LA CHIUSURA DELLO SPAZIO PER LA SOCIETÀ CIVILE INDIPENDENTE. LE PREVISIONI DI JORDI VAQUER FANÉS

  • Pubblicato il: 15/04/2017 - 00:23
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Jordi Vaquer Fanés

Pubblichiamo l'intervento che Jordi Vaquer Fanés, Direttore Regionale per l'Europa presso l'Open Society Foundations e Co-Direttore dell'Iniziativa Open Society per l'Europa, ha tenuto in occasione della tavola rotonda organizzata a Roma da Ariadne, la rete europea che riunisce più di 600 grant-makers, finanziatori e filantropi che sostengono il cambiamento sociale e i diritti umani. L'incontro – realizzato in collaborazione con Assifero e ospitato presso la sede della Fondazione Con il Sud - aveva l'obiettivo di discutere delle maggiori tendenze nei campi del cambiamento sociale e dei diritti umani a livello nazionale, europeo e globale nella prospettiva specifica dei grant-makers e degli investitori filantropici, ai fini della pubblicazione della terza edizione del report di Ariadne sui trend che caratterizzeranno l'andamento del settore filantropico nel corso del 2017.
 


​Roma, 14 Febbraio 2017- Agosto 2016: che cosa ho imparato
Generalmente nel mese di agosto in Spagna, così come in Italia, non si lavora molto.
Eppure nell’agosto del 2016, l’Open Society Foundations (OSF) ha dovuto lavorare molto per far fronte alle conseguenze dell’attacco di un gruppo di hackers, che ha scaricato – da postazioni localizzate in Russia - oltre 3mila documenti dall’extranet di OSF per destinarli al sito web “DC Leaks”.
I blog e i siti estremisti (di destra e di sinistra), i blog populisti, cospiratori, pro-russi e altri gruppi si sono letteralmente riempiti di storie e accuse basate su documenti fuori contesto e, in un paio di casi, persino alterati.
 
Dall’Irlanda ai Balcani, decine di persone sono state vittime di insulti e minacce. È il caso di Calypso (nome di fantasia) che un tempo lavorava per la Lega Ellenica dei Diritti Umani (Lega che ha beneficiato dei fondi di OSF tre anni fa). Calypso non solo è stata accusata di tradimento da un deputato di Alba Dorata in sede parlamentare, ma ha persino ricevuto a casa una lettera minatoria. Abderrahman (altro nome di fantasia), un attivista francese che lotta contro l'islamofobia, è stato rintracciato da un gruppo di estrema destra che aveva trovato il suo nome nella lista dei partecipanti a un incontro contro l’islamofobia. Il gruppo di estrema destra è riuscito a rintracciare l’indirizzo della sua abitazione privata e a scrivere minacce sui muri della casa dell’attivista. I nostri beneficiari, o le persone in qualche modo collegate a noi, hanno ricevuto numerose minacce attraverso messaggi sui social media. Messaggi anche pesanti, come quello inviato tramite Twitter a una consulente spagnola che aveva lavorato per OSF. Il messaggio diceva: “Ho due fucili a casa, e uno è per te”.
 
Questa situazione estremamente pesante e sgradevole mi ha portato a fare delle considerazioni, che desidero condividere con voi. Quando si parla di noi, di Open Society Foundations, di George Soros, di filantropia internazionale, o anche di CIA o dei “poteri globali”, l’obbiettivo non siamo noi, bensì sono i gruppi locali che agiscono in difesa dei diritti umani. Le minacce vengono indirizzate secondo una strategia ben precisa: poiché non è possibile minacciare tutti a livello individuale, viene scelta una sola persona “target” così da indirizzargli tutte le minacce senza più rispettare alcun limite. Molto spesso la persona-target sarà una donna, oppure un musulmano, un Rom, uno straniero, un omosessuale. Così facendo si spera infatti di far tacere non solo la persona in quanto individuo, bensì il più ampio movimento che agisce in difesa dei diritti e delle libertà.
 
Sostenere gruppi anti-corruzione, combattere l’islamofobia, lottare per i diritti dei Rom, dei tossicodipendenti, dei rifugiati o dei prigionieri (gruppi che non solo non sono graditi ai governi, ma spesso neanche alle maggioranze sociali) certo non aiuta a farsi degli amici. Questo è sempre stato vero. Ma siamo di fronte a una nuova realtà che riguarda tutti quei gruppi che difendono i diritti umani in Europa, di cui vale la pena parlare e soffermarsi su quanto sta accadendo.
 
