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TOWARDS A CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR WELLBEING OUTCOMES IN MUSEUMS

  • Pubblicato il: 18/05/2018 - 08:03
Autore/i: 
Rubrica: 
CULTURA E WELFARE
Articolo a cura di: 
Sendy Ghirardi

Alla luce dell’emergente tendenza ad utilizzare il concetto olistico di benessere nelle policy, includendo il settore culturale, sei ricercatori della London University College hanno studiato un framework per la valutazione dei risultati in termini di benessere e evidenziato in che modo i musei possono incrementarli. 
Rubrica di ricerca in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo


 
Il concetto di well-being è oggi ampiamente utilizzato nelle policy, includendo il settore museale, specialmente nel Regno Unito. È emerso quindi il bisogno dei musei di comprendere e valorizzare il loro contributo. Tuttavia, a causa della definizione indefinita e incoerente del concetto, è difficile sapere cosa valutare. Erica Ander, Linda Thomson, Guy Noble, Anne Lanceley, Usha Menon e Helen Chatterjee della London University College suggeriscono un framework per la valutazione degli outcomes in termini di wellbeing identificati in letteratura e evidenziano in che modo i musei possono incrementarli.
Negli ultimi due decenni molti governi locali e nazionali sono rimasti disillusi dall'uso tradizionale del PIL o del reddito come misura della felicità, della salute e della ricchezza dei loro cittadini, introducendo nuovi indici di progresso e benessere per guidare le loro politiche.
Questo, come sottolineano gli autori, è successo in tutto il mondo: in Francia dove il presidente Sarkozy ha introdotto dieci indicatori di "felicità" per misurare i progressi nella nazione, in Canada dove viene utilizzato il Canadian Index of Wellbeing (2010), in Australia, con le misure dell'Australia's Progress (Australian Bureau of Statistics, 2010), in Europa, dove l'European Social Survey include un modulo sul benessere (NEF 2010), in Italia dove dal 2016 il BES, indicatore del Benessere Equo e Sostenibile, entra a far parte della programmazione economica, e in Bhutan dove l'Indice di felicità nazionale lordo (Gross National Happiness, The Center for Bhutan Studies 2010) utilizza nove dimensioni per misurare i progressi.
L'aspetto della cultura è presente in molte di queste nozioni di benessere nazionale, che la portano allo stesso tavolo di altri importanti obiettivi politici come la salute, l'istruzione e l'economia.
In quanto istituzioni che esistono per il bene pubblico, i musei sono parte del passaggio verso questa concezione olistica del progresso umano e devono impegnarsi con il suo significato.
 
Nel Regno Unito, la comparsa del termine wellbeing nelle policy e strategie museali può essere fatta risalire alla ricerca commissionata dal Museums Libraries and Archives Council (MLA) sui Generic Social Outcomes (Burns Owen Partnership (BOP) 2005), e i documenti sulle nuove direttive nelle politiche sociali (MLA 2004). La ricerca ha mostrato che un'attività limitata e praticamente nessuna valutazione in termini di "salute e benessere" era stata intrapresa dai musei, sottolineando inoltre che qualsiasi lavoro in questa direzione sarebbe ricaduto nel campo della salute mentale. Negli anni successivi, sono stati poi introdotti nelle misure valutative dei GSO alcuni sub-outcomes quali «incoraggiare stili di vita sani e contribuire al benessere psicofisico», «sostenere l'assistenza e il recupero», «sostenere gli anziani a vivere una vita indipendente» e «aiutare i bambini ei giovani a godersi la vita e dare un contributo positivo» (MLA 2010) sotto l’etichetta salute e benessere.
Infatti, come sostiengono gli autori, i musei, attraverso le attività e i programmi di audience development, inclusione sociale, educazione e apprendimento stanno avendo un impatto sul benessere delle persone. Il riconoscimento dell’arte e della cultura in termini di wellbeing è confermata anche dalle parole citate di Richard Smith, editore del British Medical Journal:
 
