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HOSPITALIA. O SUL SIGNIFICATO DELLA CURA

  • Pubblicato il: 15/02/2018 - 08:05
Rubrica: 
CULTURA E WELFARE
Articolo a cura di: 
Paolo M. Galimberti

Uno splendido volume compendia il progetto fotografico di Elena Franco, che documenta antichi edifici ospedalieri in Italia e in Europa, e il loro patrimonio. La bellezza delle immagini è stimolo ad approfondire la ricchezza di senso sottesa a complessi monumentali, nella maggior parte dei casi misconosciuti nella loro rilevanza storica, culturale, sociale, civica.
Rubrica di ricerca in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo


La prima impressione che il testo induce è di avere tra le mani un volume di raffinata qualità, con inserti, finestre e particolarità di realizzazione che ne fanno un’opera da collezionisti, quasi un oggetto d’arte: la scelta editoriale prevede infatti un’edizione speciale a tiratura limitata. Ma bisogna andare oltre questa prima sensazione.
Le fotografie, di grande personalità, sono improntate a un elegante nitore formale: si percepisce lo sguardo dell’architetto, che coglie particolari, linee e forme che sfuggono a un occhio non allenato e superficiale. La figura umana non compare mai, se non attraverso immagini di sculture e ritratti pittorici, per un’evidente scelta stilistica che rende i soggetti atemporali. Le istantanee, apparentemente vuote, hanno invece una fortissima forza evocativa, sono popolate di memorie e visioni, dotate di sentimento e anima. Questa apparente contraddizione si risolve proprio analizzando il volume oltre la parvenza di un semplice “oggetto” godibile visivamente.
 
La pubblicazione, infatti, compendia un progetto avviato da diversi anni e documenta edifici ospedalieri storici in un itinerario che, da Siena, attraversa Venezia, Cremona, Milano, Alessandria, Vercelli, Torino, Arles, Bourg-en-Bresse, Lione, Parigi, fino a Lessines in Belgio. Non è solo quindi una ricerca estetizzante, ma uno studio ben condotto, per comprendere il quale dobbiamo farci guidare dai testi che accompagnano le immagini, redatti oltre che dall’autrice, da Domenico Quirico, Tiziana Bonomo, Gigliola Foschi, Frédérique Malotaux[1].
 
Gli scatti non seguono un itinerario geografico, ma sono inseriti in raggruppamenti tematici, che suggeriscono una stimolante chiave di lettura. I percorsi proposti sono: Monumentalità-bellezza, Liturgia-rito, Limite-legame, Memoria-archivio, Comunità-solidarietà, Autarchia-sostenibilità, Paesaggio-ambiente, Riuso-trasformazione, e da essi emergono affinità e somiglianze anche in luoghi tra loro remoti.
 
Il numero di città e località esaminate nel progetto è vasto, tuttavia il metodo suggerito dall’autrice incoraggia ad aggiungerne altre. Si menzionano, a solo titolo di esempio, gli ospedali di Firenze (S. Maria Nuova e Innocenti) e poi di Roma, Pistoia, Mantova, Parma, Novara, fino a Valencia, Barcellona e Beaune, con il loro corredo di farmacie storiche, giardini, cortili e porticati, chiese, biblioteche e archivi, collezioni, patrimoni architettonici e fondiari.
Gli ospedali rappresentano forse il più significativo fenomeno di dimensione europea. La grandiosità degli edifici bene evidenzia il colossale investimento operato nel passato dalla società per il benessere dei propri cittadini, declinato in variegate forme di assistenza. L’orgoglio civico è legato all’accoglienza e alla cura, che devono essere erogate in strutture funzionali, belle e inserite nel tessuto urbano.
 
Oltre all’architettura, le istituzioni ospedaliere poi sono rilevanti per i loro possedimenti terrieri, che ne hanno consentito per secoli il sostentamento, e quindi il funzionamento, ma che hanno anche plasmato il paesaggio agrario in maniera significativa: illuminanti sono i casi, illustrati nel testo, di Milano e Vercelli per la Pianura Padana, e di Arles per la Camargue (ma il discorso potrebbe essere esteso dai vigneti di Borgogna all’Andalusia, per il ruolo di grande rilievo nell’economia cittadina).
 