In che modo viene ridotto lo spazio per le organizzazioni che difendono i diritti umani?
Basta osservare quanto accade ai confini dell’Europa. La Russia è un esempio chiaro, ma insieme ad essa vanno menzionate anche la Turchia, l'Azerbaijan, e l'Egitto: gli eventi degli ultimi anni ci mostrano i pericoli del futuro. Infatti non è più necessario uscire dai confini dell’Unione Europea e dei Balcani per trovare esempi estremamente significativi. La riduzione dello spazio e dell’ambito di azione per le organizzazioni a favore dei diritti umani in Europa si può già ravvisare in cinque tendenze molto preoccupanti.
 
1. La delegittimazione nei media e nei discorsi ufficiali
I fondi filantropici internazionali, un tempo motivo di orgoglio, vengono demonizzati dai media e dai governi. Le ONG, soprattutto nei Balcani, sono considerate “parassiti”, oppure accusate di appartenere a una “élite cosmopolita” al servizio di interessi stranieri.
Il sostegno dei diritti umani di coloro non graditi alla maggioranza, per esempio i diritti dei Rom o dei rifugiati, viene presentato come “anti-democratico”. Sicuramente la difesa dei diritti umani non ha mai incontrato il favore delle maggioranze, ma di recente se ne mette in discussione anche la stessa legittimità.
 
2. L’abuso e strumentalizzazione di leggi che hanno obiettivi legittimi
In Francia, nel 2015 sono stati applicati i poteri straordinari dello stato di emergenza per arrestare 24 attivisti presso le loro case, senza ordine giudiziario né la presenza di avvocati.
Le leggi fiscali e sulla trasparenza vengono usate contro le organizzazioni della società civile. In alcuni paesi dell’Europa centrale è stato proposto di rendere pubblico il patrimonio e le rendite dei lavoratori delle ONG, così come richiesto ai deputati. In Macedonia, i giornali e i siti web pro-governativi utilizzano questa tematica per attaccare pubblicamente le persone che lavorano nel Terzo Settore.
Il FATF (Financial Action Task Force), composto da 40 Stati, ha creato delle regole per contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. A detta di molte organizzazioni, e dello stesso European Foundation Centre, queste regole vengono usate per limitare il campo di azione della società civile. In Polonia, Lituania e Bulgaria, le ONG della società civile vedono ridotto il proprio ambito di azione e lo spazio di dialogo proprio per questo.
In Gran Bretagna e in Germania, alcune leggi emanate nel 2016, conferiscono nuovi poteri di sorveglianza allo Stato, così da eventualmente interferire e rendere complessa la comunicazione fra giornalisti d’inchiesta ed informatori su possibili irregolarità da parte delle istituzioni pubbliche. L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha creato il Common Reporting Standard, un meccanismo per condividere informazioni fiscali fra Stati. Se il Common Report fosse applicato al Terzo Settore, le ONG beneficiarie di fondi filantropici potrebbero essere esposte a meccanismi di controllo.
Le pressioni sia sulle banche che sulle organizzazioni filantropiche sono particolarmente preoccupanti per quelle organizzazioni che sono gestite da musulmani oppure da immigrati. Per esempio, la Charity Commission britannica, dopo aver effettuato alcune indagini, ha obbligato il Joseph Rowtree Fund a sospendere, dopo ben sette anni, i finanziamenti a CAGE, una controversa organizzazione musulmana che si occupa degli effeti della “War on Terror”.
 
3. La riduzione delle fonti di finanziamento
Sospensione degli aiuti pubblici alle organizzazioni indipendenti: dal 2016 in Croazia, il nuovo governo HDZ ha deciso di sospendere la Fondazione Nazionale per lo Sviluppo della Società Civile, che utilizzava i fondi pubblici con criteri indipendenti, controllati dalla stessa società civile.
Restrizione delle operazioni bancarie e dei trasferimenti internazionale di fondi (non solo in connessione col FATF).
Proposte legislative per limitare l’accesso ai finanziamenti internazionali per le ONG (per esempio in Serbia e in Ungheria, anche se ancora non discusse in parlamento).
 
