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Mappe di vetro nella città d’acqua. Stato dell’arte trasparente fra Stanze del Vetro e Venice Glass Week

  • Pubblicato il: 15/09/2017 - 09:40
Autore/i: 
Rubrica: 
FONDAZIONI PER LA CULTURA
Articolo a cura di: 
Amerigo Nutolo

Al centenario della nascita di Ettore Sottsass, celebrato con sessant’anni di lavori esposti nelle Stanze del Vetro di Pentagram Stiftung e Fondazione Giorgio Cini, seguono l’esposizione su Vittorio Zecchin e, soprattutto, la prima edizione della glass week veneziana, che attraverserà tutti i centri di cultura vetraria della città, in un omaggio inedito a quest’arte. Dalla conversazione con David Landau, che con sua moglie Marie-Rose Kahane dà impulso a queste progettualità, emergono la valutazione delle azioni intraprese per il rafforzamento dell’arte del vetro e il loro motivo profondo: l’assoluta fiducia nel bello e nella qualità come propulsori di cambiamento, e una radicata passione.
 


Le Stanze del Vetro è tra i progetti espositivi più raffinati e responsabili della scena artistica: la gratuità della visita e delle guide, la cura della didattica e la pervasività dell’impianto divulgativo, l’accessibilità, la qualità con pochi confronti dell’allestimento, la nascita d’un Centro studi sul vetro e la sede delle due mostre annuali – che vedono Pentagram Stiftung dar forma al progetto assieme alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio, a Venezia. Tutto è parte di un solo gesto culturale che mira a aprire i segreti e i sentieri di un materiale denso di storia, abilità e saperi operai, esperimenti, ricerche e scambi secolari, facendoli trasparire attraverso le opere migliori dell’arte vetraria dell’ultimo secolo.
 
Abbiamo conversato con David Landau, che con la moglie Marie-Rose Kahane ha fondato la Pentagram per dare vita alle Stanze del Vetro.  Collezionisti, donatori per il Metropolitan Museum di molti lavori di Carlo Scarpa firmati per Venini, che oltreoceano danno lustro all’arte del vetro e italiana. Il legame fra la famiglia di imprenditori Kahane e Venezia, la professionale affinità all’arte della moglie, il percorso a alti livelli di Landau come curatore e storico d’arte rinascimentale, esperto di stampe e fondatore dei Print Quarterly, non rendono ragione di quella che è anzitutto cresciuta come una passione e un amore comune nel corso della loro unione. Landau, medico di formazione e imprenditore, pioniere di calibro internazionale per i primi free press di annunci di acquisto/vendita, da anni attivo nel ramo del venture capital per disruptive e clean technology, è di famiglia di commercianti internazionali (con radici anche a Trieste). Un brevissimo passaggio alla presidenza dei Musei Civici Veneziani e – due anni dopo, con in tasca il sogno di un museo del vetro contemporaneo in grado di rilanciare il cluster muranese, avvia come propulsore la kunsthalle di San Giorgio. Oggi, dopo cinque, il vetro è uscito dal cono d’ombra, e si vede come il suo concepimento, la sua generazione siano più stratificati, dinamici, affascinanti di tanta altra arte. Perché il miglior vetro è sempre una storia di sfide.

Se l’immersività tecnologica e la proliferazione di storytelling saturano gli spazi della fruizione artistica, tornare – col vetro – alla semplice prossimità con l’oggetto artistico, puntare alla libertà dell’esperienza dello spettatore nella relazione diretta, sopra ogni cosa, con l’opera, è la sfida più grande. Forze vitali di mani, soffio, fusione di sabbie e polveri, penetrano l’osservatore: un insieme di consistenze, luci, forme – sintesi alchemica di espressività e immediatezza – permea anche gli oggetti d’uso.

