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Poignée, artigianato artistico tra bottega e impresa

  • Pubblicato il: 16/03/2018 - 08:00
Autore/i: 
Rubrica: 
SAPER FARE, SAPER ESSERE
Articolo a cura di: 
Francesca Neri, Osservatorio, Fondazione Exclusiva

Rispondendo al pressante invito di Stefano Micelli sulla necessità di raccontare l’eccellenza italiana e in linea con “Il Repertorio dei talenti” nato in collaborazione con Fondazione Cologni, con questo articolo Francesca Neri di Fondazione Exclusiva inizia una raccolta di storie per fare luce sulla perizia artigianale, con un occhio di riguardo per le realtà centro meridionali.
La prima storia è quella di Poignée e di Roberta Cinque, che da decenni crea maniglie (e non solo) che vogliono essere “macchine del tempo”.

Rubrica di ricerca in collaborazione con Fondazione Exclusiva


In un articolo dello scorso ottobre sul Sole24Ore Stefano Micelli invoca “la necessità di raccontare l’eccellenza italiana”, creando un immaginario della produzione attuale lontano da catene di montaggio e altiforni, per sostituirlo con il ritratto di realtà eccellenti che fondano il proprio operato su “attenzione, impegno, innovazione, creatività”.
Con l’8 marzo appena passato, sembra così di particolare buon auspicio raccontare una storia di successi di donne, di mani e di intelligenza. E’ quella di Roberta Cinque che da sua mamma eredita un’attività artigianale di produzione di maniglie (da cui il nome Poignée, appunto maniglia, in francese) e poi di arredi di interni, illuminazione, accessori da bagno e per le tende, che oggi prosegue con suo marito, Alessandro Cinque.
 
La Poignée occupa esattamente quello spazio di intersezioni che caratterizza molte delle aziende artigiane attuali: l’impresa realizza prodotti fatti a mano e di qualità, come recita il sito. Ma cosa significa in questo contesto fatto a mano?
Non certo il rifiuto anacronistico della meccanica di precisione, ma la certezza che ogni pezzo prodotto esca sempre dopo passaggi manuali di smerigliatura e pulitura che renderanno ogni pezzo unico. Accanto a questo, le nostre competenze, e così quelle del nostro team, sono talmente cresciute che oggi noi produciamo i nostri stessi macchinari.
 
Innovazione di processo produttivo, quindi, ma anche altri tipi di innovazione.
Esattamente: circa due anni fa, abbiamo rilevato Domus Dei, fonderia artistica a cera persa e a staffa specializzata in arte sacra, allargando così lo spettro delle nostre produzioni. Volevamo soprattutto che si creasse un dialogo fra competenze, tecniche e materiali diversi, così che oggi oltre ai complementi di arredo, all’interno del laboratorio di fonderia artistica e microfusione, ci siamo aperti a realizzare vetrate, restauri, mosaici e a trattare nuovi materiali e nuovissime resine.
 
L’innovazione nel design, nella scelta dei modelli, la capacità di rinnovare i propri prodotti nasce, proprio come nella più piccola bottega, dal dialogo con la committenza.
Da 15 anni, la Poignée produce Antologhia, una linea di maniglie di alta gamma per Colombo Design, azienda bergamasca che distribuisce i suoi prodotti in tutto il mondo. Questa linea di produzione riguarda ovviamente numeri più grandi, ma questo non ha comportato alcuna modifica nel processo produttivo, per quanto riguarda le rifiniture manuali. Per Antologhia, la committenza è rappresentata dall’azienda lombarda. Ma noi abbiamo ancora, oltre agli stabilimenti a Pomezia, il nostro negozio nel centro storico di Roma, a via Capo le Case. Qui chiunque può portare il proprio bisogno e la propria richiesta. Noi risolviamo il problema del cliente, sia quello estetico che quello tecnico. Il nostro parco di modelli è sterminato e l’expertise dell’azienda ci permette di risolvere qualunque problema venga portato alla nostra attenzione.
 