4. Incubi amministrativi
Nel 2014 il governo ungherese ha avviato due procedure fiscali contro quattro organizzazioni che gestivano i fondi “European Economic Area (EEA) and Norway” per la società civile ungherese. Le procedure non hanno fatto emergere nulla di illegale. Il governo ungherese lamentava il carattere politico di progetti che, in realtà, includevano programmi di aiuto destinati a persone con la sindrome di down; alla protezione dell’acqua potabile; oppure a campagne di advocacy per i diritti delle persone con tumori. Per ben 24 mesi le organizzazioni hanno subito forti danni: riduzione dell’attività  progettuale; impegno di risorse umane per contrastare l’attenzione mediatica negativa; sospensione temporanea dei benefici fiscali, dei registri delle sedi associative e domiciliari.
Leggi sulle ONG, come quelle emerse in Asia, in Africa, nel Mondo Arabo e nelle zone post-sovietiche, arriveranno sicuramente in Europa, complicando notevolmente il quotidiano delle organizzazioni e rendendole molto più vulnerabili all’arbitrarietà amministrativa. Di nuovo, l’Ungheria potrebbe stare anticipando una pratica che si diffonderà.
 
5. Violenza fisica e verbale dei fondamentalisti
Jo Cox, deputata laburista inglese, è stata uccisa a Londra il 16 giugno 2016. Non lavorava nel Terzo Settore in quel momento (l’aveva fatto per anni), ma indica un clima dove la violenza politica diventa una cruda realtà, e quindi le minacce non sono più ipotetiche.
Krassimir Kanev, direttore del Comitato Helsinki in Bulgaria, attaccato e colpito in faccia il 27 Ottobre a Sofia.
Attacchi anche digitali e di hacking (come DCLeaks) sono diventati quotidiani.
 
Conclusione e previsioni
I protagonisti del 2017 non saranno le ONG per la difesa dei diritti umani, né tanto meno le difficoltà a cui sono esposte. Lo scenario 2017 sarà, come per lo scorso anno, caratterizzato dalle elezioni politiche (in Francia, Germania, Repubblica Ceca) e, forse, dal riaffiorare delle difficoltà economiche nell’Europa meridionale.
Ma lo spazio per le organizzazioni che lavorano in difesa dei diritti umani si restringerà invece sempre più, soprattutto in alcuni Paesi. È ormai evidente e visibile a tutti la pressione cui sono esposte le organizzazioni della società civile: non si tratta più di una questione locale o secondaria. Le ONG soffrono una pressione di evidente carattere politico: vengono negati i diritti e le libertà, ma anche il pluralismo sociale e politico.
Questa pressione è un sintomo chiaro di quella visione monolitica secondo cui essere contro il potere  rappresenta un tradimento alla nazione.
I gruppi civili che si preoccupano della “stato di salute” della democrazia e del pluralismo hanno di fronte un’immagine – rappresentata da Russia, Turchia, e anche dagli Stati Uniti – di ciò che potrebbe presto accadere anche in Europa, a meno che non si verifichino tre passaggi fondamentali:
  • che vi sia un’azione sociale decisa a difendere l’autonomia della società civile;
  • che vi sia una maggiore partecipazione politica congiuntamente alla mobilitazione sociale;
  • infine, che vi sia un senso di unità fra le stesse forze democratiche.

 
Poiché mi sembra crescente la consapevolezza di quanto siano fondamentali questi tre passaggi, io ritengo (e spero) che il 2017 non sarà soltanto caratterizzato dalla pressione sulle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, o dalla chiusura dello spazio politico e sociale della società civile, ma piuttosto possa essere rappresentato da una risposta vigorosa degli attori sociali e politici, compresi i governi e le istituzioni europee, i media e i cittadini.
Nel nostro dibattito rimane aperta una questione: quale sarà il ruolo della filantropia nell’azione di difesa di una società civile indipendente, che è un elemento fondamentale delle democrazie europee.
 
Jordi Vaquer Fanés
 
Jordi Vaquer Fanés è il Direttore Regionale per l'Europa presso Open Society Foundations e co-Direttore dell'Iniziativa Open Society per l'Europa (OSIFE). In queste posizioni, Vaquer lavora per promuovere i valori e le istituzioni della società aperta nelle città e nei Paesi dell'Unione Europea e dei Balcani occidentali. Prima di OSIFE, è stato direttore del Centro di Barcellona per gli Affari Internazionali (CIDOB), un influente think-tank di relazioni internazionali nel Sud Europa.
 
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