«Migration:Cities Project». Quando i musei creano spazi di accoglienza e inclusione

  • Pubblicato il: 15/02/2017 - 10:45
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Autore: 
Vittoria Azzarita

Migration:Cities | (im)migration and arrival cities” è un progetto promosso dall'International Committee for the Collections and Activities of Museums of Cities (CAMOC), in collaborazione con la Commonwealth Association of Museums (CAM) e con l'International Committee for Regional Museums (ICR). In occasione del workshop di apertura, che si è tenuto ad Atene dal 6 all'8 febbraio, abbiamo posto alcune domande a Marlen Mouliou, co-cordinatrice del progetto insieme a Gegê Leme e Nicole van Dijk, e Chair and General Secretary di CAMOC dal 2010 al 2016. Riflettendo sul rapporto tra musei e migranti, il progetto intende esplorare i modi in cui i musei possono diventare "motori di cittadinanza attiva", offrendo spazi di accoglienza e inclusione. In un momento storico in cui i valori della diversità culturale rischiano di essere seriamente compromessi da un clima generale di diffidenza e ostilità, i musei non possono “restare neutrali” ma devono mettersi in gioco ripensando se stessi per “creare nuove narrazioni capaci di raccontare più punti di vista”​

L'International Committee for the Collections and Activities of Museums of Cities (CAMOC), in collaborazione con la Commonwealth Association of Museums (CAM) e con l'International Committee for Regional Museums (ICR), ha lanciato il progetto “Migration:Cities | (im)migration and arrival cities”, che risulta essere strettamente legato ai temi dell'immigrazione e della crisi dei rifugiati. Come è nato il progetto? Quali sono i suoi obiettivi?
Il progetto Migration:Cities è nato un paio di anni fa, alla fine del 2014, quando CAMOC ha deciso che il rapporto tra i musei delle città e l'immigrazione sarebbe stato il tema principale su cui riflettere nel corso del 2015, anno in cui CAMOC ha celebrato il suo decimo anniversario. Abbiamo così organizzato, in collaborazione con il Museum of Moscow e con l'Open Museum, una conferenza a Glasgow (2-4 Settembre 2015, http://network.icom.museum/camoc/conferences/moscow-2015/) e un workshop (26-27 Novembre2015, http://network.icom.museum/camoc/projectsworkshops/workshops/L/8/) per riflettere sul ruolo più ampio dei musei delle città come attivisti sociali, durante un periodo caratterizzato da un drammatico movimento di rifugiati e migranti.
Da allora il nostro lavoro è diventato più mirato e tempestivo alla luce dell'imponente crisi dei migranti. Concentrarsi su questo tema non è stata una scelta inattesa ma piuttosto una necessità, dal momento che il continuo flusso di migranti comporta nuove sfide per le città contemporanee. I migranti e le popolazioni accoglienti producono costantemente nuove forme di urbanesimo all'interno delle città, e questo si traduce nei processi culturali, geografici, politici ed economici. Spesso i migranti si insediano in contesti preesistenti e questo può portare a forme di esclusione e polarizzazione, ma anche di arricchimento e creazione di nuove risorse culturali. Tuttavia una domanda rimane aperta: “in che modo le città e i cittadini si stanno adeguando a questa crescente diversità?”. Quali processi culturali, politici ed economici, e quali trasformazioni stanno nascendo da queste dinamiche, e qual è il loro impatto sulle identità dei differenti gruppi coinvolti? Rappresentando questi processi e trasformazioni attraverso le loro funzioni e attività, i musei interagiscono con la vita urbana contemporanea, andando alla ricerca di un contatto diretto con differenti comunità all'interno della città, esplorando modi di adattamento, trasformando e rendendo le città più funzionali e più resilienti. Tali dinamiche urbane richiedono un impegno profondo per consentire ai musei di agire come mediatori di dialogo e luoghi di un nuovo tipo di cittadinanza globale. Migration:Cities | (im)migration and arrival cities è un progetto triennale, supportato da ICOM tramite uno speciale finanziamento, che intende esplorare il ruolo che i musei possono avere nel raccogliere, presentare e collaborare a questi processi. Il nostro obiettivo principale è creare una piattaforma web per i musei, e per coloro che lavorano con e nei musei, al fine di trovare esperienze significative, condividere conoscenze e discutere modi etici e significativi di interagire con le nuove dinamiche urbane e con le diverse realtà delle ‘Arrival Cities’, ossia delle città che sono anche i luoghi di arrivo dei migranti e dei rifugiati.

