Italia Non Profit - Ti guida nel Terzo Settore
 

L'impegno della filantropia istituzionale europea a favore della cultura

  • Pubblicato il: 12/06/2018 - 17:49
Rubrica: 
DOVE OSA L'INNOVAZIONE
Articolo a cura di: 
Vittoria Azzarita

Dal 29 al 31 maggio, la città di Bruxelles ha ospitato la 29esima edizione dell'Assemblea Generale dello European Foundation Centre (EFC), la più grande conferenza internazionale del settore filantropico. Dedicato per la prima volta alla cultura e alla sua capacità di connettere i cittadini e unire le comunità, il meeting dello EFC ha posto in evidenza il ruolo fondamentale che la cultura gioca nell'immaginare l'Europa del futuro. In un momento di profonda crisi dei valori europei, diventa necessario investire nella costruzione di un nuovo progetto europeo basato sulla condivisione, sulla solidarietà e sulla creazione di ponti a molti livelli e in molti campi, puntando sulla cultura come risorsa capace di favorire la pace, la democrazia, lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale. Solo attraverso una migliore e più intensa collaborazione tra il settore culturale e la filantropia istituzionale sarà possibile ottenere risultati duraturi nell'interesse di tutti e non di pochi. Perché, come è stato ripetuto più volte nel corso della conferenza, “culture matters. It always has and it always will in a civil society”.


La cultura è la chiave del nostro sviluppo; è ciò che favorisce la formazione di una visione ampia e aperta del mondo e ci stimola a riflettere sulla società e sulle sfide complesse della nostra contemporaneità”. Con questo messaggio Luc Luyten, Chair della Belgian Federation of Philanthropic Foundations, ha aperto la 29esima Assemblea Generale dello European Foundation Centre (EFC)[1], dedicata per la prima volta alla cultura e al ruolo che la filantropia istituzionale può giocare per rendere la cultura una priorità condivisa a livello europeo. Non è un caso che la più grande conferenza internazionale del settore filantropico – ospitata quest'anno nella città di Bruxelles, dal 29 al 31 maggio, e intitolata “Culture matters: Connecting citizens, uniting communities” – abbia colto l'occasione offerta dall'Anno Europeo del Patrimonio Culturale per porre al centro del dibattito la capacità della cultura di connettere le persone e di unire le comunità, in un momento in cui l'Europa sta affrontando la crisi più profonda dei propri valori e principi costitutivi.
 
 
L'importanza della cultura per il futuro dell'Europa
In uno scenario in cui molti segnali destano ansia e preoccupazione per il futuro dell'Europa, le istituzioni politiche, la comunità filantropica internazionale e la società civile sono chiamate a collaborare e unire le forze per far ripartire il progetto europeo. “L'Europa è diventata un campo di battaglia tra populisti e riformisti, tra alleati e nemici di un futuro europeo solido e condiviso” ha detto Jan Goossens, Direttore del Festival di Marsiglia durante la plenaria di apertura della conferenza, sottolineando come “le continue difficoltà economiche, le profonde sofferenze sociali e la crisi migratoria abbiano contribuito alla devastante percezione dell'Unione europea quale entità profondamente incapace di offrire risposte collettive e coraggiose ai problemi reali e urgenti” dei propri cittadini. Se vogliamo evitare che gli antagonismi, le divisioni e le frammentazioni oggi presenti in Europa portino al collasso dell'Unione europea, per Jan Goossens diviene necessario “inventare una nuova cultura europea condivisa”, coinvolgendo maggiormente gli artisti e gli operatori culturali nei processi di formazione delle politiche europee, in virtù della loro capacità di prevedere il futuro e di immaginare soluzioni innovative e inaspettate. “Ovviamente - ha continuato Jan Goossens - l'arte e la cultura da sole non possono bastare, in quanto hanno bisogno di essere parte di una conversazione più grande, di una visione più ampia e ambiziosa della società europea in cui ci piacerebbe vivere nei prossimi dieci anni e dei valori di solidarietà e di apertura” di cui abbiamo un estremo bisogno.
 
