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Luglio. Stabilità senza certezze

  • Pubblicato il: 12/07/2017 - 17:11
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Rubrica: 
SCENARI DI INVESTIMENTO
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Classis Capital
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L’Europa, per la prima volta da parecchi anni, sembra essere in grado di superare gli Stati Uniti in termini di crescita economica e leadership politica. In ogni caso, la robusta crescita mondiale dovrebbe spingere anche la BCE ad abbandonare presto il QE, seguendo la strada già percorsa dalla FED. In questo scenario, i tassi a lungo termine saranno penalizzati dalle prossime mosse delle banche centrali. Lo stesso vale per il dollaro che dovrebbe proseguire la fase di indebolimento nei confronti dell’euro. Con Macron e Merkel alla guida dell’Europa, nei prossimi cinque anni l’Italia godrà di un’altra finestra di opportunità, forse l’ultima dopo il dividendo dell’euro e il QE di Draghi, per risolvere i problemi strutturali che la affliggono.
 


 
La luna di miele di Trump con i mercati finanziari è finita e i danni che una Presidenza così improvvisata potrà portare alla governance mondiale e agli USA, si iniziano solo adesso a comprendere. Dagli accordi climatici ai trattati di libero scambio, non c’ è un settore del processo di integrazione internazionale che non rischi uno spaventoso salto all’indietro. Per l’Europa può essere un’occasione da cogliere, ma resta il ragionevole dubbio che si sia in grado di sostituire gli USA nel garantire gli equilibri economici e politici mondiali.
Il paradosso di una Cina che diventa il baluardo della lotta all’inquinamento è appunto un paradosso. E si tratta solo di una tra le tante anomalie generate in questi pochi mesi dalla Presidenza Trump.  L’altra, ancora più preoccupante, riguarda il braccio di ferro tra Amministrazione USA e Stampa. Si stenta a credere che il Presidente “wrestler” che sogna di “atterrare” la libertà di stampa sia quello che ha giurato sulla carta costituzionale americana.
Fortunatamente, la ripresa economica è sufficientemente robusta da far passare in secondo piano le incertezze politiche causate dalla Presidenza USA e i rischi associati. Per ora.
Per ora, l’Europa può godere di uno scenario completamente cambiato rispetto ad un anno fa, quando la Brexit fece segnare il punto di minimo consenso nei confronti dell’Unione.
Come avevamo previsto, in Francia la sconfitta di Marine Le Pen e la vittoria di Macron hanno consentito di aprire nuove prospettive o, perlomeno, di evitare lo scenario catastrofico di un euro break-up. La quasi certa riconferma di Angela Merkel nelle elezioni tedesche del prossimo autunno dovrebbe pertanto consegnare all’Europa un quinquennio di relatività tranquillità politica. Con due leader convintamente europeisti alla guida dei due più importanti paesi dell’Unione e con una ripresa economica in atto, l’Europa ha una chance reale di riformarsi. Se saprà coglierla, non è dato di sapere. Ma di certo i mercati finanziari potranno affrontare la fine del QE nei prossimi mesi senza la preoccupazione di “eventi estremi” sul fronte europeo.
E’ anche un’occasione per l’Italia di affrontare e risolvere le debolezze strutturali che l’hanno trasformata nella “Cenerentola continentale”. Dopo aver sprecato il dividendo dell’euro a inizio secolo e la politica monetaria ultra-espansiva del governatorato di Mario Draghi, questa potrebbe essere veramente l’ultima occasione per l’Italia. Il debito pubblico è d’altro canto molto vicino al livello del 140% che da molti è visto come “critico”. Se è vero che la BCE con il QE ne ha temporaneamente monetizzato quasi il 20% e quindi il debito effettivo è sceso sotto la soglia del 120%, non è detto che le dinamiche inflazionistiche rimangano sempre così favorevoli. Se l’inflazione dovesse ripartire e la BCE fosse costretta a ritirare parte della extra-liquidità immessa nel sistema con il QE, per la gestione del debito pubblico italiano le cose potrebbero rapidamente deteriorare rispetto alla situazione quasi idilliaca di questi anni.
Fino a quando la BCE manterrà i tassi d’interesse al di sotto del tasso di crescita nominale del PIL italiano, non ci sono problemi di sostenibilità. Questo è lo scenario centrale per i prossimi anni, anche senza più Mario Draghi alla presidenza della BCE. Ma non è detto che crescita e inflazione si manterranno sempre su livelli così depressi, come quelli osservati negli ultimi anni. Pertanto, è cruciale che l’Italia sfrutti nel miglior modo possibile la finestra aperta dalla coppia Macron-Merkel e dal retaggio della grande crisi sui tassi d’interesse.
Per quanto riguarda le banche, gli aspetti sistemici della crisi del MPS e delle due banche venete sono stati affrontati e risolti con l’intervento dello Stato. Questo non significa aver risolto il problema della bassa produttività italiana. Significa solo aver eliminato un rischio “coda”. Per farlo sono state impiegate ingenti risorse pubbliche, con un altro aumento del debito pubblico italiano. E’ vero che nel giro di un paio di mesi l’extra-fabbisogno verrà assorbito dalla Banca d’Italia nell’ambito del QE. Ma, come detto, la monetizzazione del debito pubblico, ancorché vietata dai Trattati, è tollerata solo nell’ambito della lotta alla disinflazione. Il rischio maggiore è che una ripresa dell’inflazione possa costringere la BCE ad assorbire liquidità, più che continuare ad immetterla anche se a ritmo minore rispetto ad oggi. Il rischio “Italia” esiste quindi ed è percepito dagli investitori che si aspettano di vedere il nostro Paese evolvere gradualmente verso una propria indipendenza tra cinque anni quando il Cancelleriato Merkel sarà giunto alla fine, senza dipendere dalle favorevoli condizioni esterne per la propria sopravvivenza finanziaria, condizioni esterne che sono favorevoli ora e non si sa per quanto ancora
Stabilità senza certezze quindi ovvero investire e rimanere investiti ma con prudenza preservando in primis il capitale. Il quadro macro conferma ancora le previsioni economiche già evidenziate nei numeri precedenti ripresa economica in rafforzamento, fine imminente del QE, tassi e Borse in rialzo, euro in recupero sul dollaro; ma proprio questa persistenza e consenso monodirezionale induce comunque a prepararsi ad un contesto completamente nuovo. Nonostante le svolte in termini di politiche monetaria, fiscali, commerciali, geopolitiche e valutarie abbiamo una direzione tracciata l’effettiva traiettoria delle politiche attuate, il loro impatto sull’economia e sui mercati globali e la loro destinazione sono oggi altamente incerti in quanto basati su condizioni già di per sé nuove e sull’ orizzonte temporale di medio periodo costringeranno l’economia mondiale a guidare “senza una ruota di scorta “. Stabilità senza certezze.