Il workshop inaugurale del progetto si è tenuto ad Atene dal 6 all'8 febbraio 2017. In quell'occasione avete iniziato una conversazione con differenti stakeholder al fine di costruire agende condivise e azioni di advocacy più incisive?
Certamente! Ad Atene dove i cittadini sono chiamati ad aiutare con la solidarietà migliaia di rifugiati, il workshop è stato visto come un momento in cui riflettere collettivamente su come i musei possono creare una piattaforma comune per condividere esperienze significative, conoscenze e buone pratiche su un argomento di primaria importanza. Il workshop, quindi, ha messo insieme circa sessanta partecipanti (professionisti museali, ricercatori, rappresentanti di ONG, psicologici, operatori del sociale, specialisti in educazione interculturale, migranti e rifugiati) provenienti da Europa, Stati Uniti, Canada, Brasile e Sud Africa. Il nostro intento è stato quello di imparare dalle esperienze reali e attualmente in corso, e di osservarle da quattro differenti punti di vista: quello dei musei, quello della ricerca universitaria, quello delle organizzazioni e dei cittadini, e quello dei migranti e dei rifugiati.
Ma questo è stato solo l'inizio. Il secondo workshop del progetto si terrà il 28 ottobre 2017 a Città del Messico, subito prima della conferenza annuale di CAMOC che avrà luogo il 30 e 31 ottobre. Tutti gli aggiornamenti del progetto saranno postati sul sito web di CAMOC (http://network.icom.museum/camoc/) e sui nostri social media.

Da una prospettiva internazionale, qual è lo stato dell'arte della relazione tra musei e fenomeni migratori?
I musei di tutto il mondo sono molto coinvolti nel dibattito contemporaneo sul fenomeno migratorio e sulle esperienze di vita dei rifugiati. Ci sono state inoltre numerose pubblicazioni sulle politiche dei musei connesse alle nozioni di identità e di appartenenza, molti progetti europei focalizzati sul dialogo sociale e interculturale promosso dai musei, numerose mostre coinvolgenti, preziosi lavori di prossimità, portali web davvero utili e nuovi progetti, molti dei quali sono stati realizzati dai musei delle città.
La mia collega Jozefien De Bock, che rappresenta CAMOC nel Gruppo di Lavoro sulle Voci della Cultura dell'Unione Europea, in un report pubblicato nella newsletter quadrimestrale di CAMOC (http://network.icom.museum/fileadmin/user_upload/minisites/camoc/PDF/Newsletters/CAMOCNL_No._3_REDUCED_01.pdf , p.p. 24-26) ha messo in evidenza cinque iniziative europee quali buoni esempi del modo in cui i musei (delle città) hanno promosso l'inclusione dei rifugiati e, più in generale dei migranti, nelle società ospitanti, dimostrando quindi il ruolo vincente della cultura nella promozione dell'inclusione dei rifugiati e dei migranti. In questi progetti sono stati fattori critici di successo sia lavorare a livello locale che coinvolgere attivamente gli attori locali nel processo creativo. Il progetto “Migration:Cities | (im)migration and arrival cities” ha obiettivi di breve e medio periodo al fine di agire esattamente come un think-tank e una zona di contatto, dove le professionalità impegnate nel tema – dai contorni poco definiti - dell'immigrazione nei musei possono condividere esperienze, approcci etici, buone pratiche, e discussioni sull'argomento. Inoltre il progetto cerca di sostenere i musei e i professionisti nella creazione di iniziative realmente partecipate, che intendono rappresentare le popolazioni migranti e le nuove dinamiche urbane.