È qui che le fondazioni possono svolgere una funzione risolutiva, in quanto possono essere più innovative e più coraggiose rispetto ad altri tipi di istituzioni. La loro capacità di sperimentare le rende affini al mondo dell'arte e della cultura e fa sì che esse siano degli interlocutori privilegiati per intraprendere azioni congiunte volte a promuovere e sostenere il dialogo interculturale, gli scambi culturali e la mobilità degli artisti e dei cittadini, anche oltre i confini dell'Europa. Se è vero che la cultura e i valori sono due facce della stessa medaglia, per dar vita a comunità resilienti abbiamo bisogno di costruire un nuovo senso di appartenenza all'Europa, abbiamo bisogno di passare da una società basata sulla paura a una società basata sulla fiducia. In questo le fondazioni possono giocare un ruolo fondamentale in quanto hanno le competenze e l'esperienza necessarie per attivare ponti e connessioni tra le istituzioni europee, i policy makers e le persone che quotidianamente lavorano sul campo.
 
 
Un momento favorevole per la cultura in Europa
Grazie alla partecipazione di oltre 600 rappresentanti delle principali fondazioni mondiali ed europee e all'offerta di un programma interamente dedicato ai diversi aspetti del settore culturale, la Conferenza dello EFC ha rappresentato un traguardo particolarmente significativo nell'ambito del lungo processo di accreditamento che la cultura ha dovuto affrontare nel complesso panorama politico europeo. I numerosi dibattiti che hanno animato la tre giorni belga hanno posto in evidenza come ci troviamo in un momento particolarmente favorevole per la cultura in Europa. Nina Obuljen Koržinek, Ministro della Cultura della Croazia, ha dichiarato che “negli ultimi venti anni sono stati compiuti importanti passi avanti nel mettere la cultura al centro del dibattito politico europeo, o almeno nel fare avvicinare la cultura al centro del dibattito”.
 
Anche se le risorse destinate al settore culturale a livello europeo continuano ad essere piuttosto scarse rispetto al budget complessivo dell'Unione europea (la Commissione europea ha proposto un budget complessivo per il periodo 2021-2027 pari a 1.135 miliardi di euro, a fronte di un budget pari a 650 milioni di euro per il sottoprogramma “Cultura” di Europa Creativa), la europarlamentare Silvia Costa – intervenuta al meeting dello EFC con un videomessaggio – ha sottolineato come oggi la cultura sia tra le priorità di molte istituzioni europee e possa contare su diversi documenti di notevole rilevanza quali: la Comunicazione della Commissione europea per rafforzare l'identità europea grazie all'istruzione e alla cultura; le Conclusioni del Consiglio europeo del 14 dicembre 2017, scaturite a seguito del dibattito tra i leader dell'UE su cultura e istruzione e del vertice sociale tenutosi a Göteborg nel novembre 2017; la nuova Agenda europea per la cultura[2]; e la definizione del nuovo programma Europa Creativa per il periodo 2021-2027. Per capitalizzare tale risultato, Silvia Costa ha rivolto un appello al mondo della filantropia affinché l'eredità dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale sia valorizzata attraverso l'impegno e il coinvolgimento delle fondazioni europee nel sostenere un numero sempre crescente di progetti culturali transnazionali, in grado di contribuire non solo all'innovazione e all'inclusione sociale ma anche alla creazione di un più forte senso di appartenenza all'Europa, contro l'emergere dei nazionalismi e dei populismi.
 
Allo stesso tempo sta cambiando anche il modo di raccontare la cultura e i benefici prodotti dal settore culturale. Il Segretario Generale di Europa Nostra, Sneska Quaedvlieg-Mihailovic, ha fatto notare come rispetto a dieci anni fa quando si parlava di cultura soprattutto in termini di crescita economica e di posti di lavoro, oggi la cultura è percepita come una risorsa trasversale capace di incidere positivamente sulla società nel suo complesso. Un esempio concreto di questo cambio di prospettiva è ravvisabile nell'inserimento del programma Europa Creativa tra gli interventi che fanno parte dell'ambito denominato “investire sulle persone, la coesione sociale e i valori”. Questo, per il Segretario Generale di Europa Nostra, testimonia che siamo giunti a un punto di svolta nella comprensione dell'importanza, anche politica, del patrimonio culturale e che si sta diffondendo una maggiore consapevolezza del valore, o meglio dei molteplici valori della cultura, anche se siamo ancora lontani da un utilizzo effettivo di questa nuova narrativa nella vita reale.
 
