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A Latronico il museo è plus

  • Pubblicato il: 15/09/2017 - 09:44
Autore/i: 
Rubrica: 
PAESAGGI
Articolo a cura di: 
Stefania Crobe

ARTE E TERRITORIO. Una nuova geografia di sperimentazioni artistiche e culturali si va configurando nelle aree interne del Paese. “Sciami di lucciole” in moto che offrono un nuovo sguardo sul territorio, facendo del margine il campo di sperimentazione di nuovi modelli di valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, di altri modi di coinvolgimento delle comunità, praticando esercizi immaginativi di futuro. Seguiamo queste scie luminose e facciamo tappa al MULA+ di Latronico, in Basilicata. Un museo che diventa spazio dell'immaginario e che porta, attraverso la cultura, la periferia in centro
 


 
«Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe,
è che da qualche parte nasconde un pozzo».
(Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”)
 
 
Nell'Italia interna c'è uno “sciame di lucciole” in moto che sperimenta nuovi modelli di valorizzazione e gestione del patrimonio culturale e  altri modi di coinvolgimento delle comunità e interazione con il territorio, praticando esercizi immaginativi di futuro.
Nuovi – altri -– paradigmi di sviluppo socioculturale, modelli in continua evoluzione, storie di innovazione che guardano alla crisi come opportunità di ripensamento e all'arte e alla cultura come dispositivi di ri-scoperta e produzione dei territori fragili. Storie che senza troppo clamore, stanno cambiando la vita delle persone e delle comunità, gettando le basi per una nuova idea di sviluppo capace da una parte di guardare con altri occhi e riorganizzare le risorse presenti sul territorio e, dall'altra, immaginare e progettare nuovi mondi possibili.
 
Sono bagliori intermittenti, alcuni più lucenti di altri, spesso molto flebili e affievoliti dallo scoglio della sostenibilità delle azioni, dalla incapacità progettuale che manca di una visione olistica, dalla mancanza di consapevolezza della loro portata trasformativa, sia in seno alle esperienze stesse, sia negli interlocutori con i quali si interfacciano, dalla resistenza al “nuovo” che accompagna spesso ogni trasformazione.
Non si lasciano però offuscare dalla luce artificiale dei grandi centri urbani e dalle opportunità – tutte da consumare – che questi offrono, perché loro hanno scelto di situarsi ai margini e in questa fessura provare a far crescere semi di cambiamento.
Sono piccole luci che concorrono a re-immaginare un futuro per queste aree - interne, fragili, oltre i confini delle grandi città - decostruendo l’idea di perifericità e di marginalità, di arretratezza, a cui esse hanno rimandato per un lungo periodo. Una decostruzione che si compie attraverso l'adozione di un nuovo sguardo, un ripensamento creativo e generativo dei territori in cui linguaggi sensibili e razionalità estetiche agiscono come dispositivi di trasformazione e attivazione. “Immagini lucciole” che - come afferma Didi Huberman - non possono essere guardate solo come testimonianze, sono anche come profezie, previsioni di futuro.
Cercando di leggere queste esperienze anche alla luce delle possibili congiunzioni tra pratiche e politiche, se nelle aree interne - vero motore dello sviluppo, zone interessate da un enorme potenziale di sviluppo e innovazione cui anche la politica sembrerebbe puntare con la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) - si gioca il futuro del Paese (Barca, 2016), dove la sperimentazione politica incontra la sperimentazione artistica? Quanto pesa il valore delle sperimentazioni artistiche e culturali come strumento strategico per la coesione territoriale? Quanto per lo sviluppo?
Proviamo a restituire questi bagliori e questo fermento culturale attraverso le voci dei protagonisti, punti luminosi di una mappatura in fieri2che ci offrono un cantiere in azione che guarda alla crisi come opportunità e all'arte e alla cultura come dispotivo trasformativo per agire il cambiamento operando nella dimensione dell'immaginario. Tra questi c'è il MULA+ di Latronico, nel Pollino, inaugurato nel dicembre dello scorso anno ed evoluzione di un seme gettato quasi un decennio fa con ArtePollino Un altro sud e con l'omonima associazione.
Il MULA+ è un centro culturale che, più di molti altri contesti istituzionali di più ampia dimensione e centralità, si configura come una fucina di pensiero sul contemporaneo, aperta al cambiamento e generativa di cambiamento, che attua un ripensamento costante sulla funzione educativa e sociale del museo e che, attraverso la cultura, porta il centro in periferia. Ne parliamo con Rosita Forastiere e Enza Di Stefano, responsabili delle attività educative e formative del MULA+

