Polo del ‘900?
Sergio Soave La creazione di un centro culturale di questo genere nasce fin dal principio con l’ambizioso obiettivo di dar vita a una costruzione partecipata dei processi culturali attraverso l’integrazione di realtà diverse per percorso e vocazione, ma accomunate dal condiviso impegno nella ricerca, nella salvaguardia e nella rilettura attualizzata delle tematiche che hanno caratterizzato il XX secolo. In tale solco e nel pieno sviluppo di tale percorso risiedono le principali potenzialità del Polo del ‘900, che si propone pertanto di rappresentare un punto di riferimento per la comunità quale luogo di lettura della contemporaneità e dei suoi fenomeni. Un punto di osservazione privilegiato attraverso la lente dell’esperienza e dei processi storici, economici, politici e sociali che hanno caratterizzato il ecolo breve e che segnano ancora la nostra vita quotidiana.

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