L'arrivo di migranti e rifugiati non è più considerato come una crisi temporanea ma come parte di un duraturo fenomeno globale, causato dall'instabilità e dalla povertà. Secondo lei, i musei sono consapevoli di avere una speciale responsabilità in quest'ambito, giocando un ruolo centrale nella promozione della tolleranza e della diversità culturale?
Alcuni musei hanno constatato di avere questa responsabilità molto tempo fa, mentre altri se ne stanno rendendo conto solo ora. Oggi i musei sono chiamati a prendere posizione contro il razzismo e tutte le forme di discriminazione. Molti colleghi provenienti da tutto il mondo parlano di resistenza e attivismo dei musei facendo riferimento alla necessità che i musei non rimangano neutrali, altrimenti corrono il rischio di diventare complici nella produzione di discriminazioni e disuguaglianze. I musei devono re-inventare il loro ruolo sociale come spazi attivi all'interno della fabbrica urbana, dove persone diverse possono incontrarsi per riflettere sul valore dell'iper-diversità al fine di promuovere la resilienza.

La crisi dei rifugiati è una questione urgente che richiede interventi concreti e risposte effettive sia di breve che di lungo periodo. Secondo CAMOC, in che modo i musei e le città di arrivo possono combinare le loro risorse per affrontare un tema così complesso e multi-sfaccettato?
Ad Atene, durante il workshop abbiamo avuto la possibilità di riflettere molto su questa domanda. Un sacco di idee interessanti sono nate grazie a discussioni interattive fatte in piccoli gruppi e nelle sessioni plenarie. Un resoconto dettagliato sarà redatto nelle prossime settimane, ma vi posso anticipare alcune riflessioni co-create dai partecipanti.
I musei devono diventare motori di cittadinanza attiva, connettere governo, migranti e società per far sì che la diversità sia accettata e possa avvenire un cambiamento positivo. Come punto di partenza, i musei devono riflettere in maniera critica, decostruire i loro modelli narrativi e creare delle nuove narrazioni capaci di raccontare più punti di vista. I musei devono uscire dai loro spazi e andare in strada. Le storie dei migranti sono universali. Possono cambiare le vite e i legami delle comunità. I musei possono essere diversi e magici come caleidoscopi, ma per farlo hanno bisogno di continuare a mettersi in discussione; noi abbiamo bisogno di continuare a metterci in discussione.

Da questo punto di vista, ci sono prove del fatto che l'immigrazione abbia un rilevante impatto in termini di identità e integrazione. I musei rappresentano uno strumento potente e diretto di cambiamento sociale, ma devono ri-pensare se stessi per contribuire alla costruzione di una società maggiormente coesa e inclusiva...
Va da sé. Questa è l'idea, questa è la sfida.

Ci può fare qualche esempio di esperienze particolarmente significative di musei coinvolti in programmi o progetti che affrontano il tema dei migranti e dei rifugiati?
Ci sono molti esempi illuminanti a cui ho fatto riferimento prima. Alcuni di essi sono stati presentati ad Atene durante il workshop d'apertura del progetto “Migration:Cities”, come è possibile vedere dal programma dell'evento, consultabile al seguente link:
http://network.icom.museum/fileadmin/user_upload/minisites/camoc/images/Moscow_2015/MigrationCities_WS_Athens_6-8_Feb_2017_New_Final_Programme-Abstracts.pdf
A breve molti altri esempi saranno presentati sulla piattaforma del progetto “Migration:Cities”.

La Grecia e l'Italia sono i principali punti d'arrivo in Europa per migliaia di migranti e rifugiati. Lei pensa che le città d'approdo abbiano una responsabilità maggiore di agire come mediatori di dialogo e di sviluppare una cultura dell'inclusione?
Tutte le città hanno questa responsabilità. Non è chiaro se le città greche o italiane saranno solo delle città di transito. Non è altrettanto chiaro se le destinazioni europee (e non europee) saranno delle città d'arrivo accoglienti. Lo sforzo collettivo che tutti noi dobbiamo fare è quello di creare città inclusive dove la diversità è apprezzata e accettata.

Prendendo in considerazione il precario stato della democrazia in Europa e l'elezione di Trump come Presidente degli Stati Uniti, è preoccupata che il dibattito pubblico e la narrazione sui migranti possano portare a una crescita del nazionalismo, dell'ostilità e della violenza?
Questo è un potenziale scenario molto cupo, ma noi, la società civile e i professionisti museali dobbiamo unire le forze per eliminare questo rischio.

