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Quale ruolo per arte e cultura nello sviluppo dei territori?

  • Pubblicato il: 07/09/2012 - 13:22
Autore/i: 
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Stefania Crobe
Ugo Bacchella

Torino. Con la crisi economica e la conseguente rarefazione dei fondi pubblici ci si interroga sempre più spesso sullo stato di salute della cultura italiana. Un problema che impone un urgente ripensamento nella gestione dei beni e delle attività culturali e una sempre maggiore apertura ad una visione imprenditoriale della «questio».
D’altronde l’idea della cultura intesa come risorsa economica, capace di produrre ricchezza e crescita nel Paese, nonostante il difficile radicamento nel «pensiero dominante», non è cosa nuova.
La differenza è data però da chi, come la Fondazione Fitzcarraldo, trasforma le idee in azioni concrete attraverso una ricerca continua in materia di cultura e di progettazione, formazione, documentazione e management. 
Un impegno concreto che trova un momento di condivisione a livello internazionale in ArtLab – Dialoghi intorno al management culturale, l’appuntamento più atteso dell’anno da operatori e professionisti del settore, durante il quale la cultura incontra l’economia, la politica, la società civile per discutere sul «che fare?».
In un «mare magnum» in cui la cultura non ha voce, ArtLab (dal 22 al 29 settembre 2012) rappresenta la replica all’incertezza, non solo economica ma di valori, che imperversa nel Paese, per ripartire finalmente dalla cultura.
Prendendo in prestito le parole di Pier luigi Sacco e Christian Caliandro in Italia Reloaded, «innovazione, creatività e produzione culturale sono gli unici elementi in grado di rimettere in moto il Paese, anche sul versante economico, diventando i fattori propulsivi della ricostruzione identitaria» e Ugo Bacchella, Presidente della Fondazione Fitzcarraldo, ci racconta di ArtLab, dei risultati a sei anni dalla prima edizione, e delle aspettative della prossima stagione.


Sarà il tema dell’edizione 2012 e noi lo chiediamo a Lei in anteprima. Quale ruolo per arte e cultura nello sviluppo dei territori?
La scelta del tema che impronta, o è sotteso in sessioni in cui non appare al centro della discussione, è motivato dal fatto che riteniamo «irrimandabile» costruire senso e prospettive di lavoro comuni intorno al ruolo di arte e cultura tra chi opera professionalmente in ambito artistico-culturale e gli operatori che operano nel sociale, nell’ambientale, e gli operatori economici sui territori.
Confronti e azioni comuni limitati ad alcune esperienze; le organizzazioni artistiche e culturali hanno per la maggior parte risposto alla fortissima riduzione delle risorse e ai grandi cambiamenti di scenario rinserrando i ranghi, difendendo la continuità della loro presenza, senza mettersi in gioco.
Questo atteggiamento difensivo ha radici lontane e certamente una delle più importanti è il fatto che arte e cultura non sono mai state al centro delle politiche pubbliche ma sono state marginali, senza programmazione e integrazione con le altre politiche pubbliche.
Si sono investite negli ultimi decenni in Italia anche risorse significative da parte di altri soggetti, Fondazioni di origine bancaria in primis, però la allocazione della spesa pubblica per la cultura sostanzialmente è molto simile a quella di trent’anni fa, con risorse dimezzate.

La cultura diventa accessorio, non motore di una crescita economica e sociale
La cultura non è considerata fattore di crescita né civile né economica, con una marginalizzazione rispetto ai temi economici, sociali, ambientali.
ArtLab non vuole essere occasione per lanciare messaggi ma per sperimentare nel confronto, quali azioni e interventi comuni e che cosa possono fare insieme, ognuna mantenendo le proprie specificità, le istituzioni artistico-culturali, il mondo delle imprese, il mondo del no profit
Questi gli obiettivi di ArtLab, che cerca di conseguirli non solo mettendo a confronto alcuni esponenti di questi mondi, che dialogano tra di loro, ma costruendo il programma, individuando temi, casi e partecipanti con le organizzazioni di rappresentanza e di categoria e con alcuni degli attori più significativi a livello nazionale e locale. 
Questo coinvolgimento in prima persona permette a centinaia di operatori, protagonisti di esperienze, di lavorare insieme nelle sessioni sulle criticità e le soluzioni per affrontarle.
Per questo ArtLab prevede pochissime sessioni plenarie, con relatori che discutono tra di loro e molte sessioni improntate invece al lavoro di gruppo, di tipo seminariale, con oltre 200 soggetti a cui è richiesto un contributo, quelli che in un convegno comune sarebbero relatori. Questa è la particolarità di ArtLab.

