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Un ricco autunno per il Museo Marino Marini di Firenze: porte aperte per conversazioni fra la museologia e l’arte contemporanea in dialogo con la città.

  • Pubblicato il: 15/10/2017 - 20:02
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Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Neve Mazzoleni

Il Museo Marino Marini  ha inaugurato un nuovo corso: dialogo con la città, oltre i circuiti del turismo internazionale, divulgazione e incontri aperti anche ai non esperti per avvicinare all’arte contemporanea, apertura della sede museale come luogo di comunità, dove dedicarsi del tempo. Una formula “slow museum” che scommette sulla fidelizzazione e la qualità. Ne abbiamo parlato proprio con Patrizia Asproni, Presidente del Museo, che a Firenze ha ri-portato la sua consolidata esperienza nella gestione culturale.
 

Riposizionare un’istituzione culturale già riconosciuta, non è semplice. C’è chi sceglie di ripartire da zero a ridisegnare un’identità. Oppure chi preferisce valorizzare l’esperienza percorsa per rilanciare l’organizzazione su nuove direttrici. L’intuizione di Patrizia Asproni segue questa seconda alternativa, rileggendo il Museo Marino Marini per le sue carattestiche specifiche di organizzazione internazionale nell’ambito dell’arte contemporanea, allargando però il suo audience aldilà del circolo degli addetti del settore, per restituirlo alla sua comunità di appartenenza. Abbiamo lungamente conversato con lei per estrapolare le linee guida e condividere una best practice di gestione dei beni culturali.
 
Che tipo di museo ha trovato al suo insediamento?
Un museo posizionato nel panorama dell’arte contemporanea a livello internazionale, riconosciuto come punto di riferimento, con un’offerta altamente specializzata, ma con un limite: l’orientamento a un target di addetti ai lavori.
La collezione monografica di un grande artista ha trovato valorizzazione in un "luogo" speciale per la sua natura, che segna momenti fondamentali della storia dell’arte e dell’architettura: dalla cripta medievale, alla cappella Rucellai capolavoro del Rinascimento a firma di Leon Battista Alberti, fino all’architettura industriale di ex Manifattura Tabacchi. Insomma, tutto questo in un solo ed unico edificio, un grandissimo potenziale per una città già molto ricca e frequentata. La scommessa è stata trovare una nuova chiave di significazione, un nuovo modo di raccontarsi.
 
Su quali presupposti si basa la sua strategia?
Firenze è fra le città italiane più conosciute e visitate al mondo, con flussi turistici intensi, ma sempre più spesso frettolosi, massificati, a volte superficialmente concentrati sull’immaginario del Rinascimento. Il Museo Marino Marini ha importanti caratteristiche strategiche che fanno leva su un’offerta differente: si trova vicino alla stazione di Santa Maria Novella, ma in una via discreta rispetto ai percorsi più noti, a un passo da altre istituzioni culturali dedicate e orientate anche all’arte moderna e contemporanea come il Museo del 900 e Palazzo Strozzi . Vanta, come dicevo, una sede dall’architettura completa, che permette un’esplorazione nella storia, dal Medioevo e l’epoca attuale.
Esprime una delle anime di Firenze, attraverso la personalità dello scultore Marini. Con tutti questi assi nella manica, ci siamo dati l’obiettivo di rimettere il Museo in contatto con la sua cittadinanza, la sua comunità di riferimento, invece che guardare solo ai turisti di passaggio.
Il primo atto di questa “restituzione” è stata la riapertura della Cappella Rucellai per la messa, con circa 50 posti a disposizione, dove al rito religioso, arricchito da incensi prodotti da un maestro profumiere di eccellenza artigiana quale Sileno Cheloni, abbiamo affiancato un programma musicale selezionato dal Maestro Antonio Artese. Un invito a sentire il museo come proprio, nel senso di ecclesia, comunità, e di viverlo anche per uno scopo amplificato rispetto  a quello museale in senso stretto. Così ci siamo rivolti al pubblico dei cittadini, puntando a far riscoprire loro qualcosa che gli appartiene e a risvegliarne l’orgoglio.
La scelta di essere slow, poi, completa la proposta: al Marino Marini ognuno può prendersi il proprio tempo e fare la sua esperienza di visita con calma, senza folle nelle sale e file all’ingresso.
 