Facendo un discorso più ampio, perché l'immigrazione e la crisi dei rifugiati dovrebbero essere una priorità per il settore culturale in generale, e per i musei in particolare?
La Raccomandazione sulla Protezione e Promozione dei Musei e delle Collezioni, della loro Diversità e del loro Ruolo nella Società, presentata nel novembre 2015 in occasione della 38esima Conferenza Generale dell'UNESCO, è basata sull'assunto che i musei operano per favorire l'educazione dell'umanità alla giustizia, alla libertà e alla pace, aiutando a costruire una solidarietà morale e intellettuale tra le persone, tenendo in considerazione la rilevanza dei cambiamenti politici e socio-economici che hanno avuto un impatto sul ruolo e sulla diversità dei musei. I musei hanno un enorme potenziale per presentare storie incredibilmente diverse di migranti tramite le loro collezioni, i programmi di storia orale, il lavoro di prossimità e molte altre iniziative attraverso cui le persone possono entrare in connessione, scambiare esperienze, provare empatia, ricordare il passato, sognare il futuro ed essere maggiormente consapevoli delle proprie scelte e azioni.
Prima di incontrarci ad Atene, abbiamo chiesto a tutti i partecipanti al workshop di riflettere sul tema dell'immigrazione, e sulle sue connessioni con il settore culturale. Dalle risposte che hanno condiviso, è stato più che ovvio che c'era un urgente bisogno di imparare ognuno dalle esperienze degli altri, sia a livello locale che globale, al fine di essere prima di tutto informati da un punto di vista umanitario, e successivamente capire in che modo i musei possono giocare un ruolo attivo nel risolvere questioni delicate, e possono costruire ponti con le comunità migranti e tra il settore culturale e le ONG, attraverso la progettazione e l'implementazione di progetti comuni. Come ha notato un collega statunitense “i musei sono spazi sottoutilizzati in cui far confluire il difficile dialogo urbano sui fenomeni migratori e immigratori”, e noi abbiamo sicuramente bisogno di riflettere sul come possiamo promuovere il loro ruolo sociale. L'osservazione condivisa da un partecipante ad un altro workshop di CAMOC, che si è tenuto a Glasgow nel 2015, rifletteva questa necessità nel modo più semplice ma incisivo: “i musei devono creare spazi in cui le persone possano essere e condividere il meglio di ciò che sono. I musei devono essere luoghi di compassione e umanità”.
Io credo che i musei possano essere questi spazi di incontro tra essere umani, ma devono cercare di evitare di semplificare storie complesse e di rafforzare gli stereotipi sulle esperienze dei migranti e dei rifugiati. La sfida è raccontare storie che mettano insieme diversi racconti di migranti e non migranti ed evidenzino i cambiamenti sociali che stanno avvenendo nella società, nel contesto attuale. La sfida è anche affrontare il tema della diversità in connessione con questioni chiave come la pace nel mondo e la sicurezza. I musei devono avere il coraggio di invitare i pubblici a dissentire e a dare valore a contributi differenti.

>>>>> English version below

The International Committee for the Collections and Activities of Museums of Cities (CAMOC) in partnership with the Commonwealth Association of Museums (CAM) and the International Committee for Regional Museums (ICR) have launched their joint project Migration:Cities | (im)migration and arrival cities. The project is strongly related to migration and the current refugee crisis. How was the project born? What are its main aims?
The project Migration:Cities was organically born a couple of years ago in late 2014, when CAMOC decided that City Museums and Migration would be the theme to reflect on throughout 2015, the year CAMOC Committee celebrated its 10th year anniversary. It then organized in partnership with the Museum of Moscow and the Open Museum in Glasgow a conference (2-4 September 2015, http://network.icom.museum/camoc/conferences/moscow-2015/) and a workshop (26-27 November 2015, http://network.icom.museum/camoc/projectsworkshops/workshops/L/8/) to reflect on the broader role of city museums as social activists during a period of dramatic movements of refugee and migrant populations.
Since then, our work became more focused and timelier in light of the massive migrant crisis. Focusing on this theme was not a surprising choice, but rather a necessity, as the continued influx of migrants brought new challenges to contemporary cities. Migrant and receiving populations have been constantly making new forms of urbanism in the cities and these are reflected in cultural, geographical, political and economic processes. Migrants often settle in existing contexts, and this can lead to polarization and exclusion, but also enrichment and creation of new cultural resources. But a question remains open: “how are cities and citizens adjusting to this increasing diversity?” What cultural, political and economic processes and transformations arise from these dynamics and what is their impact on the identities of the different groups affected? By representing these processes and transformations through their activities and functions, museums are engaging with contemporary urban life, seeking direct contact with different communities in the city, looking for ways of adapting, transforming and making cities work better and become more resilient. These urban dynamics require thoughtful engagement to allow museums to act as mediators of dialogues and places for a renewed kind of world citizenship. The Migration:Cities | (im)migration and arrival cities is a three-year project, supported by ICOM with a special project grant. The Migration:Cities aims to explore the roles museums can have in collecting, presenting and collaborating in these processes. Its core objective is to create a web platform for museums and museum professionals to find relevant experiences, share knowledge and discuss ethical and meaningful ways to engage with new urban dynamics and the diverse realities of ‘Arrival Cities’.