Il DNA di artigianato artistico si mostra in particolar modo nell’aver mantenuto questo dialogo costante con le richieste dei clienti, in tutta la loro varietà. Portano infatti i  propri problemi da risolvere a La Poignée gli architetti, i grandi architetti, gli artisti ma anche “la signora Maria” (il cliente tipo a cui si riferisce spesso Roberta Cinque).
Noi, in negozio, rappresentiamo la finestra sul mondo, il punto di dialogo con un mercato competente che viene da noi aspettandosi qualità nella produzione e nel servizio. Quello che ascoltiamo e cogliamo da questo contatto costante, lo riportiamo poi in azienda, nella produzione.
 
In questo approccio ritroviamo uno dei significati più caratterizzanti dell’”interpretazione” così come è codificata in Il valore del mestiere di A.Cavalli: [il maestro d’arte] sa tradurre le esigenze palesate dalla propria clientela divenendone non solo esecutore, ma trasformandole in bellezza, utilità, personale e originale ideazione, cioè in un’opera di artigianato artistico”.
Il mercato italiano rimane con una competenza più alta, rispetto ad altre realtà che abbiamo osservato. Ma il nostro compito e piacere è anche quello di spiegare quello che facciamo, quello di educare continuamente il nostro pubblico, attraverso il contatto diretto. L’artigianalità, l’essere fatto a mano e non in serie non è necessariamente garanzia di qualità. L’imperfezione che l’acquirente riscontra è in realtà la certificazione dell’artigianalità, dell’avere un pezzo unico. E l’unicità del manufatto, in realtà, è quello che viene richiesto alla produzione artigianale. La maniglia realizzata da La Poignée vuole riassumere ed evocare una specifica civiltà del vivere, vuole essere una fascinosa macchina del tempo che, per mano, ti conduce ad aprire le porte di altre epoche, di altri stili, di altri mondi.
 
Più complesso sarà condurre questo dialogo quando il committente fonda gran parte della propria identità nel rispetto della tradizione e quando ogni aspetto iconografico è normato e denso di significati e rimandi.
Da quando con Domus Dei lavoriamo nel settore dell’arte sacra, abbiamo dovuto sviluppare nuovi approcci e nuove abilità. Rispettare i canoni della tradizione non significa scadere in una serialtà senza calore. A prescindere dal fatto che anche all’interno delle committenze religiose abbiamo incontrato richieste e sensibilità molto diverse, qualunque lavoro permette di applicare la propria creatività nel progettare soluzioni alle richieste che ci pervengono e di proporre un certo grado di innovazione, nel progetto e nei materiali, nell’assoluto rispetto dei valori associati all’opera. Per partecipare alle gare della CEI abbiamo dovuto includere nel gruppo di lavoro un esperto di iconologia e iconografia sacre, per vagliare la correttezza delle statue o degli arredi sacri che abbiamo proposto.
 
Non manca nella storia di Poignée nemmeno la dimensione di bottega, che da sempre caratterizza lo scambio e l’accrescimento del sapere artigiano.
 La Poignée è sempre stata un’azienda di famiglia, ma anche un’impresa che fonda la sua sicurezza su un team le cui competenze e professionalità sono cresciute di pari passo all’ingrandirsi dell’azienda. Noi non possiamo prescindere da chi lavora per noi ed è nelle mani dei capo officina che è riposta la garanzia della qualità, ed è anche per questo che sarebbe davvero problematico pensare di delocalizzare la produzione all’estero. Tutti i dipendenti sono partiti da una formazione di base e si sono specializzati lavorando con noi, fino a raggiungere i livelli a cui sono oggi. Non esiste una scuola che direttamente prepari al lavoro che svolgiamo in Poignée, se si escludono alcune competenze specialistiche come quelle della fresatura o tornitura. E’ un team unico cresciuto insieme, in cui tutti condividono la stessa tensione verso la qualità e il rispetto delle richieste della committenza. Professionalità diverse con abilità diverse collaborano quotidianamente alla produzione di pezzi unici e di forniture, fra loro oggi ci sono designer ed artisti, ma anche i veri artigiani, padroni della propria abilità e capaci di rinnovarsi continuamente.
 
 
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