 
A dicembre 2016 è stato inaugurato a Latronico il MULA+. Di cosa si tratta?
MULA+ è un centro culturale situato a Latronico (PZ), gestito dalla tellusmater società cooperativa che da sempre collabora con l’Associazione Culturale ArtePollino.
Si occupa di ambiente, educazione ambientale, ecoturismo mentre ArtePollino nasce all’interno del progetto omonimo occupandosi di arte contemporanea, con una particolare attenzione al binomio arte/natura.
Si tratta di un complesso museale, situato nei pressi delle sorgenti di acque sulfuree della località Calda, di cui fanno parte il Museo Civico Archeologico, il Museo delle Arti, dei Mestieri e della Civiltà Contadina, il Museo del Termalismo, oltre alla biblioteca comunale. Il MULA+ racconta la storia di Latronico, del suo territorio e della sua gente partendo dalla preistoria, quando gli uomini vivevano nelle Grotte di Calda e nel sito di Colle dei Greci, fino ai giorni nostri. Gli spazi del museo, anche se organizzati e allestiti per raccontare epoche e aspetti diversi della vita di Latronico e dei suoi abitanti, hanno una caratteristica in comune, che li rende interessanti, attuali e li inserisce in una dimensione allo stesso tempo locale e globale: il movimento, il viaggio, l’incontro e, ovviamente, il rapporto dell’uomo con le risorse naturali.
Il MULA+ vuole proporsi come museo in senso pieno, quindi come luogo di conoscenza, spazio aperto e dinamico, contenitore di idee, di incontri e di sapere dove le varie discipline sono in continuo dialogo fra loro.
Lo spazio è stato ripensato dalla tellusmater per realizzare mostre, seminari, concerti, spettacoli, laboratori e tutto ciò che ha a che fare con arte, cultura e natura.
Una sorta di “officina culturale”, uno spazio/laboratorio in cui promuovere il viaggio, l’incontro, lo scambio, la conoscenza, la tolleranza e la sostenibilità. Obiettivo del MULA+, infatti, è anche quello di creare momenti di riflessione per diffondere una nuova sensibilità ambientale e incidere tanto sui comportamenti dei singoli quanto sugli indirizzi politici.
 
Dalla preistoria alla contemporaneità. Come sono organizzati gli spazi?
Il Museo Archeologico si sviluppa in due piccole sale: la prima è dedicata alle Grotte di Latronico, importante sito preistorico abitato dalla fine del Mesolitico (VII-VI millennio a.C.) all'età del Bronzo (XIV secolo a.C.), in cui sono stati rinvenuti oggetti litici, utensili di osso e ceramiche. Il sito archeologico si trova a pochi metri dal Museo. Nella seconda sala sono esposti alcuni corredi tombali, provenienti dalla necropoli enotria di Colle dei Greci (VII-V secolo a.C.), composti da ceramiche di produzione locale e di importazione.
Il Museo delle Arti, dei Mestieri e della Civiltà Contadina è nato nel 2000 ed espone oltre 780 pezzi, collocati in due ambienti suddivisi in varie sezioni. Oltre agli attrezzi da lavoro tipici della civiltà contadina locale, e a oggetti d'uso domestico, il piccolo museo espone gli utensili da lavoro del falegname, del fabbro, del calzolaio, del maniscalco e dello stagnino e racconta, attraverso pannelli descrittivi, le varie fasi del ciclo del grano e dell’uva.
Il Museo del Termalismo, inaugurato nel 2011, ha sede nei locali del primo stabilimento termale di Latronico, costruito nel 1928. Il museo è nato allo scopo di approfondire e diffondere le conoscenze intorno all’attività termale del territorio. Le terme, oltre a rivestire un’importante funzione terapeutica, sono state negli anni un significativo spazio di aggregazione e un elemento modificatore dei costumi sociali, tanto da rivestire una funzione di osservatorio sulle trasformazioni della vita sociale latronichese nel ’900.
  