 
L'arte e la cultura al cuore della filantropia
A tal proposito, le istituzioni filantropiche risultano essere un attore in grado di incentivare la nascita e lo sviluppo di progetti che usano la cultura come strumento di cambiamento sociale. Le oltre trenta sessioni parallele[3], insieme alle attività e agli eventi culturali che hanno avuto luogo nel corso della Conferenza Generale dello EFC, sono state l'occasione per presentare alcune delle iniziative che molte fondazioni europee stanno portando avanti in diversi ambiti e contesti geografici grazie all'uso della cultura come risorsa capace di favorire la pace, la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la coesione e l'inclusione sociale.
 
Un ambito in cui anche le fondazioni italiane dimostrano di essere molto attive, come messo in evidenza dalle esperienze presentate a Bruxelles nel corso di diverse sessioni parallele. Ad esempio, all'interno della sessione parallela dedicata alle connessioni tra arte e natura Elena Jachia, direttore dell'area ambiente della Fondazione Cariplo, ha presentato il “Programma AttivAree” tramite cui la Fondazione Cariplo si sta occupando della rinascita di due aree marginali lombarde: l'Oltrepò Pavese e l'alta montagna bresciana nelle valli Trompia e Sabbia. Molte sono le azioni messe in campo nel tentativo di arrestare il fenomeno dell'abbandono che ha caratterizzato queste aree, come le partnership internazionali con Airbnb e il Giffoni Film Festival, che hanno consentito di esprimere attraverso l'arte contemporanea e la cultura visuale, il patrimonio naturalistico, artistico e culturale di quei luoghi. Nicola Ricciardi, direttore artistico delle OGR - Officine Grandi Riparazioni di Torino, è intervenuto invece nella sessione parallela che ha esplorato - attraverso la prospettiva delle persone che lavorano in importanti centri culturali - quali sono gli ingredienti che servono per creare un hub culturale che possa diventare un punto di riferimento per un'intera città, a partire dalle iniziative che sono state attuate per assicurare il coinvolgimento dei cittadini e dei futuri fruitori fin dalla fase di pianificazione degli interventi di recupero architettonico degli spazi. Ricciardi ha raccontato l'esperienza delle OGR di Torino, la cui sede è stata acquistata e ristrutturata dalla Fondazione CRT, trasformando le ex officine per la riparazione dei treni in nuove “Officine” della cultura contemporanea, dell'innovazione e dell'accelerazione d'impresa a vocazione internazionale.
 
Matilde Trevisani, Project Manager della Fondazione Adriano Olivetti ha preso parte alla sessione parallela volta ad approfondire il rapporto tra città di successo e il patrimonio industriale costruito. Condividendo l'esperienza della Fondazione Adriano Olivetti e della candidatura di Ivrea a Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO, ha partecipato al dibattito sul ruolo che possono avere la cultura, i patrimoni post-industriali e i siti culturali nel guidare una trasformazione significativa dei contesti urbani, accrescendo la resilienza economica, la coesione sociale e il senso di appartenenza alla comunità. Matteo Bagnasco della Compagnia di San Paolo è stato tra i relatori della sessione parallela che ha affrontato le sfide relative allo sviluppo e al coinvolgimento dei pubblici. In particolare, il suo intervento ha presentato il caso del bando “Open” promosso dalla Compagnia di San Paolo, soffermandosi sul progetto “Adotta un pianista”, iniziativa nata nel 2015 con l'obiettivo di intercettare nuovi pubblici della musica classica, portando la cultura in luoghi non convenzionali come lo spazio dell'abitazione privata che viene trasformato in un luogo culturale aperto al pubblico.
 