Indeed the physical aspects of health may be the least important.  We will all be sick, suffer loss and hurt, and die.  Health is not to do with avoiding these givens but with accepting them, even making sense of them.  If health is about adaptation, understanding and acceptance then the arts may be more potent than anything medicine has to offer” (Richard Smith cited in Wood 2009).
Negli ultimi anni, inoltre, i musei si sono dedicati a progetti specifici per persone con problemi di salute. Sono ormai molti i musei che lavorano specificatamente con anziani, persone affette dalla sindrome di Alzheimer e con demenza (es MoMA, Museo Marino Marini, Centro Cultura Contemporanea de Barcelona etc), altri escono dai propri confini per entrare negli ospedali utilizzando l’arte come cura preventiva e supplementare al trattamento (Heritage in Hospital Museum, il Castello di Rivoli etc).
Il concetto di well-being nella pratica museale è molto ampio e affetta sia la sfera individuale che quella della comunità. Gli impatti dell’engagement museale si ripercuotono in ambito sociale, economico e ambientale. Sebbene la parola benessere sembri essere onnipresente, esistono pochissime definizioni nella letteratura accademica, nei documenti politici o nell'uso quotidiano e ciò fornisce la prima difficoltà nella misurazione dei suoi impatti.
In questo articolo gli autori esaminano alcuni possibili outcomes di benessere che derivano dalla pratica museale identificati in letteratura e suggeriscono come i musei possono influenzarli. I benefici individuati sono sia intrinseci, quindi relativi alle collezioni dei musei, sia estrinseci, ossia derivanti dalla funzione strumentale del museo.
Gli autori applicano una tassonomia agli impatti individuati in termini di well-being che sono separati da quelli in termini di salute.
Per quanto riguarda il primo, sono state identificate le seguenti dimensioni: personal wellbeing, che comprende soddisfazione della vita, vitalità, positive functioning, resilienza e autostima e benessere emozionale; il social wellbeing composto da fiducia e appartenenza insieme al capitale relazionale; il cultural wellbeing e infine il physical and sensory wellbeing. Ciascuno dei seguenti stati di benessere, secondo gli autori, può essere incrementato dal museo attraverso diverse attività, come per esempio i programmi di apprendimento, la promozione di attività di volontariato, attività che incoraggiano a pensare da soli attraverso processi creativi, attività di storytelling che rafforzano l’identità culturale, laboratori che aumentano la fiducia o la capacità di fare qualcosa di nuovo, utilizzare le collezioni per esplorare le emozioni e l'intelligenza emotiva e proporre attività di apprendimento su vita sana, anatomia, scienza e medicina.
Per quanto riguarda la salute, sono stati evidenziati tre tipologie di benefici: il recupero o gestione di malattie o lesioni fisiche, quello da malattie mentali e il miglioramento delle cure mediche e ospedaliere. Il museo può contribuire in questo senso fornendo opportunità di apprendimento e oggetti in ambito sanitario che possono contribuire a una visione mentale positiva e all'engagement culturale che migliora i tempi di riabilitazione e distrae dal dolore e dal disagio. I musei possono fornire un luogo tranquillo, stimolante e sicuro in cui esplorare le emozioni, la cultura e le esperienze passate con gli oggetti come stimoli, oltre ad offrire un'atmosfera inclusiva e accogliente a coloro che sono esclusi dalla società a causa della loro malattia. Le collezioni possono suscitare espressioni creative da parte di coloro che trovano difficoltà in altri modi e promuovere la comunicazione, l'accettazione e quindi l'auto-aiuto. Gli oggetti possono essere usati con pazienti affetti da sindrome di Alzheimer e anziani per il lavoro di memoria e di orientamento. Inoltre, i musei, attraverso i programmi di apprendimento e le collezioni possono facilitare la comunicazione tra pazienti e personale sanitario, aiutando quest’ultimo nell’acquisizione delle soft skills.
Infine, lo studio riporta gli effetti positivi su salute e benessere del progetto pilota Heritage in Hospitals Museum della University College London Museums & Collections in collaborazione con la University College London Hospitals Arts.
L’indagine, condotto dai medesimi autori, esamina il benessere dei pazienti ospedalieri che hanno partecipato a sessioni di manipolazione degli oggetti della collezione museale della ULC University, dimostrandone l’impatto.
 
Questo articolo evidenzia che i musei non hanno difficoltà a produrre benessere e lo fanno già. Non suggerisce un cambiamento nelle priorità o nella strategia ma semplicemente che, con l'aumento dell'ubiquità del termine wellbeing nella politica, il settore debba vedere la sua attività in tale ottica e valutare i programmi di conseguenza.
Gli studiosi concludono che la cultura e il patrimonio influenzano il benessere ma non in un modo che si adatta alla tradizionale comprensione medica del corpo e della mente. Per questo c’è bisogno di nuovi approcci disciplinari, come la psiconeuroimmunologia (che porta l'esperienza sociale e culturale nelle spiegazioni del sistema immunitario) (Napier 2003, Kirmayer 2003, Watkins 1997) o la "museopatia" (Chatterjee, Vreeland & Noble 2009) perchè il miglioramento del benessere sia obiettivo manifesto all’interno delle istituzioni culturali.
 
Fonte
Ander, E., Thomson, L., Noble, G., Lanceley, A., Menon, U., Chatterjee, H. 2011. “Generic Wellbeing Outcomes: Towards a conceptual framework for wellbeing outcomes in museums”. Museum Management and Curatorship Vol. 26, 2011
 
Riferimenti nel testo
Burns Owen Partnership. 2005. New Directions in Social Policy: Developing the evidence base for museums, libraries and archives in England London: Museums, Libraries Archives Council.
Chatterjee, H, Vreeland, S and Noble G. 2009. Museopathy: Exploring the Healing Potential of Handling Museum Objects. Museum and Society 7, no. 3: 164-77
Kirmayer, L. J. 2003. Reflections on Embodiment in Wilce Jr, J.M. (ed.) 2003. Social and Cultural Lives of Immune Systems. London: Routledge. 
Museum of Modern Art, 2009 Meet Me: Making Art Accessible to People with Dementia. New York: MoMA
Museums, Libraries and Archives Council. 2004. New Directions in Social Policy: Health Policy for Museums, Libraries and Archives.  London: MLA.
Museums, Libraries and Archives Council. 2010. Generic Social Outcomes MLA.
Napier, D. 2003. Stressful Encounters of an immunological kind: the social dimensions of psychoneuroimmunology in Wilce Jr, J.M. (ed.) 2003 Social and Cultural Lives of Immune Systems. London: Routledge.
Watkins, A. (ed.) 1997.  Mind-body medicine: A clinician’s guide to psychoneuroimmunology.  New York: Churchill Livingstone