artlab17_590x100.jpg

Museum innovation for social inclusion

  • Pubblicato il: 15/03/2017 - 11:35
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Francesco Mannino

Il museo è una istituzione codificata, ma sempre più manifesta l’esigenza di comprendere le nuove funzioni che in tanti casi  assume, soprattutto a fronte dei cambiamenti sociali dei contesti in cui opera. In particolare la sua capacità di essere “luogo sicuro per il dialogo” e per l’inclusione sociale. Di responsabilità sociale dei musei se ne è parlato a Milano presso “Il Lazzaretto”, con estrema attenzione anche alle nuove retoriche emergenti.Museum Innovation for Social Inclusion è una delle azioni del progetto pa.pa.pa! Heritage for Social Innovation, sviluppato da ABCittà (Italia) e Plataforma para a Inovação Social (Portogallo) nella cornice del programma Tandem Europe; programma che, dal 2011, ha riunito circa 400 organizzazioni culturali indipendenti e sostenuto lo sviluppo professionale di oltre 320 manager culturali provenienti da più di 160 città e 35 paesi dell'Europa allargata


Come è noto a molti, la famosa e sintetica definizione dell’International Council Of Museums (ICOM) descrive il museo come «una istituzione permanente senza scopo di lucro al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed espone il patrimonio materiale e immateriale dell'umanità e del suo ambiente per le finalità di istruzione, studio e diletto».
Fin qui tutto chiaro, sembrerebbe. L’essere “al servizio della società” si tradurrebbe per i musei nelle azioni (il “come”) dell’aprire al pubblico, acquisire, conservare, ricercare, comunicare ed esporre. Cosa? Ciò che è proprio dell’umanità, il suo patrimonio, le sue testimonianze e la sua conoscenza; così da produrre istruzione, studio e diletto per il pubblico di cui sopra (il “a chi” dei musei, per la definizione). Una azione di tutela (l’acquisizione, la ricerca e la conservazione/esposizione) che si affianca ad una azione di restituzione dei significati (l’esposizione e la comunicazione, appunto). Un ruolo che è “sociale” in quanto preserva le tracce dell’umanità (presenti ma soprattutto passate) per consegnarle alle “future umanità”.
La definizione ICOM, che alla sua estrema sintesi vede affiancate le importanti e concrete linee guida museologiche prodotte negli ultimi intensi decenni insieme al fitto dibattito scientifico, apre tante questioni sulla funzione dei musei nelle nostre società, così come le migliaia di pratiche quotidiane in Italia e nel resto del mondo. Questioni e domande che, al complicarsi dello stato di salute dei nostri sistemi sociali, si complicano anch’esse declinandosi in mille rivoli: dai tanto acclamati impatti economici che i luoghi della cultura dovrebbero concorrere a produrre, a fronte della crisi di altri settori (il famoso nuovo “petrolio” culturale), alle sempre più studiate e codificate dimensioni di cui il settore culturale (e i musei al suo interno) può essere fattore generativo (Sacco, Teti, 2017), dalla coesione sociale al benessere delle comunità e dei singoli, dalla sostenibilità all’innovazione. 
Il Giornale delle Fondazioni ad esempio si sta occupando incessantemente del tema del welfare culturale. L’argomento è così “caldo” da essere sempre più presente nei discorsi istituzionali pubblici, come ad esempio anche nelle già citate parole del Presidente Mattarella nel contesto del convegno “Città d’arte 3.0” di Mantova nel 2016, a proposito del nesso tra cultura e coesione sociale.

010k1497.jpg

Su tale nesso, ovvero sulla responsabilità sociale dei musei, si è tenuto un dinamico incontro a Milano, il 24 febbraio, presso l’Associazione Culturale Il Lazzaretto e promosso dall'associazione ABCittà. Museum Innovation for Social Inclusion è una delle azioni del progetto pa.pa.pa! Heritage for Social Innovation, sviluppato da ABCittà (Italia) e Plataforma para a Inovação Social (Portogallo) nella cornice del programma Tandem Europe; programma che, dal 2011, ha riunito circa 400 organizzazioni culturali indipendenti e sostenuto lo sviluppo professionale di oltre 320 manager culturali provenienti da più di 160 città e 35 paesi dell'Europa allargata.
Con la finalità di “migliorare il rapporto tra le comunità, il patrimonio e l'innovazione sociale”, Tandem ha inoltre redatto un breve Manifesto sulla trasformazione in atto dei musei, ritenuti finora troppo sottovalutati nella loro funzione educativa e sociale, e d’altra parte invece inesorabilmente indirizzati verso l’assunzione di funzioni sempre più connesse alle dinamiche sociali e culturali del contesto in cui essi si trovano. L’incontro, indetto sulla base delle considerazioni del Manifesto, ha posto tre precise domande:

  • Quali sono le potenzialità civiche e sociali del museo?
  • Come restituire in modo critico le competenze necessarie alla comprensione del presente a partire dalle collezioni?
  • Il concetto di responsabilità sociale, proprio dei contesti aziendali, può trovare una declinazione anche in ambito museale?