The inaugural workshop of the project took place between 6 to 8 February 2017 in Athens. Was the workshop the occasion to start a conversation with different stakeholders in order to build common agendas and stronger advocacy efforts?
Certainly! In Athens where citizens are called to support with solidarity thousands of refugees, this workshop was meant to reflect collectively on how museums can create a common platform to share relevant experiences, knowledge and good practices on this very topic. The workshop, thus, brought together approximately sixty participants (museum professionals, researchers, NGO representatives, psychologists, social workers, specialists in intercultural education, migrants and refugees) from Europe, USA, Canada, Brazil and South Africa. Our intention was to learn from experiences that are real and happening, and look into them from four different angles: museums, academic research, concerned citizens/organisations, migrants and refugees.
But this is just a beginning. The second workshop of the project will be held in Mexico City on the 28th of October 2017, just before CAMOC’s annual conference, which will take place between 30-31 October. Regular updates will be posted on CAMOC’s website (http://network.icom.museum/camoc/) and its social media channels.

From an international perspective, what is the state of the art of the relationship between museums and migration?
Museums all over the world have become very involved with contemporary debates on migration and the life experiences of refugees. There has also been a number of publications on museum politics of identity and belonging, many European projects, focusing on the intercultural social dialogue promoted by museums, numerous inspiring exhibitions, valuable outreach work, highly resourceful web-portals and new projects, many of them realised by city museums.
My colleague Jozefien De Bock, who was CAMOC’s voice in the EU Working Group on Voices of Culture, has highlighted in a report published in CAMOC’s quarterly publication (see http://network.icom.museum/fileadmin/user_upload/minisites/camoc/PDF/Newsletters/CAMOCNL_No._3_REDUCED_01.pdf , p.p. 24-26) five initiatives in Europe as good examples of the ways in which (city) museums have promoted the inclusion of refugees and, broader, migrants, in the receiving societies and thus demonstrate the successful role of culture in promoting the inclusion of refugees and migrants. Key factor of success in these projects was to work at the local level and involve actively local actors in the creative process. The Migration:Cities | (im)migration and arrival cities has as short and medium-term objectives to act exactly as a think-tank and contact zone whereby professionals engaging with the nuanced theme of migration in museums can share experiences, ethical approaches, best practices, and discussions. It also seeks to support museums and professionals in creating effective participatory projects aimed at representing migrant populations and new urban dynamics.

The arrival of refugees and migrants is no longer seen as a one-off crisis but part of a permanent global phenomenon, driven by instability and poverty. In your opinion, are museums aware that they have a special responsibility in this field, playing a central role in the promotion of tolerance and cultural diversity?
Some museums have been aware of this responsibility long ago and others are realising it now. Today museums are called to make their position against racism and all forms of discrimination visible. More colleagues from all over the world talk about museum resistance and activism, about the need for museums not to stay neutral, otherwise they run the danger of being complicit in the production of discrimination and inequality. Museums must re-invent their social role as active spaces within the urban fabric where different people can meet to reflect about the value of hyper-diversity for promoting resilience.