L’incontro tenuto presso il Centro San Fedele di Milano il 26 ottobre 2017, per presentare il volume, curato da Tiziana Bonomo (ArtPhotò), e la mostra, curata da Gigliola Foschi, aveva il titolo evocativo Le “cattedrali” dell’accoglienza. Titolo appropriato, in quanto le città europee sono connotate da questo binomio: splendide cattedrali e magnifici ospedali, spesso adiacenti, comunque collegati (si pensi che a Milano l’arcivescovo è parroco dell’Ospedale Maggiore ma non del Duomo). Mentre le cattedrali costituiscono oggetto di ammirazione e meta turistica, mantenendo le loro funzioni, gli antichi ospedali parrebbero aver subito un oblio di senso. In alcuni casi vi si svolge ancora attività sanitaria o sono quanto meno gestiti dal medesimo istituto; molti hanno cambiato destinazione e ospitano università o musei, ma nelle nuove funzioni nulla rievoca il loro scopo iniziale; altri sono stati abbandonati.
Le emozioni che possono scatenare sono legate a un vissuto insieme negativo (la sofferenza e la malattia) e positivo (la guarigione e l’aiuto ricevuto). Difficilmente un paziente tornerà a visitare un ospedale, come invece farebbe per la scuola della propria infanzia; difficilmente un turista lo inserirà nelle mete da visitare. Questo fenomeno di vera rimozione è ancora più evidente per gli ex ospedali psichiatrici, la cui soppressione ha decretato la rovina degli edifici e la dispersione di archivi e manufatti; i reportages fotografici dedicati ad essi sono sempre un po’ connotati dalla ricerca del sensazionale, dal gusto per le rovine, commovente e insopportabile. Questo rischio è pienamente evitato nel progetto Hospitalia, che invece fa emergere la bellezza e il valore.
 
Le ricerche recenti, come ad esempio nei simposi su Cultura e Salute promossi dalla Fondazione Bracco (L’Arte e l’Ambiente nella cura dei pazienti in ospedale), mostrano l’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza del legame cultura-salute: si valorizzano la valenza terapeutica della bellezza e l’apporto dell’arte al benessere delle persone. L’attenzione è perlopiù declinata al presente, con l’arte-terapia, o la presenza dell’arte contemporanea nei reparti ospedalieri (anche se non sempre nei nuovi edifici pare che il bello sia una preoccupazione dei progettisti). Paradossalmente si dimentica nel comune sentire l’esperienza storica che ha portato alla costruzione di ospedali meravigliosi (tanto più straordinari perché destinati all’accoglienza degli indigenti).
 
Il progetto di Elena Franco è ancora più prezioso perché l’autrice non si è limitata a realizzare splendide fotografie, ma ha promosso incontri e workshop, costruendo una validissima rete di collegamenti tra città e istituzioni. Un tangibile risultato è la metamorfosi avvenuta a Vercelli, dove si è stati capaci in un tempo straordinariamente breve di acquisire consapevolezza del valore dell’ospedale di Sant’Andrea e di operarne un recupero meritorio. Le fotografie della situazione iniziale restano a testimonianza di un’eclissi, fortunatamente terminata. Diverso purtroppo è il caso dell’ala seicentesca della Ca’ Granda, l’ospedale Maggiore di Milano, citato dalla stampa come esempio di un insuccesso di Art bonus. Mentre altri interventi risultano ancora troppo sporadici, o legati a contingenze, per rappresentare una vera presa di coscienza nei confronti della rilevanza di questi edifici. Ad esempio gli interventi di CarisBo per Santa Maria della Vita a Bologna o della Fondazione CR Modena per l’ex Ospedale Sant’Agostino.
 
Per concludere, riveliamo una piccola sorpresa nascosta nel volume: la sovracopertina regala al suo interno un testo di Manuel Agnelli.
 

Paolo M. Galimberti, Dirigente responsabile del Servizio Beni Culturali Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena – Fondazione IRCCS 

© Riproduzione riservata

Elena Franco, Hospitalia. O sul significato della cura, Torino: Artema, (stampa di White sas di Giorgio Dalle Nogare), 2017; 190 p. : ill. ; 21x28 cm [ISBN 978-88-8052-103-7]

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Bibliografia
Elena Franco, La rinascita dell’ex Ospedale di Sant’Andrea a Vercelli : una restituzione; testi di Liliana Patriarca e Gigliola Foschi, Cinisello Balsamo, Silvana Ed., 2016
Elena Franco, Antichi ospedali fra Italia e Francia. Prima serie: Milano, Vercelli, Torino, Lione, Bourg-en-Bresse, Parigi; testi di Gigliola Foschi e Frédérique Malotaux, [S.l.]: Blurb, [2014]
Lucio Franchini, Ospedali lombardi del Quattrocento. Fondazioni, trasformazioni e restauri, Como, New Press, 1995