Un museo oltre il museo. Che agisce nella contemporaneità senza cadere in quella contraddizione più volte ribadita da Agamben: voler storicizzare il presente. In questo consiste il +?
Nel nome MULA+ è contenuta un’idea di museo che va oltre la comune accezione del termine. MULA+ vuole essere molto più di un museo inteso come luogo di catalogazione e conservazione, intende proporsi, e lo sta già facendo, come contenitore aperto a mostre, spettacoli teatrali, concerti, incontri e iniziative culturali che mettono al centro le persone, la loro voglia di incontrarsi e il desiderio di condividere bellezza. Se volessimo usare un’immagine metaforica potremmo dire che il MULA+ è un ponte culturale che unisce passato e futuro; racconta la storia passata di una comunità, quella di Latronico, fortemente influenzata dall’ambiente naturale (grotte, acqua, montagna) dalla più antica alla più recente e, allo stesso tempo, è uno spazio che racconta il presente attraverso vari linguaggi artistici, guardando così al futuro e al di là del contesto territoriale.
MULA+ è un luogo in cui si condividono idee, esperienze e dove si instaurano relazioni attraverso i libri, la musica, il teatro, il gioco e l’arte in tutte le sue forme. MULA+ racchiude in sè un’idea positiva della cultura e del territorio, pur trovandosi in un’area periferica della Basilicata, dove le occasioni culturali purtroppo, sono ancora eventi eccezionali.
  
Quali sono state principali tappe che hanno portato alla riapertura del MULA?
Il MULA+ nasce da un dato emerso durante i tanti anni di lavoro e di ricerca: l’assenza, in questa area, di opportunità culturali durante l’intero arco dell’anno. Un’assenza che nel tempo, a nostro avviso, ha determinato non solo un impoverimento nelle relazioni ma anche una visione molto limitata del territorio e delle risorse, continuamente messi a confronto con quel che accade nei grandi centri urbani.
Il MULA+ è stato inaugurato ufficialmente il 10 dicembre 2016; prima di quella data questo nome non esisteva e, da circa tre anni, i musei erano chiusi.
Precedentemente, nel periodo in cui i musei erano aperti al pubblico, si potevano visitare: la collezione di reperti del museo civico archeologico, l’allestimento del museo delle arti, dei mestieri e della civiltà contadina e l’allestimento del museo del termalismo. Nonostante la presenza di materiale archeologico rinvenuto durante gli scavi nelle Grotte di Calda e nonostante l’importanza degli allestimenti presenti negli altri due musei, questi spazi non attiravano tantissimi visitatori. Nel 2015 il Comune di Latronico, ente proprietario dei musei ha rimesso a bando le strutture attraverso una gara pubblica, alla quale la tellusmater ha partecipato, aggiudicandosela. Durante i mesi precedenti l’inaugurazione, il lavoro svolto è stato finalizzato proprio a ridare una nuova veste al museo, in modo particolare allo spazio che ospita il Museo del Termalismo; è stato riorganizzato e ripensato l’allestimento così da permettere lo svolgimento di iniziative aperte al pubblico, come concerti, spettacoli teatrali, incontri ecc; è stata risistemata la biblioteca comunale, che ha trovato posto in una delle sale del Museo del Termalismo ed è stata arredata e aperta la caffetteria MULA+ dove è possibile consumare bevande e cibi biologici, a chilometro zero o, comunque, prodotti da piccole aziende del territorio che hanno puntato sulla qualità delle materie prime e dei processi lavorativi.
  
Quali sono le forme di sostenibilità adottate?
Al momento gli unici promotori, finanziatori e investitori sono i soci della cooperativa tellusmater e quelli dell’associazione culturale ArtePollino, che cura l’intera programmazione culturale del MULA+, mentre la tellusmater si occupa dell’aspetto gestionale.
Il MULA+ ha avviato da subito un’intensa programmazione culturale, ma come è facile immaginare avrebbe urgente bisogno più che semplici e sporadici finanziatori, di sostenitori e compagni di viaggio, persone o enti che condividendone gli obiettivi, e riconoscendone il valore, siano disposti a investire in cultura in un’area marginale.
 
