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ONE: promuovere la Turchia attraverso la sua storia e le sue tradizioni

  • Pubblicato il: 15/10/2018 - 00:01
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DAL MONDO
Articolo a cura di: 
Giuseppe Mancini
Prosegue l’esplorazione di Giuseppe Mancini, giornalista italiano che vive a Istanbul, sulle progettualità culturali tra pubblico e privato in una Turchia, paese cardine, che da questa sponda del Mediterraneo guardiamo con attenzione, non disgiunta da pre-occupazioni e non solo per le dinamiche della lira. L’investimento in cultura sia pubblico che privato pare crescere. Ma quale cultura? Quali strategie? Quali gli attori? In questo numero leggiamo di ONE, una realtà anomala per il paese, che crea reti tra imprenditori e “va oltre il sistema consolidato delle fondazioni – ognuna attiva per proprio conto, autofinanziata, per programmi di lungo periodo, da realizzare sia autonomamente sia in collaborazione con le istituzioni. Per promuovere il paese fuori «dagli stereotipi occidentali», ci dicono, attraverso la tradizione culinaria e il patrimonio storico artistico”.
 
Nasce nel 2014 l’associazione ONE Ortak Nesiller Entegrasyonu, (l'integrazione del nome, è tra le generazioni) per promuovere la Turchia in sede internazionale, facendone conoscere la storia, la cultura e le tradizioni con iniziative di grande prestigio – gala, viaggi, presentazioni per la stampa – rivolte a decisori politici, leader economici, intellettuali.
Presieduta da Demet Sabancı, dell'omonima famiglia imprenditoriale; riunisce una trentina di persone e aziende accomunate dal desiderio di “lavorare per il bene comune” ed è consigliata da un comitato scientifico guidato dal celebre storico İlber Ortaylı, già direttore del museo-palazzo di Topkapı. L'obiettivo di fondo è quello di migliorare la percezione del paese anatolico, “combattendo i pregiudizi e gli stereotipi sedimentati nell'opinione pubblica soprattutto occidentale attraverso il richiamo a origini comuni e alla modernità condivisa”.
 
Come funziona
ONE rappresenta un caso molto speciale in Turchia che, va oltre il sistema consolidato delle fondazioni di famiglia e di imprese  – ognuna attiva per proprio conto, autofinanziata – e punta a riunire energie ed esperienze diversificate per elaborare programmi di lungo periodo, da realizzare sia autonomamente sia in collaborazione con le istituzioni e anche grazie a ulteriori sponsorizzazioni; molti membri sono comunque già attivi in altre fondazioni, di impostazione classica: “la priorità sono le idee e le strategie, più che fondi da spendere o ambizioni personali di visibilità”. Ogni membro paga una quota annuale, il gruppo si riunisce periodicamente negli hotel della Sabancı (il famoso Pera Palace, ad esempio); non c'è una segreteria, né un ufficio di riferimento."
 
Anche l’area di intervento è molto diversificata: l'arte contemporanea, il rituale dell'hamam, i musei dei mosaici nel sud-est, la gastronomia. ONE, ad esempio, ha fatto sì che lo chef Wolfgang Puck – con ristorante anche a Istanbul – preparasse per la cena degli Oscar alcune specialità turche: l'Adana kebab, le içli kofte ripiene di carne macinata e spezie, un dolce fatto con la zucca – a detta di Demet Sabancı, hanno riscosso sorpreso successo.
Responsabile della sezione gastronomica della ONE è Özlem Gençoğlu, che ci ha spiegato dettagliatamente gli ulteriori e più articolati progetti dell'associazione. Il traguardo che si pongono per il lungo periodo è dichiaratamente temerario: trasformare la Turchia in nuova destinazione mondiale del turismo gastronomico”; e dopotutto, sia Gaziantep sia Antiochia – di tradizioni culinarie millenarie e variegate, al centro di rotte commerciali da Oriente a Occidente – fanno già parte del network Unesco delle città creative.
Vogliono arrivarci, ovviamente, attraverso obiettivi intermedi. Il primo è quello su cui stanno lavorando al momento: far sì che famosi chef internazionali introducano piatti turchi – piatti elaborati, non il cibo di strada rifilato ai turisti – nei loro menù. Hanno selezionato i piatti più rappresentativi insieme a ristoranti e scuole di cucina, successivamente inviteranno degli ospiti – i primi: alcuni che lavorano a Dubai – a cui i colleghi turchi insegneranno a prepararli (l'accorgimento è quello di scegliere ricette con ingredienti che possono essere facilmente reperibili dappertutto). Si passerà poi all'Europa, forse all'Estremo oriente.
 
L'ulteriore livello di avanzamento è una partnership con la Turkish Airlines, premiata per la qualità dei servizi che offre in volo, per promuovere insieme il progetto (con quei piatti selezionati che vanno a comporre un intero menù a bordo). Inoltre, prendendo ad esempio le soap opera brasiliane “dove spesso i protagonisti cucinavano o si ritrovavano a casa, in momenti conviviali”, pensano di poter far inserire ricette e piatti locali anche nelle famose serie televisive turche che imperversano soprattutto nei paesi ex ottomani e musulmani.
 
La strada dei mosaici
Un progetto fare per l'associazione è però “la strada dei mosaici”, che punta a dare maggior visibilità agli straordinari musei dei mosaici nell'area già ellenistica e romana al confine con la Siria, tutti dotati di nuove e più grandi strutture negli ultimissimi anni: Antiochia, Kahramanmaraş, Gaziantep/Zeugma, Şanlıurfa. Un progetto articolato che ha come obiettivo immediato di far conoscere i musei a decisori politici e intellettuali – sono state organizzate serate a Istanbul, a Gstaad, a New York, a Venezia, oltre a conferenze e visite in loco –  ai quali si affiancano programmi per  rendere partecipi le popolazioni locali e soprattutto le nuove generazioni affinché li sappiano curare e valorizzare in futuro, trasformando le quattro città in destinazioni turistiche internazionali di qualità.
 
ONE vuole andare oltre la contingenza politica particolarmente difficile per le reazioni al golpe fallito del 2016, con la Turchia percepita come avvolta in una spirale inarrestabile di regressione democratica e crisi economica; l’acronimo del nome – nella versione inglese, – è “old, new”... e soprattutto “eternal”. ONE definisce la propria strategia come mecenatismo post-moderno, che mette a disposizione contatti e capacità di coordinamento e fa lavorare insieme le istituzioni (nazionali e locali) con la classe imprenditoriale: non si sostituiscono al ministero della Cultura e del Turismo e alle municipalità del sud-est, ma cercano di farli dialogare e convergere verso un obiettivo comune. Fanno da apripista e da catalizzatore, come nel caso degli eventi in fase di progettazione per l'Anno della Turchia in Giappone (2019) e poi per la Cina. Offrono a molti un modello da seguire.

 
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