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Art Bonus supera i 200 milioni di euro

  • Pubblicato il: 15/11/2017 - 10:05
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Giangavino Pazzola

Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, annuncia che l’Art Bonus, strumento a favore del credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura, ha superato il tetto dei 200 milioni. L’Art Bonus, nel momento in cui ne scriviamo, ha sostenuto 1323 interventi a favore del patrimonio artistico nazionale, grazie ai versamenti messi a disposizione da 6345 mecenati. Un provvedimento che ha portato all’attenzione pubblica il tema del patrimonio culturale materiale, della sua necessità di una tutela e valorizzazione, dell’impossibilità di gestione da parte del pubblico. E non sono mancate le critiche in merito all’ipotizzata incapacità dello strumento di attrarre tante imprese, italiane ed estere, quante se ne prefiggeva. Dal MiBACT, tuttavia, raccontano di risultati superiori alle aspettative. Ne abbiamo parlato con Carolina Botti - Direttore Ales SpA e responsabile per conto del MiBACT del programma di gestione e promozione dell’Art Bonus.
 

Roma – Era il 2014 l’anno in cui Art Bonus veniva istituito, per diventare poi operativo nel 2015 con l’affidamento di gestire e monitorarne gli sviluppi ad Ales - Arte Lavoro e Servizi S.p.A., la società in house del MIBACT impegnata in attività di supporto alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Era il 2016 quando il viceministro all’economia Enrico Zanetti annunciava i primi 408 mecenati che avevano fruito del credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura, per un importo totale di 29 milioni di euro. A metà novembre 2017 siamo arrivati a 6345 mecenati per un valore totale delle donazioni di oltre 200 milioni di euro. Negli anni il ruolo di Ales è diventato sempre più centrale per il funzionamento di Art Bonus, rappresentando l’interfaccia tra beneficiari e donatori. Un’azione di consulenza che genera accordi con associazioni di categoria e altre organizzazioni quali Confindustria, Anci, Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Ordine dei commercialisti e altri enti di rappresentanza per facilitano la diffusione di questo strumento.
«Una norma semplice ma necessaria», ci dice Carolina Botti - Direttore centrale Ales SpA e responsabile per conto del MiBACT del programma di gestione e promozione dell’Art Bonus - «che introdusse il concetto di mecenatismo in Italia nei confronti del patrimonio culturale pubblico, consentendo ai mecenati di usufruire di un credito di imposta del 65% per le donazioni verso determinate categorie». È il maggio del 2015 quando il sito ArtBonus.gov – principale strumento di funzionamentoviene messo online, con l’obiettivo da una parte di effettuare una comunicazione integrata e, dall’altra, dare la possibilità di avere un servizio trasparente e semplice.
Il sito, infatti, «ha fornito sia tutte le informazioni per il funzionamento, sia la totale trasparenza rispetto a ogni singola raccolta fondi, dettagliandone erogazioni e documentandone le spese. Un meccanismo orientato a fare leva sul monitoraggio costante e la semplificazione nei processi gestionali, attraverso la trasparenza – per l’appunto – e la condivisione dei dati che vogliono fungere da elemento autoregolante».
Nella sostanza, i beneficiari sono le istituzioni pubbliche (comprese anche ASL, Scuole, ed altri enti pubblici) che possiedono dei Beni Culturali riconosciuti di particolare interesse storico artistico. Insieme a questi, troviamo anche le Fondazioni lirico sinfoniche e i Teatri di trazione, soggetti in prevalenza pubblici, o concessionari di beni pubblici. Queste categorie vanno a formare il gruppo degli attori che richiedono/avviano le raccolte fondi.
Per i mecenati, invece, il processo è ancora più semplice poiché «per poter donare e partecipare attivamente alle raccolte fondi, l’unica cosa che devono fare è un bonifico con la causale precisa dell’intervento che intendono sostenere (in seguito la daranno al commercialista per ottenere gli sgravi fiscali).
Semplicità e trasparenza erano dei tabù da sconfiggere perché la burocrazia pubblica ha spesso impedito lo svilupparsi di tali rapporti e di un mecenatismo verso il mondo pubblico».  Ogni beneficiario ha un conto corrente e i limiti temporali della proposta sono «dettati dal buon senso del beneficiario e dal senso di responsabilità verso i committenti». Le raccolte più mature sono quelle che iniziano con un’ipotesi di raccolta, con un’attività di scouting che sondi le possibilità di buon fine. Proprio questa mancanza di obiettivi certi pare essere, per diversi osservatori, il tallone d’Achille di questo seppur utile strumento.
 