Come comunica con la cittadinanza?
Controradio, una radio locale molto ascoltata in città, ci segue in molte iniziative, con interviste ai nostri ospiti, racconti di approfondimento, dirette streaming. Abbiamo ridisegnato il nostro sito e attivato una strategia sui social network per coltivare e incuriosire, giorno dopo giorno, la nostra community. Abbiamo potenziato il percorso educational, con un rafforzamento delle attività educative non solo per le scuole, ma anche per gli adulti e le famiglie. In questo senso, la presenza di Sylvia Lahav nel nostro Comitato d’onore, ci permette di beneficiare della sua ricchissima esperienza, coltivata alla Tate Modern di Londra: sa bene di che cosa si parla quando si deve definire l'audience development
 
Un programma di talk che ha obiettivi ambiziosi…
Sì. A luglio è iniziato Director’s cut, rassegna di incontri con i direttori delle istituzioni culturali provenienti da tutta Europa. Puntiamo a dar voce a chi vive l’esperienza straordinaria e complessa di dirigere un museo: volti che spesso non si riconoscono, ma che contribuiscono in modo determinante all’identità e al “carattere” di questi luoghi.
Sono anche persone che portano il peso di una grande responsabilità, spesso senza il giusto supporto e riconoscimento dal sistema, nonostante i loro meriti oggettivi e la loro capacità di innovare. Personalità che lavorano in istituzioni variegate, a volte piccole o periferiche, che ci raccontano il loro vissuto di pionieri culturali.
I talk sono stati molto seguiti e la formula aperta ha favorito dibattiti caldi e molto partecipati. Ora stiamo pensando a un momento corale di confronto aperto con tutti i direttori che vorranno farsi coinvolgere in un forum sulla gestione dei luoghi della cultura, evento che stiamo organizzando per i primi mesi del prossimo anno.
 
In questi giorni ha debuttato invece la rassegna Contemporary Art Hates You.
Molti curatori hanno scritto volumi interessanti e originali sullo stato dell’arte, sic! del panorama contemporaneo. Ho pensato di portarli al Museo e farli intervistare da critici e giornalisti per andare a fondo nelle loro analisi. L’Italia è spesso esterofila, e fatica ad accogliere le istanze di oggi, eppure l’interesse per il contemporaneo è cresciuto in questi ultimi anni. Capire a che punto siamo e condividere con un pubblico ampio mi pare un impegno importante. Soprattutto se raccontato dagli esperti.
Infine, insieme al vulcanico Jeffrey Schnapp, docente e capo del MetaLab dell'Universitá di Harvard, abbiamo varato un ciclo di conferenze di respiro internazionale dal titolo What’s next, che porterà a Firenze tante personalità di caratura universale chiamate a leggere il prossimo futuro nelle tendenze culturali e sociali.
 
Quanto è importante fare rete con le altre istituzioni?
Fondamentale, per fare vivere la cultura e nutrire la cittadinanza. La Presidenza della Fondazione Torino Musei mi ha insegnato moltissimo in questo senso. Qui al Marino Marini abbiamo un Comitato d’onore dove siedono personalità attive nel mondo culturale e sociale:  la presidente è Michela Bondardo che siede attualmente nell’Art Council del MOMA, che ha portato il suo sguardo esperto e un contributo alto e multidisciplinare, coinvolgendo componenti di  alto livello, sia stranieri che italiani.  Arturo Galansino, Direttore di Palazzo Strozzi, è fra gli ospiti dei nostri talk, così come collaboriamo strettamente con Sergio Risaliti, art curator per il Comune di Firenze, nelle mostre temporanee organizzate dalla città. Per la mostra Ytalia, ad esempio, siamo stati scelti da Mimmo Paladino, che ha realizzato nella cripta del museo la emozionate installazione "I dormienti" e dei disegni a carboncino site specific sulle pareti del sacello ipogeo. Inoltre l'artista ha creato una collezione di paraventi sacri per accompagnare le messe nella Cappella Rucellai, che sono stati realizzati dalla stilista Alberta Ferretti.  Piano piano dialogheremo anche con tutte le altre realtà.
 