Una visione di futuro quella di portare i margini in centro attraverso la cultura. Un'opportunità per ripensare le categorie centro/periferia e guardare con uno sguardo spogliato dagli stereotipi alla geografia commossa narrata da Franco Arminio.
I nostri obiettivi sono promuovere la cultura in modo innovativo, creando partecipazione e aggregazione. Animare, nel senso proprio di “ridestare l’anima” di queste piccole realtà che a volte appaiono deserte o assopite, attraverso la lettura, il teatro, il cinema, la musica, la didattica, l’arte, il gioco e l'integrazione tra i diversi linguaggi culturale. Da tutto ciò far nascere uno sguardo rinnovato sul nostro territorio, sulle relazioni tra di noi e con la natura, sulle tante opportunità che scompaiono sotto i nostri occhi.
L’idea è quella di mettere in atto un’esperienza culturale, con l’obiettivo di far circolare saperi, abilità, storie, creatività, attraverso il contatto diretto tra le persone, per stimolare l’iniziativa personale, il bisogno e la richiesta di cultura, laddove è debole, e creare benessere, integrazione e coesione sociale. L’obiettivo è riequilibrare una situazione di svantaggio, garantendo almeno un numero minimo di “occasioni culturali” in cui la comunità potrà incontrarsi, assistere, partecipare a momenti di narrazione, spettacoli teatrali, concerti, mostre, diventare essa stessa protagonista, conoscere storie ed esperienze di respiro non solo locale. Il MULA+ vuole colmare un vuoto culturale, ponendo attenzione alla qualità delle proposte, e tenendo ben presente il ruolo sociale e i valori che si vogliono trasmettere: prima di tutto un’idea di cultura sostenibile e non elitaria, diritto di ciascuna persona alla conoscenza, all’informazione, sapere diffuso, identità, valori propri di ogni comunità e del genere umano, da liberare e lasciar fluire tra le persone.
  
Quali relazioni si innestano con il territorio e quale l'impatto (auspicato e esperito)?
L’associazione ArtePollino e la cooperativa tellusmater collaborano da diversi anni e condividono la passione per l’arte e l’attenzione per l’ambiente e per il territorio. Insieme, le due realtà hanno dato vita a diversi percorsi educativi e di animazione in particolare nel Parco del Pollino, rivolgendosi alle scuole, alle famiglie e alle comunità. ArtePollino ha inoltre lavorato per la candidatura di Matera 2019, così come nel Parco Nazionale Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese e più in generale nell'intera Basilicata.  Entrambe partono dal presupposto che attraverso l’arte e la cultura sia possibile innescare processi di sviluppo e di crescita e dare vita anche a percorsi di turismo sostenibile. Le due realtà si sono unite nella visione condivisa del MULA+, mettendo insieme esperienze diverse e condividendo relazioni con enti, associazioni e altri soggetti che operano nel settore dell’educazione, dello sviluppo sociale e dell’arte, sia a livello regionale che nazionale. Attraverso il MULA+, ArtePollino e tellusmater sperano di poter contribuire, sul territorio, a una trasformazione culturale e sociale, convinte che la cultura sia veramente motore di crescita e di benessere individuale e collettivo.
Al momento l’impatto che il MULA+ sta avendo sul territorio è positivo; in pochi mesi di apertura ha registrato numerose presenze, accogliendo un pubblico diverso per fasce d’età e proveniente anche dai paesi limitrofi e diventando un punto di riferimento e uno luogo frequentato e riconosciuto come spazio culturale.
Il 2019 si avvicina. Quali sono le interazioni con Matera2019, sotto l'occhio del ciclone perché – dicono in molti - "prevale l’improvvisazione, non la progettualità” e “non si percepiscono i risultati”? Come se, i processi – elemento portante del dossier di candidatura – debbano restituire valori misurabili (e positivi) nell'immediato e non essere “la miccia” per innescare cambiamenti culturali duraturi, capaci di sopravvivere al tempo di un'annata e non lasciare il vuoto, dietro e davanti a sé.
 