Dice David Landau: "Il progetto delle Stanze del Vetro comporta due mostre all’anno – e ha due motivi: far vedere le cose più belle, più vere, realizzate nell’ambito del soggetto trattato dall’esposizione e pubblicare su di esse un catalogo il più studiato e definitivo possibile, immune da decisioni commerciali o idee in grado di alterare la storicità degli oggetti. E’ fondamentale che gli oggetti siano bellissimi e parlino da soli. Sono storico dell’arte – anche se non del vetro – e mi sono occupato di mostre tutta la vita. Quel che importa è far vedere l’oggetto dal vivo, com’è in realtà. Le riproduzioni arrivano dopo – o  si passa da Instagram, al massimo, per essere invogliati a vedere l’oggetto, senza farsi un’idea dalle riproduzioni: è importante che nelle nostre mostre ci siano solo opere meravigliose, le più significative: si tratti di Scarpa, vetri finlandesi o austriaci. Un oggetto bello può agire sulla mente di chi lo vede (ciò che non accade con il commento o la riproduzione) e cambiargli la vita. E’ importante che la gente li veda. Ci sono musei pieni di quadri noiosissimi, interessanti per studiosi come me, senza rilievo per la vita di tutti i giorni: credo sia un errore dei musei. Dovrebbero esserci sale dedicate agli studiosi e sale per visitatori non preparati, che sarebbero enormemente felici fra le poche decine di dipinti o sculture, di tutto il museo, di altissima qualità. L’errore è non capire che la qualità è al centro di tutto e cambia la vita, aggiunge qualcosa a quel che uno sente e sa, senza bisogno di alcuna mediazione.”

Le Stanze scavalcano la supermediazione tecnologico-culturale con la disintermediazione, l’accentuazione del senso presente: può quest’impalcatura di vetro facilitare persone di classe e formazione diversa nella ricostruzione di una comunità consapevole attorno al suo patrimonio? “Quel che stiamo cercando di fare è ridare dignità al vetro. Molte fabbriche muranesi negli ultimi decenni si sono dedicate alla quantità anziché alla qualità e – non si dice mai troppo chiaramente – molti vetri spacciati per muranesi vengono dalla Cina. Ciò ha avuto effetto su muranesi e veneziani: nel tempo si son sempre più vergognati di ciò di cui andavano fieri e che rappresentava un punto d’orgoglio: c’è vetro di bassa qualità in centinaia di vetrine – e neppure di Murano! [n.d.r. il settore è frammentato e soggetto a mutamenti valutabili meglio con una sua conoscenza storica] Oggi proviamo a ridare dignità e motivo d’orgoglio a una tradizione vetraia che aveva riscontro in tutti gli ambienti e le classi di Murano e Venezia: tutti avevano un oggetto fatto a Murano, i bicchieri, qualcosa di prezioso arrivato dalla nonna, da una nascita, un matrimonio. Per mutare il contesto ci concentriamo sulla qualità e facciamo vedere anche quella di altri paesi. I muranesi vengono tutti a vedere le nostre mostre (e lo si vede anche stando in un angolo della stanza ad ascoltare, come faccio spesso) anche se si tratta di cose diverse dal loro stile, e son sempre di più anche i veneziani. Ogni mostra segna un record rispetto a quelle precedenti. L’ultima su Sottsass ha fatto 47.136 ingressi. Più di Scarpa. Vengono i vetrai, con le loro famiglie, e li incoraggiamo chiedendogli di far lezioni e visite guidate anche per mostre non legate a Murano, e spiegare al pubblico come venivano fatti questi vetri, raccontare le storie di Murano, del vetro: cosa che nobilita tanto il vetro che la loro professione.”  

Sull’influsso delle Stanze del Vetro, in ambito produttivo, Landau aggiunge: “Ho solo la chiara impressione che, dopo cinque anni, sia tornato, aumentato, il desiderio di far cose belle, più ardite, a Murano: invitare designer, artisti, italiani e stranieri.

La reazione di Murano, di Venezia e fuori all’idea della Venice Glass Week, mi ha colpito: non avevo mai visto una cosa simile. 140 eventi dedicati al vetro in 7 giorni. Moltissime mostre di artisti del vetro che ci hanno chiesto di partecipare. Bob Wilson – abbiamo già in programma la sua mostra per l’anno prossimo – ad inizio agosto ci ha cercato tramite Jean Blanchaert per chiederci se nel festival c’è spazio per far vedere alcune sue opere. Wilson colleziona, produce, ama molto il vetro: che ci chiami per quest’occasione è confortante. Mostra una speranza di far cose più belle, importanti, decisive, coraggiose. In questo senso un qualche effetto l’abbiamo avuto.”
 