Come vede il rapporto fra istituzioni culturali e amministrazioni pubbliche?
Credo che affinché si generi valore, ognuno deve interpretare il proprio ruolo. Le piattaforme funzionano se sono abilitanti, e se ciascuno fa la sua parte. Uso una metafora per farmi capire: c’è chi costruisce i binari, e poi ci sono i treni che trasportano le persone. Senza i primi, senza l'infrastruttura, i secondi non possono funzionare. Ebbene: ci sono gli amministratori che indicano le politiche culturali e ci sono gli operatori culturali che disegnano e realizzano i contenuti. Bisogna lavorare insieme senza pretendere (o accettare comodamente…) di scambiare i ruoli. Per rendere una città attiva e sensibile verso la cultura, bisogna coinvolgerla, ascoltarla, per poi formulare pensieri alti e costruire una pianificazione, un city planning appunto, che metta in fila tutte le risorse e le infrastrutture. Perché la Cultura sia vissuta, fruita e coltivata da tutti.
Mettersi in rete è faticoso sicuramente nelle fasi di confronto e negoziazione, ma poi moltiplica le potenzialità. Quello che succede al Pecci di Prato, per esempio, riguarda anche Firenze, perché la salute di un’istituzione di richiamo si riverbera sulle altre del territorio. Operazioni come le Capitali della Cultura sono senz’altro ottimi inneschi per attivare sinergie, purché siano vissute come fattori abilitanti dove si fanno e succedono le cose, non titoli nobiliari o proclami di intenzioni future senza concretezza.
 
Che cosa ha in serbo per il prossimo futuro?
Nei prossimi mesi chiuderemo il museo per collocare l'impianto di climatizzazione ora assente, progetto che è stato rimandato a lungo per problemi autorizzativi e che non è più rinviabile per una corretta operatività del museo. Ne approfittiamo quindi per preparare il 2018, anno del trentennale del museo Marino Marini, per il quale stiamo disegnando la programmazione di uno speciale Giubileo.
Innanzitutto avremo un visiting director – è la prima volta che un museo lancia un programma di questo tipo - con Dimitri Ozerkov, direttore dell'Hermitage modern and contemporary di San Pietroburgo, che ha proposto un progetto ad hoc.
Poi abbiamo coinvolto il Maestro Mario Nanni, designer della luce che lavora con i più grandi architetti del mondo,  per lo studio di un progetto di illuminazione del Museo che ci permetterà di avere una fruizione notturna per offrire al pubblico la possibilità di vivere il museo in diversi momenti della giornata.
Il noto psichiatra Vittorino Andreoli, membro del nostro Comitato d’onore, ha avviato un percorso di studio sulla collezione delle opere di Marini che si concretizzerà in una pubblicazione, avvalendosi dell'accordo di collaborazione fra il museo e l'Accademia di Belle Arti di Firenze per coinvolgere nel progetto alcuni allievi della stessa.
Insomma, guardiamo avanti con entusiasmo. E soprattutto, sempre in ascolto della nostra città.
 
Mi sembra che si stia molto divertendo!
Si parla tanto di smart work, ecco, credo che questo sia tanto più vero per chi lavora nella cultura. Le difficoltà non mancano, ma ci sono anche tanta energia e motivazione. 
 
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