Il MULA+ e ArtePollino stanno partecipando alla progettazione condivisa portata avanti dalla futura Capitale Europea della Cultura? 
L’associazione ArtePollino è stata selezionata tra i 31 project leader che stanno co-creando, insieme alla Fondazione Matera 2019, i progetti per il palinsesto in base ai temi del dossier.
ArtePollino ha scelto di approfondire il tema Riflessioni e connessioni. Se il progetto di ArtePollino sarà valutato positivamente, avremo la possibilità di creare un collegamento tra un’area interna periferica, come il Pollino, e Matera. Sarà un’occasione unica che permetterà all’associazione, e al territorio intero, di uscire dall’isolamento, di sentirsi parte di una realtà molto ampia, fatta di esperienze artistiche italiane ed europee di alto spessore, e di stabilire contatti e collaborazioni da far crescere anche negli anni a venire, quando Matera non sarà più capitale europea della cultura. In questo momento in Basilicata si sta lavorando tanto verso un obiettivo comune e condiviso. C’è grande fermento perché si è consapevoli della grande opportunità che Matera 2019 rappresenta. Tutto ciò ci fa  ben sperare; confidiamo nel fatto che la Basilicata si farà trovare pronta a cogliere la sfida, considerato che si tratta di un evento unico per la nostra regione.
  