Ci si chiede se questa sperimentazione sul vetro non sia una cura agopunturale a problemi di capacità di riorganizzazione, collaborazione, apertura cronici della città. “E’ questo che ci fa più piacere di ogni altra cosa: tutte le istituzioni cittadine sono coinvolte. Non credo che in molti anni si trovi un precedente in cui tutte si siano messe insieme. Che da un comitato promotore di soli quattro membri (Musei Civici, Cini, Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti e Promovetro si sia vista tutta la città mettersi insieme per la promozione del vetro è quasi un miracolo. Fa vedere un livello di comunicazione e alleanze inedito. Ci saranno una maratona, un concerto etc. dedicati al vetro. Tutto è stato fatto insieme. Ne sono felicissimo. Ai tempi della Presidenza dei Musei Civici mi colpì la mancanza di collaborazione fra istituzioni cittadine, motivata dalle politiche diverse o dal fatto che non ci fosse un’amicizia. L’arte si fa non con le “politiche”, ma facendo vedere cose belle. E se 1+ 1 fa 3, qui siamo in 100 a fare 140 eventi.”

E la maturazione, con la lentezza delle istituzioni, riguarda anche il rapporto con la ricerca sul vetro. Fondando il Centro Studi, Landau parlava della sproporzione fra le centinaia di tesi su Tiziano e le due-tre dozzine sul vetro: oggi alle migliaia di documenti raccolti (e salvati), sempre più utilizzati da studiosi in sede, si aggiungono i due nuovi assegnisti di IUAV che si dedicheranno alla chimica del vetro e al suo design, coinvolgendo i laureandi in nuove esperienze sul patrimonio muranese. Lo stesso logo e parte della comunicazione e del website della Glass Week sono frutto di una collaborazione con IED (la app sarà a firma H-FARM) e Ca’ Foscari ha docenti molto vicini alla materia, in grado di stimolare la partecipazione alle mostre e ai simposi: gli studenti contano per circa l’80% delle affluenze e se all’inizio agli incontri non c’era quasi nessuno, oggi si vede in media partecipare almeno 150 persone.
La gratuità e l’impianto didattico dei laboratori, esperenziali, gratuiti, mirano a far vedere ogni mostra alle scuole elementari, medie, licei di terraferma, Venezia e Murano, e delle cittadine più legate alla Laguna. “I genitori di questi bambini, ai tempi, a scuola, spesso non hanno mai sentito parlare del vetro. Oggi i loro figli lo conoscono dal vivo, con dei maestri vetrai, mettendoci mano o una visita all’Abate Zanetti. Senza voler insegnare nulla a nessuno, dico che, piano piano, questo può avere un effetto su di loro, le loro famiglie, la vita di Venezia e Murano. Una buona percentuale di questi bambini sta crescendo capendo cos’è il vetro, che ci sono delle cose belle. Così cambia la awareness del vetro e aiutiamo la città a occuparsene e amarlo di nuovo.”  Landau passa molto del suo tempo a Venezia, dove i suoi figli stanno crescendo.
 
Per la Glass Week si presenterà nelle Stanze l’opera di Vittorio Zecchin per Venini & Cappellin. “Spero questa renda merito a Zecchin della rivoluzione che seppe portare a Murano nel 1921. Come direttore artistico dell’azienda egli portò il modernismo nel vetro di una Murano molto ripiegata sul decorativo e gli animali di vetro, e fu il primo pittore a esser chiamato da un’azienda muranese alla direzione artistica di una fornace. Cambiò in tre mesi, con intelligenza e forza, la storia di Murano, inventando questi vasi – anche dov’erano ripresi dal Veronese – semplificando le linee e capendo che il futuro era nell’assenza di decorazione e nella pulizia del design.” Così Landau sul maestro. “Murano rinacque dalle regole applicate da Zecchin.”
 
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Ph: Vittorio Zecchin - Vasi in vetro trasparente 1921-1925 - Courtesy Le Stanze del Vetro - Pentagram Stiftung / Fondazione Giorgio Cini