Quali le motivazioni che vi hanno spinto ad andare al Sud?
Per il secondo anno consecutivo ArtLab sceglie come palcoscenico Lecce e la Puglia, tra le regioni che meglio hanno saputo utilizzare i fondi provenienti dall’Europa e negli ultimi anni terreno di laboratori, di esperienze «visionarie» rispetto al resto del meridione.
La Puglia ha saputo utilizzare le risorse provenienti dall’Europa in maniera inconsueta in ambito culturale e turistico, e non le ha utilizzate, come invece hanno fatto la maggior parte delle regioni del sud, quasi esclusivamente per interventi di restauro dei beni culturali, oppure schiettamente di tipo turistico, oppure per grandi eventi. In Puglia hanno utilizzare questi fondi in molti casi per sostenere esperienze diffuse sui territori, tra i più dinamici d’Italia.
Quindi, avendo Fondazione Fitzcarraldo verificato negli ultimi anni questa fertilità dell’esperienza pugliese, ha accettato l’invito ricevuto dalla Regione privato di sperimentare  il trasferimento di ArtLab  a Lecce, inaugurando una pratica itinerante, già nelle nostre intenzioni da tempo.
Il centro storico di Lecce gode di una dotazione di spazi molto belli, vicini tra di loro che grazie al forte coinvolgimento del Comune utilizzeremo: una dozzina di sedi, palazzi barocchi con cortili, teatri, centri culturali, spazi museali.
Incontro e confronto informale sono alla base dei «dialoghi intorno al management culturale» e quest’anno abbiamo progettato spazi  e allestimenti per facilitare la conoscenza e lo scambio tra i partecipanti.
C’è poi una ragione determinante per tornare a Lecce, la grande disponibilità degli artisti, delle organizzazioni culturali, delle istituzioni e del mondo delle imprese, che consente di realizzare insieme questa inusuale manifestazione in cui convivono felicemente il rigore del convegno professionale, la passione del dibattito civile, la vitalità del festival.

Quest’anno ArtLab, grazie alla partnership con il Giornale delle Fondazioni, avrà un numero mai visto di esponenti del mondo delle fondazioni. Quali prospettive?
La presenza delle Fondazioni è una costante di ArtLab, sostanzialmente limitata finora alle fondazioni di origine bancaria, con cui abbiamo realizzato negli anni anche momenti importanti di confronto. Quest’anno, grazie alla partnership con il Giornale delle Fondazioni, c’è una presenza molto eterogenea di Fondazioni, una sorta di rappresentanza di forme, di natura che le fondazioni hanno in Italia: da quelle di origine bancaria, a quelle grant making d’impresa, alle fondazione di partecipazione pubblico-privato.
Una presenza molto eterogenea, una fotografia di un fenomeno in rapida crescita in tutti i Paesi europei in campo culturale come sociale.

Nonostante il fuoco contro le Fondazioni di origine bancaria non si plachi, sul patibolo per la gestione del loro portafoglio, il loro ruolo risulta fondamentale per lo sviluppo dei territori. Quale è la sua opinione al riguardo?
Le Fob sono soggette ad attacchi dalla loro nascita e mi pare abbiano superato periodi ancora più difficili, come ad esempio il tentativo del governo, anni fa, di controllare e indirizzare il finanziamento delle fondazioni su investimenti di carattere nazionale. Prima di arrivare alla sentenza della corte costituzionale che sancì la natura di ente di diritto privato delle fondazioni di origine bancaria. Oggi, in tempo di scarsità di risorse, questa messa in discussione del ruolo delle fondazioni si rinnova, facilitato anche dalla storica debolezza della società civile italiana.
L’assenza in Italia di fondazioni storicamente comparabili a quelle di altri contesti facilita una scarsa consapevolezza delle loro potenzialità.
Dopodiché c’è un altro aspetto di fondamentale importanza. Le fondazioni hanno per loro natura la particolarità di non dover rispondere all’elettorato come invece devono fare le amministrazioni pubbliche, e ciò le rende preziose in particolare in tempo di crisi  e di riduzione delle risorse.
Questa condizione permette di osare maggiormente, di sostenere l’innovazione rischiando anche insuccessi, di sperimentare e sulla base della valutazione di decidere quali interventi e pratiche meritano essere rafforzate e quali abbandonati. Le risorse messe a disposizione dalle fondazioni, seppure in  contrazione, e del tutto prevedibilmente in ulteriore contrazione nel prossimo futuro, fanno gola in particolare agli enti locali, che continuano ad esercitare su di esse una forma di controllo molto forte, attraverso le nomine degli organi.
In un momento di contrazione fortissima di risorse di tutti i generi sui territori, è fondamentale poter contare su soggetti che possono sostenere processi di sviluppo e coalizioni territoriali.
Questo spiega perché nella proposta di Artlab di confronto e di costruzione di coalizioni territoriali, di partnership per lo sviluppo economico, culturale e civile, le fondazioni di origine bancaria possano avere un ruolo molto importante.

Le parole chiave della prossima edizione. Quali i risultati attesi?
Confido che trovarsi in una città piena di bellezza, all’inizio di un autunno molto difficile, dia l’occasione di accrescere la comprensione reciproca delle logiche, degli obiettivi, delle motivazioni, delle prassi da parte di tutti i soggetti partecipanti. Perché senza questa maggiore conoscenza del riconoscimento delle culture specifiche non si può costruire uno sviluppo comune. Questo è il senso dell’incontro di policy makers e operatori e considero un segnale molto positivo che alcune delle più significative fondazioni italiane, private, pubblico-provate, d’impresa, bancarie, abbiano accettato il nostro invito a venire ad ascoltare e a capire. Fuori dai processi di negoziazione sulle risorse, le fondazioni si aprono ad una logica di ascolto che è la premessa di qualsiasi sviluppo di azioni in partnership. Lo scambio, il dialogo, la conoscenza delle reciproche prassi è preliminare a qualsiasi tipo di negoziazione. Se manca la conoscenza reciproca non si possono costruire delle azioni potenti, durature di sviluppo territoriale, ma solo strumentali e di corto respiro.
Per fare questo bisogna conoscersi e confrontarsi con chiarezza, anche con asprezza, ma senza reticenze. Solo così si possono costruire percorsi di sviluppo sostenibile.

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