Fondazione Sardi Arte

Un giornale di views

  • Pubblicato il: 20/11/2017 - 15:14
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CS

Dalla news alla views.  Dal consumo rapido della notizia alla volontà di comprensione e approfondimento, in un cambiamento di velocità senza precedenti. Così ci ha definiti una nostra lettrice autorevole che ha tradotto la nostra volontà di capire e far capire, evitando di “surfare”, la volontà di una redazione composta da una molteplicità di voci, di persone che fanno ricerca, innovatori che  stanno “nel farsi delle cose”, sono aperte al pensiero olistico, alle connessioni interdisciplinari, le uniche per abitare la complessità. Il nostro è un metro di competenza  senza gerarchie o seniority
 


Un cambiamento ineluttabile e irreversibile, pervasivo, culturale. Che riguarda profit e non profit. Il 69% dei giovani tra i 18 e 24 anni, come emerge da una recente ricerca di SWG presentata alle Giornate di Bertinoro e come evidenziano Paolo Venturi e Riccardo Bonacina,  considera rilevante il ruolo potenziale delle imprese sociali e delle forme di economia collaborativa e quasi il 20% ritiene che il Terzo settore possa rappresentare un’alternativa praticabile per una nuova economia, più giusta, con al centro la persona, un’alternativa professionale, di produzione di senso e di valori.  “G. Good work” come lo intende Howard Gardner, per migliorare al lavoro, nel lavoro, con il lavoro.

Mai come in questo momento arte e impresa sono state così vicine, come abbiamo scritto nel nostro contributo sul libro corale realizzato da Egea per il Salone della CSR. Non si tratta di agevolazioni fiscali, come  l’art bonus, un contributo certo (che ha raggiunto  i 200 milioni di euro con 1300 interventi), ma non destinato ad essere la ragione di un investimento d’impresa.  L’arte può contribuire alla concettualizzazione di mondi, processi, relazioni nuove in un mondo nuovo, che mette realmente al centro, fuori dalla retorica,  le persone che producono, i clienti e le comunità. Il percorso verso un modello economico più responsabile è iniziata: cresce la consapevolezza della necessità di passare da una cultura unicamente centrata sul profitto a un approccio in cui diventa importante la creazione di valore condiviso. Un percorso che è ancora lungo in uno Stato in cui l’evasione ha raggiunto i 110 miliardi.

Mai come in questo momento Essere sostenibili è un’arte:  “la bellezza del far bene per costruire nuove prospettive in sistemi interconnessi, dove i tempi sono accelerati (..) la diffusione del sapere non ha solo un valore etico, ma economico e coinvolge il ciclo produttivo, la cultura dell’impresa la sua comunicazione”. Per questo, in occasione della sedicesima settimana della cultura d’impresa, abbiamo  intensificato l’attenzione sulle fondazioni d’impresa che, come tutti i grandi enti filantropici stanno virando verso un contributo al cambiamento sociale che attraversa anche e soprattutto il “come” del loro business. 
E in questo focus Bologna quest’anno fa la parte del leone, con Fondazione Golinelli in testa, apripista nel modello di intervento sui nuovi modelli educativi, sulla connessione tra arte e scienza.
E se le imprese sono in trasformazione, i musei stanno vivendo una mutazione genetica, come leggiamo dalla nostra rubrica “Museo quo vadis?”, complice la riforma che, per noi e molti osservatori, ha ancora luci e ombre, ma innegabilmente ha mosso la foresta pietrificata, posizionando nell’agenda politica la cultura, come nel dibattito (che assume profili anche patologici di sovra-esposizione, con un numero di incontri e convegni degni di un Guinness dei primati, “quasi una compagnia di giro”).   

Nella corsa alle realizzazioni di fine legislatura, che un po’ hanno il sapore di campagna elettorale, ma puntano senza alcun dubbio alle risorse recuperabili nella Legge di Stabilità, il Ministro  Franceschini sta incontrando  gli stakeholders per il piano sull’anno  europeo del patrimonio EYCH, che sarà al centro dello European Culture Forum 2017 che si svolgerà a Milano nelle feste ambrosiane.