Sino ad oggi, con Art Bonus sono stati raccolti 200 milioni su più di 1300 interventi, di cui 257 già terminati. Potrebbe offrirci un quadro dei risultati ottenuti per tipologia di intervento?
Art Bonus è una norma che nasce per essere temporanea, si prevedeva una durata di tre anni, con un credito di imposta che sarebbe dovuto vedere scendere dal 65 al 50%. Dopo i primi risultati molto entusiasmanti è diventata una norma stabile e definitiva, e ci auguriamo possa rimanere oltre i singoli promotori. Il fatto che sia stata approvata a larga maggioranza fa ben sperare. Abbiamo superato i 200 milioni di donazione, abbiamo tantissimi enti coinvolti – già di per sé sembra un risultato avere, su 1000 enti coinvolti, 640 comuni. Quello di Art Bonus è un nuovo approccio e una sfida allo stesso tempo, poiché indica una trasformazione culturale – sia per chi dona sia per chi riceve. A donare sono privati cittadini, imprese e fondazioni – per lo più fondazioni bancariecioè tutti quei soggetti che hanno diritto a detrazione fiscale. I dati che abbiamo a disposizione sono cumulativi e fotografano il fenomeno Art Bonus dalla nascita ad oggi, nell’attesa di una stabilizzazione annuale che ci permetterà, dall’anno prossimo in poi, di avere analisi annuali.
Possiamo comunque dire che il 5% delle donazioni proviene da privati, che sono tanti ma donano – ovviamente meno di altri soggetti. Il 48% delle donazioni è rappresentato dalle imprese, mentre il 47% da istituzioni, leggi fondazioni ex bancarie. Ad oggi possiamo leggere il risultato di un processo che registra sempre più donazioni e attori coinvolti. Questa piccola rivoluzione culturale ci racconta anche di competenze di comunicazione e fundraising che gli enti pubblici stanno affinando, e di un rapporto di fiducia che cresce tra i privati e il pubblico. Stiamo cercando di creare delle condizioni per il riavvicinamento alla buona politica dell’amministrazione dei nostri beni culturali. Ci sono delle raccolte non significative dal punto di vista economico, ma molto significative dal punto di vista del coinvolgimento collettivo e partecipazione dei cittadini.
 
Quali sono stati gli enti che maggiormente hanno beneficiato di Art Bonus e in che misura?
Ci sono realtà – come il settore lirico sinfonico – che sono già preparate ad avere una raccolta strutturata ed, effettivamente, sono coloro che hanno raggiunto obiettivi più importanti. La lista degli interventi sono elencati in ordine di raccolta e, se si accede al sito, si potrà verificare che questa categoria è una delle principali beneficiarie. Sono realtà che già vivono sulla base di un rapporto stretto con il privato e che, grazie ad ArtBonus, hanno visto aumentare l’erogazione da mecenatismo e da sponsorizzazione nei loro confronti, nonostante queste siano due cose diverse. ArtBonus, a differenza della sponsorizzazione classica, non prevede una controprestazione e il vantaggio fiscale è molto importante proprio perché l’unico elemento a favore di chi effettua una donazione è il pubblico ringraziamento. Le performance di aziende, che fanno responsabilità sociale di impresa e si impegnano nella tutela dei beni culturali, hanno risultati superiori perché donare crea valore nel posizionamento strategico sul mercato.
 
Le tre aree di intervento evidenziano l’intenzione di vigilare su un patrimonio di grande valore, per evitare un progressivo deterioramento o abbandono che incombe su tali beni. È un approccio che ha giovato anche ai settori contemporanei della produzione culturale? Se si, come?
Restauro e sostegno sono le due categorie principali. All’interno di quest’ultima troviamo anche i musei, che sono definiti “istituti e luoghi della cultura”. I musei, così come le biblioteche, ma anche gli archivi, le aree archeologiche e i complessi monumentali, hanno diritto a questo sostegno e possono utilizzarlo per sostenere le attività e la programmazione delle stesse. In questo quadro può trovare collocazione anche la produzione culturale, considerando che un museo può sostenere un’acquisizione o una produzione di un’opera. Il discorso del sostegno è stato fatto proprio perché prende – a 360 gradi – ogni aspetto dell’attività di un ente come un museo: ricerca, esposizione, educazione, mediazione, collezione.
 