ArtePollino nasce come progetto Top down - nell'ambito di Sensi Contemporanei - ma cresce e si implementa attraverso un agire che coinvolge territorio e comunità di riferimento, esplorando modalità bottom up. Quali i passaggi principali?
ArtePollino Un Altro Sud intendeva portare, e in gran parte ha portato, nel versante lucano del Parco Nazionale del Pollino artisti di fama internazionale come Anish Kapoor, Carsten Holler, Giuseppe Penone, Claudia Losi, Anni Rapinoja e Nils Udo, per dare una visione nuova del territorio, una chiave di lettura costruita a partire dal binomio arte/natura. Nato dal programma Sensi Contemporanei e promosso dalla Regione Basilicata, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Ministero per lo Sviluppo Economico e dalla Fondazione La Biennale di Venezia, il progetto ArtePollino ha rappresentato una sfida per il territorio, un investimento importante con un obiettivo ambizioso: portare l’arte contemporanea in un parco nazionale e mettere in relazione due mondi che solo apparentemente sono distanti. Con questa idea, un comitato scientifico appositamente costituito, ha individuato sei artisti; cinque di questi, attraverso le loro opere, hanno dialogato, ciascuno a proprio modo, con il territorio, restituendo progetti diversi che hanno saputo raccontare con grande sensibilità alcuni degli aspetti più veri ed emozionanti del parco, entrando in intima relazione con questi luoghi, anche se l’opera di Giuseppe Penone è ancora incompleta e l’opera di Nils Udo, purtroppo, non è mai stata realizzata.
I grandi artisti sono stati solo uno degli aspetti del progetto di sviluppo, perchè gran parte del processo culturale si è attuato sul territorio grazie alla costituzione dell’associazione ArtePollino e al lavoro che, caparbiamente, dal 2008 in poi è stato messo in campo, dapprima all’interno del progetto e successivamente in piena autonomia.
Dopo l’inaugurazione delle quattro opere complete, infatti, il progetto si è interrotto bruscamente e solo la fermezza dei membri dell’associazione ha fatto sì che si continuasse a parlare, di quella felice intuizione e delle opere, in diverse parti d’Italia e del mondo attraverso la stampa e attraverso incontri pubblici (accademie, fiere di settore). Senza paura di smentita possiamo dire che l’associazione attualmente rappresenta il vero motore del progetto, il soggetto senza il quale forse, oggi, ArtePollino sarebbe solo un ricordo.
Prima attraverso attività di formazione, divulgazione e diffusione del progetto, poi mediante percorsi di animazione, di educazione e di didattica dell’arte, ArtePollino è diventata la vera parte operativa del processo. L’associazione negli anni ha realizzato diversi progetti di coinvolgimento delle comunità locali, usando il linguaggio dell’arte e della creatività come forma di condivisione e di aggregazione, stringendo relazioni importanti con tante realtà che a livello nazionale lavorano nel campo dell’arte e del turismo. Il binomio arte/natura ha rappresentato e continua a rappresentare il tema intorno al quale ruotano tutte le azioni progettuali. Le collaborazioni e la conoscenza di nuove forme di sviluppo, hanno fatto maturare nel gruppo di lavoro un’esperienza che ha portato alla nascita del Premio ArtePollino.
Il premio rappresenta, in piccolo, ciò che è stato il progetto ArtePollino UnAltroSud per il territorio, perchè mette in relazione il mondo artistico, nello specifico delle accademie di belle arti italiane, con quello della natura. L’idea è nata nel 2014, quando l’associazione ha dato vita alla prima edizione del concorso a premi che prevede una fase residenziale nel Parco Nazionale del Pollino, la progettazione di un lavoro artistico e la realizzazione dell’opera vincitrice. Ogni anno il Premio è legato a un tema specifico e invita i partecipanti a confrontarsi con esso, mettendolo in relazione con il territorio del parco. Attraverso il Premio alcuni giovani artisti ancora in formazione hanno la possibilità di incontrarsi, di dialogare e di condividere le proprie esperienze, di entrare in relazione con i luoghi e con l’ambiente del parco e di elaborare un progetto artistico che viene realizzato e resta sul territorio. Entrare in contatto con la natura e l’ambiente, attraversare perlopiù a piedi il territorio, incontrare le persone che vi abitano e poter fare un’esperienza di formazione insieme agli altri è la caratteristica che fa del Premio ArtePollino un concorso diverso dagli altri e originale; attraverso la residenza, e quindi il contatto diretto con i luoghi del Pollino, i partecipanti hanno la possibilità di immergersi in questo territorio con tutti i sensi e di stimolare la propria sensibilità, che si trasforma successivamente in un progetto artistico. Non solo, attraverso il Premio ArtePollino, i partecipanti si confrontano con un tema (diverso ogni anno), che è di respiro internazionale; questo aspetto è ciò che fa del concorso, e in generale di tutti i progetti promossi da ArtePollino, un’esperienza che unisce il locale al globale ed è una dimensione che l’associazione ha voluto portare anche nel MULA+, progettando insieme a tellusmater un evento di inaugurazione che andava proprio in questa direzione.
La premiazione del vincitore dell’edizione 2016 del Premio, la presentazione di una mostra fotografica dedicata al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, un’operazione artistica che si svolge in tutto il mondo, e un dibattito sul ruolo e sul valore sociale dell’arte in un’area periferica come il versante lucano del Pollino, sono stati i momenti che hanno dato inizio a questa nuova esperienza. A giudicare dalla partecipazione e dalle numerose presenze che il MULA+ sta registrando, abbiamo motivo di pensare che l’esperienza di ArtePollino e di tellusmater rappresentino un vero valore aggiunto per il territorio e siano il motore di un processo di cambiamento che vede il suo sviluppo nel rapporto tra arte, cultura e territorio.

 

Così a Latronico, al museo che congela si preferisce uno spazio in cui alla conoscenza della storia affiancare un laboratorio di pensiero attraverso una progettualità culturale costante, in continuo dialogo con l'esterno, con uno sguardo sempre attento all'attualità. Un museo che si confronta con il vivente e i mutamenti di una società in continua evoluzione, con le comunità, per farsi promotore del cambiamento.
Come aveva sottolineato per tempo Giulio Carlo Argan «I musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate o costrette a battere il marciapiede del mercato[…] Dovrebbero essere istituti scientifici o di ricerca, con una funzione aggiunta, ed essere i grandi e piccoli nodi della rete disciplinare […] il museo non dovrebbe essere il ritiro e il collocamento a riposo delle opere d’arte, ma il loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene della comunità: il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore».
Un museo capace di coniugare identità plurali, valori e rispondere alle esigenze etiche, politiche, sociali del tempo presente. Il MULA+ – a piccoli passi, sfidando le poche risorse economiche a disposizione – agisce per diventare «spazio critico» responsabile di un’azione politica per un’innovazione sociale e lo sviluppo territoriale, portando la cultura ai margini. 
 
 
 
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