Le scorsa settimana  si è svolta la maratona con i 21 report dei musei autonomi. Antonio Lampis, neo direttore DG Musei del MiBACT, ha fatto il punto al Museo Nazionale Romano, del percorso compiuto nei due anni dalla riforma dei musei statali: “Sono usciti dati, relazioni cambiamenti e un senso di squadra che mi confortano” commenta Lampis che di cambiamenti se ne intende, e si muove in Roma con la sua bicicletta.  “Bilancio entusiasmante ”, commenta il Ministro  Dario Franceschini. Un incontro che è stata occasione per  ricordare il punto di partenza. “Nel 2014 i muse erano importanti collezioni, privi di identità giuridica, per certi versi gestionale e identitaria. (..) erano sovrintendenze con un know how formidabile in materia di tutela, mai formate in merito alla valorizzazione o alla gestione di un museo nel nostro tempo. (…) C’erano burocrazia, mancanza di regole e resistenze”, ha affermato il Ministro, celebrando nel contempo i risultati. “E’ stato fatto un percorso enorme, (…) in tutte le direzioni (…) con risultati molto significativi, partendo dal numero dei visitatori (…) con investimenti strutturali (..). Sappiamo che l’attività dei musei si misura in molto elementi. Siamo passati da un incasso nei musei statali di 38 milioni nel 2013 “. Celebrare risultati e rispondere alle critiche, delinenando le sfide future: “sappiamo che molto resta da fare”. Il cuore dei musei sono “la ricerca,l’attività scientifica,  l’attività educativa,  il rapporto con le scuole, le pubblicazioni, le acquisizioni. (…) Quest’anno abbiamo incrementato di 4 milioni i fondi di acquisto di opere e libri. Abbiamo introdotto una norma che permette di pagare le tasse in opere d’arte”. Ma il nodo più grande resta il personale ,“la pubblica amministrazione ha bisogno di nuove energie (…); abbiamo portato a 1000 le assunzioni di storici dell’arte, archeologi, architetti. 300 sono destinati ai musei

Se l’urgenza è la situazione quali-quantitativa dell’organico, a ruota seguono le gare sui servizi museali e la realizzazione del sistema museale nazionale,” rafforzando il sistema statale“, perché non dimentichiamolo, nella percezione del pubblico ci sono i musei e non la loro governance; se uno non funziona è l’immagine di tutti a essere piegata.

E, tra i musei civici,  il percorso di Vicenza guidato da Carlo Federico Villa che raccontiamo in questo numero, che riceve da un recente sondaggio sulla comunità un gradimento plebiscitario. 
Non è il pubblico che deve cambiare, ma è il sistema”, afferma Philip Cave responsabile dell’audience engagement dell’Art Council, nella conversazione che riportiamo.

Se ne è accorta anche la Chiesa che, con la Consulta dei Beni Culturali Ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta  ha introdotto nuove prospettive, con una progettualità longitudinale, in rete con molti attori istituzionali, fondazioni di origine bancaria, Regione, ma soprattutto lavorando attivamente sulla relazione con le Comunità, come ci racconta il reponsabile, Don Gianluca Popolla.

E proprio le fondazioni di origine bancaria sono diventati altro da sé, da ciò che erano 25 anni fa. Un bancomat. E celebrano il proprio genetliaco con programmi sempre più intersettoriali, come ci insegna Cariplo con ben quattro linee quest’anno, di cui l’ultima sulla Social Innovation supportata dal venture capital.

Questo e molto altro nel numero di novembre. La mancanza di conoscenza diffusa dell’abitare la montagna oggi, emersa  dalla stampa e dai social network, con i roghi dei boschi in ValSusa (P. Castelnovi). Un anno dal sisma in Umbria con l’ascolto di Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo della Diocesi di Norcia e Spoleto.

Le polemiche torinesi sull’arte nelle periferie sollevata dalle dichiarazioni di Luca Beatrice, curatore, Presidente del Circolo del Lettori: “ci sono luoghi dove la bellezza e la cultura non arrivano. Vanno lasciati al loro triste destino”.

Studi e ricerche, come la centralità dell’Art & Finance per il Wealth management, l’Arte al Femminile letta dalla NABA di Milano.

Letture interessanti come “Enhancing Participation in the Arts in the EU”.  

La prima edizione del premio “Imprenditori per la Cultura”, assegnata all’azienda tessile Bonotto, conosciuta per la qualità della sua produzione in una “fabbrica lenta”, animata dall’arte e con la fondazione, dall’impegno verso la comunità.

Buona lettura “lenta” delle Views del Giornale delle Fondazioni.
 
Grazie a coloro che hanno reso possibile questo numero con le loro ricerche: Patrizia Asproni,  Gabriele Boccaccini, Roberta Bolelli,  Philip Cave,  Cristina Casoli, Antonio Capitano, Paolo Castelnovi, Maria Elena Colombo, Benedetta Bodo di Albareto, Giovanni Ferrero, Elena Lombardo, Francesco  Mannino,  Valentina Montalto, Francesca Panzarin,  Giangavino Pazzolla, Maria Elena Santagati, Catterina Seia, Silvia Simoncelli, Francesca Vittori, Flaviano Zandonai, Massimiliano Zane,  Milena Zanotti, Alessia Zorloni.  

Grazie al nostro comitato di ispirazione: Carola Carazzone (Segretario Generale –Assifero)  Luca Dal Pozzolo (Direttore Osservatorio Culturale del Piemonte), Ugo Bacchella (Presidente Fondazione Fitzcarraldo), Giulia Maria Cavelletto (Unito-Centro per la Filantropia), Pier Luigi Sacco (IULM  Special Adviser Commissario Europeo per la Cultura), ai quali, da questo mese si aggiungono le giovani Giulia Maioli e Giulia Frangione, ideatrici di Italia Non Profit.

Grazie ai nostri partner: Classis, Fondazione CRC, Fondazione Exclusiva, Fondazione Sardi per l’Arte Contemporanea, Fondazione Museo Marino Marini.