The refugee crisis represents an urgent challenge that requires concrete interventions and effective responses both in the short and long term. According to CAMOC, how can museums and arrival cities combine resources to address such a complex and multifaceted issue?
During the workshop in Athens we had the opportunity to reflect a great deal on this question. A lot of interesting ideas were generated through interactive discussions in smaller group-based and plenary sessions. A detailed report will be compiled in the coming weeks, but as a foretaste I can share with you some reflections co-created by the participants.
Museums must become engines of active citizenry, connecting government, migrants and society to accept diversity and creative positive change. As a starting point, museums must critically reflect and deconstruct their narratives and recreate new multi-perspective narratives. Museums must go out on the road. Immigrant stories have no territories. They can change lives and community ties. Museums can be as diverse and magic-like as the kaleidoscopes but in order to become so, they need to keep on questioning; we need to keep on questioning.

From this point of view, there is evidence that migration has a relevant impact in terms of identity and integration. Museums represent a powerful and direct tool for social change, but they have to rethink themselves in order to contribute to the construction of a more cohesive and inclusive society...
It goes without saying. This is the idea, this is the challenge.

Can you give us some examples of inspiring experiences of museums involved in programmes or projects dealing with migrants and refugees?
There are many inspiring examples as I mentioned earlier. Some of them have been presented in Athens during the inaugural workshop of the Migration:Cities project (check programme here: http://network.icom.museum/fileadmin/user_upload/minisites/camoc/images/Moscow_2015/MigrationCities_WS_Athens_6-8_Feb_2017_New_Final_Programme-Abstracts.pdf). Many more will be presented soon in the Cities:Migration web platform.

Greece and Italy are the principal arrival points in Europe for thousands of migrants and refugees. Do you think that arrival cities have a much greater responsibility to act as mediators of dialogues and to develop a culture of inclusion?
All cities have this responsibility. It is not clear whether Greek or Italian cities will be just transit cities. It is also uncertain whether destination cities in Europe (and beyond) will be welcoming arrival cities. The effort we collectively need to invest on is to create inclusive cities whereby diversity is appreciated and embraced.

Taking into consideration the precarious state of democracy in Europe and the election of Trump as US President, are you worried that the public debate and narrative on migration might result in the rise of nationalism, hostility and violence?
This is a potential gloomy scenario, but we, civil society and museum professionals, must join forces to eliminate this risk.

Speaking more generally, why should migration and the refugee crisis be a priority for the cultural sector in general and museums in particular?
The Recommendation on the Protection and Promotion of Museums and Collections, their Diversity and their Role in Society, which was presented at UNESCO’S 38th General Conference in November 2015, is based on the premise that museums work in favour of the education of humanity for justice, liberty and peace, helping to build moral and intellectual solidarity among people taking into account the magnitude of socio-economic and political changes that have affected the role and diversity of museums. Museums have a huge potential to present incredibly diverse stories of migration through their collections, oral history programmes, outreach work and so many other initiatives through which people can connect, exchange experiences, feel empathy, remember the past, dream the future, get empowered.
Before meeting in Athens, we asked all workshop participants to reflect on the theme of migration and its connection with the cultural sector. From the answers they shared, it has been more than obvious that there was a great urge to learn from others’ experiences locally and globally in order to first get informed from a humanitarian point of view and then find out how museums can play an active role in the defuse of sensitive issues, and on how they can build bridges with migrant communities and between the cultural sector and the NGOs by designing and implementing common projects. As a colleague from USA noted “museums are underutilized spaces in which to convene difficult city-wide dialogue about migration and immigration”, and we surely need to reflect how we can elevate their social role. The observation shared by a participant in another CAMOC’s workshop, held in Glasgow in 2015, reflected this necessity in the simplest but firm way: “museums must create spaces for people to be and share the best of who they are. They must be places for compassion and humanity”.
I do believe museums can be these spaces of human encounters but they must try to avoid simplifying complex stories and re-enforcing stereotypes about migrant and refugees’ experiences. The challenge is to curate stories that bring together diverse migrant and non-migrant stories and trace the social changes that are happening now in society, the current context. The challenge is also to discuss diversity in connection with key issues like the world peace and security. Museums must dare to invite audiences to disagree and value different contributions.

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Photo credits: Presentation of the Migration:Cities by project co-ordinator Marlen Mouliou. Photo by Cristina Miedico