Al timone dell’incontro Maria Chiara Ciaccheri e Anna Chiara Cimoli di ABCittà. Per la tavola rotonda interventi di Joao Pedro Rosa di 4Is, Alessandra Gariboldi di Fondazione Fitzcarraldo, Jasmine Grimm di Future Heritage (Berlino), Davide dall'Ombra di Casa Testori, Marco Amato di Casa Milan e Francesco Mandressi di MeetMuseum. La tavola rotonda è stata l’occasione per mettere a confronto i discussants sulle tre domande, da cui è emersa una fotografia di esperienze museali assai diverse ma anche una articolata rosa di posizioni, che in parte hanno evidenziato il rischio di una nuova “retorica della inclusione museale”. Tale preoccupazione è stata evidente anche durante il successivo workshop, facilitato con il sistema Play Decide, un “gioco” totalmente personalizzabile che aiuta le organizzazioni intenzionate a produrre processi partecipativi intorno ai loro argomenti di riflessione. I partecipanti ai diversi tavoli del workshop si sono interrogati su temi centrali quali la definizione e l’identità stessa di museo, l’accessibilità, la formazione, la contemporaneità, gli strumenti (digitali o meno), i linguaggi e i pubblici. E’ stato anche evidenziato il rischio di autoreferenzialità dei musei, ma anche il loro essere – volenti o nolenti – soggetti “politici” in quanto pongono domande sui contesti sociali di cui fanno parte, e che però spesso si trovano ad inseguire i cambiamenti sociali invece che anticiparli, con la stessa ansia da ritardo cronico del Bianconiglio di Alice (divertente analogia tratta dal Manifesto di Tandem). 

Sentendo le voci dei partecipanti, l’incontro è stato utile nei contenuti, ma anche tanto nella metodologia informale e facilitata, che ha permesso di arrivare ai punti in maniera diretta: ci si augura che sempre più ci si imbatta in confronti che non curino solo la consistenza scientifica dei relatori, ma anche  le forme di condivisione dei contenuti, magari con l’aspettativa di trarre nuove riflessioni proprio dai partecipanti. Un altro sentimento emerso ha riguardato la dimensione marcatamente europea dell’incontro, in lingua inglese e con la partecipazione di operatori provenienti da paesi diversi. Una Europa “di cui si sente il bisogno”, che dimostra forte dinamicità ma anche rinnovato spirito critico (e autocritico).

Certo è che da incontri come quello di Milano viene fuori una visione forte riguardo il ruolo futuro dei musei, di cui si rivendica il dover essere sempre più “luoghi sicuri per il dialogo e non solo contenitori capaci (quando lo sono) di comunicare contenuti; luoghi che sappiano innanzitutto ascoltare, e quindi raccontare il passato pensando a come questo possa essere utile per il futuro, o il presente come ulteriore e potente chiave di interpretazione: insomma luoghi per produrre consapevolezza e appartenenza, non solo maggiore conoscenza. Luoghi dove dialetticamente si alternino la riflessione teorica e la sperimentazione e in cui si sviluppi una ferma coscienza del proprio ruolo inclusivo, “prendendo posizione” e diventando dunque punto di riferimento culturale esplicito e quindi soggetto più forte nel proprio territorio. Insomma, una nuova leadership museale di luoghi della cultura che sappiano farsi portatori di tale ruolo: che sarebbe, a quel punto, un vero e proprio ruolo “politico” per le comunità di riferimento.

Bibliografia:
ABCittà, Il Lazzaretto, Tandem Europe, pa.pa.pa! Museum MANIFESTO
P.L. SACCO, E. TETI, Cultura 3.0: un nuovo paradigma di creazione del valore, economiaemanagement.it 2017

Didascalie: alcuni momenti dell’incontro di Milano

© Riproduzione riservata