Quali prospettive in vista anche dell’allargamento ad altre aree di intervento?
Art Bonus verrà allargato alle categorie dello spettacolo, poiché nasce per essere allargato a tanti ambiti. La strada del pubblico è stata una scelta obbligata e strategica allo stesso tempo per una ragione di copertura economica e priorità, in un ambito di risorse scarse. Quando queste risorse daranno i loro frutti, con una macchina privata di contribuzione, iniziative culturali e potenzialità di sviluppo economico dei settori e dell’indotto, non potremo non vedere il volano positivo rappresentato da Art Bonus. E ci auguriamo che ci sia sempre più apertura. L’allargamento è la naturale evoluzione e speriamo diventi un processo irreversibile, su una cosa che ormai è radicata nei luoghi e nella cultura, oltre al beneficio pubblico che ne deriva.
 
Qualche osservatore qualificato, anche recentemente (vedi ItaliaOggi), ha osservato che Art Bonus non piace alle imprese. Cosa risponde a questa critica e come pensa possa essere migliorato questo strumento?
Non ci risulta affatto che alle imprese non piaccia ArtBonus: anzi inizialmente chiedevano di aumentare il tetto annuale di credito d’imposta utilizzabile. A volte dietro qualche critica c’è la scarsa conoscenza dello strumento. Resta il fatto che il mecenatismo non sempre rappresenta una pratica consolidata anche se, proprio grazie all’Art Bonus, si sta sempre più riscoprendo come leva strategica di reputazione.
 
 
Il quadro che emerge è quello di uno strumento che ha stimolato le donazioni liberali, e la crescente adesione da parte di imprese e privati nel corso degli anni ne è la prova. Il risultato più alto è comunque immateriale, quella rivoluzione culturale alla quale la direttrice Botti faceva riferimento, cioè il tentativo di instillare la cultura della filantropia in Italia. È anche vero, tuttavia, che se l’obiettivo più alto è immateriale, i risultati di performance si cercano spesso nelle cifre. Il totale della raccolta raggiunge dopo tre anni il tetto dei 200 milioni di euro con divari nelle erogazione sui territori – tuttavia – registrabili anche all’interno della stessa area geografica. Come recita un articolo comparso su Il Giorno, focalizzando il caso di Milano, «ci sono progetti che hanno raccolto milioni di euro tra il 2016 e il 2017, in primis quelli a sostegno del Teatro alla Scala (44 milioni di euro, ma la richiesta era di 368 milioni di euro), e altri che non hanno ricevuto neanche un euro dai privati: lo spazio Base all’ex Ansaldo, la Stecca del Museo delle Culture, l’abside e l’affresco dell’Incoronazione della Vergine della Cascina Sant’Ambrogio, l’Archivio storico e la chiesa dell’antico Ospedale Maggiore di Milano e l’archivio storico la «Casa del Sole» del Parco Trotter». Tanto per avere una misura di riferimento, fondazioni come Cariplo e Compagnia di San Paolo – nel solo 2016 – hanno fatto registrare erogazioni per il valore di 150 milioni ciascuna, e in questo conteggio rientrano le aree di intervento Welfare sociale e Sanità che assorbono circa la metà dell’erogazione. Uno scompenso, dicevamo, che si registra anche tra Nord e Sud della penisola, in relazione alla maturità del territorio in termini di mecenatismo e alla presenza di soggetti erogatori. Considerando che la maggior parte delle imprese e delle fondazioni bancarie si concentrano nell’area settentrionale del nostro paese, è una conseguenza elementare che siano queste le aree con più interventi portati termine o riusciti. Il Sud è in ritardo – è vero – ma questo non significa “morte sicura”, anzi potrebbe essere uno stimolo ad attrarre risorse estere grazie alle grandi possibilità date dal territorio e dai beni culturali che si trovano in queste aree. Un risultato osservabile – questo sì, da Nord a Sud – è che, quando viene avviata una raccolta con obiettivi e usi delle risorse chiari, i denari vengono raccolti eccome. È necessario, per gli enti che si candidano come beneficiari, dotarsi di strumenti idonei per entrare nella partita, con obiettivi credibili e capacità di misurare le forze, trovare modi per interessare soggetti anche non fisicamente presenti in loco ma che – anche grazie ad Art Bonus – potrebbero essere interessati a investire in certe aree.
 
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