Questo profondo interesse del settore filantropico nei confronti della cultura è alla base anche della nascita di una nuova area tematica incentrata sull'arte e sulla cultura all'interno dello EFC, che è stata presentata ufficialmente a Bruxelles in una delle sessioni parallele della Conferenza. Nata a seguito di un incontro che si è tenuto il 9 e 10 marzo 2017 tra i membri dello EFC più attivi nel settore dell'arte e della cultura, la piattaforma intende diventare un luogo di incontro in cui mettere insieme idee e creare una strategia condivisa in grado di identificare le sfide da affrontare nell'ambito culturale, che rappresenta una delle prime cinque aree di intervento delle fondazioni che fanno parte dello EFC. A partire dal riconoscimento della partecipazione del pubblico come fattore chiave della cultura contemporanea, il nuovo network tematico dello EFC si è chiesto in che modo le istituzioni filantropiche possano incoraggiare il coinvolgimento del pubblico nelle arti e nella cultura.
 
Nell'esplorare questo argomento, e le domande e le sfide corrispondenti, a gennaio 2018 la nuova area tematica dello EFC ha deciso di lanciare un sondaggio[4] - ancora aperto - con lo scopo di tracciare una mappatura per comprendere meglio il paesaggio di riferimento. Ad oggi, hanno partecipato all'indagine 23 fondazioni attive in 12 Paesi europei, che dedicano all'arte e alla cultura circa il 20% del proprio budget, complessivamente pari a 2,7 miliardi di euro, attraverso l'apporto sia di un sostegno finanziario (bandi, premi, e così via) sia di un supporto non finanziario (condivisione di conoscenze e competenze, supporto strategico, accesso a reti e associazioni internazionali, partecipazione a workshop, accesso gratuito ai servizi e alle attrezzature). Anche se ancora poco conosciuta dalla comunità filantropica internazionale, l'auspicio è che la nuova area tematica dedicata all'arte e alla cultura dello EFC possa davvero contribuire a porre la cultura al centro dell'agire filantropico, promuovendo usi innovativi del patrimonio culturale per favorire la crescita economica, l'occupazione, la coesione sociale e la sostenibilità ambientale attraverso la creazione di spazi di incontro e di condivisione in cui le persone possano conoscersi, parlarsi, lavorare insieme e imparare le une dalle altre.
 
Per raggiungere questi obiettivi diventa indispensabile avere fiducia nelle persone con cui si decide di collaborare, dare loro l'autonomia di cui hanno bisogno e adottare un approccio olistico alla cultura e al patrimonio culturale, attraverso lo sviluppo di politiche integrate. In particolare, secondo Francisco de Paula Coelho - Dean dell'European Investment Bank Institute - “abbiamo bisogno di coinvolgere in maniera più sistematica il settore privato”. Dal suo punto di vista il dibattito intorno all'uso intelligente della cultura e del patrimonio culturale “deve evolvere per rendere l'opinione pubblica consapevole del fatto che i fondi pubblici da soli non sono sufficienti. Anche se i budget a livello nazionale ed europeo domani triplicassero o quadruplicassero, non basterebbero comunque perché i bisogni finanziari del patrimonio culturale sono stratosferici. Abbiamo bisogno di un cambio di mentalità. L'opinione pubblica deve capire che in molti casi la scelta non è tra soldi pubblici e privati, la scelta è tra soldi privati oppure lasciare che la cultura e il patrimonio culturale siano destinati a sparire del tutto”.
 
 
Uniti nella diversità
Proprio questo bisogno di prendersi cura della cultura, di proteggerla, di trasmetterla alle generazioni future, è ciò che secondo Massimo Lapucci – Presidente dello EFC e Segretario Generale della Fondazione CRT – rende davvero essenziale il ruolo della filantropia istituzionale. Nel suo discorso di chiusura dell'Assemblea Generale dello EFC, Lapucci ha voluto ribadire che “la cultura crea connessioni e ponti tra le società, le comunità, le identità e soprattutto tra le persone”. Grazie alla capacità delle fondazioni di pensare e di lavorare a lungo termine, la filantropia istituzionale può aiutare a costruire nuovi ponti tra le generazioni per far sì che la cultura sia un asset di cui si può godere nel presente ma anche una eredità che potrà essere apprezzata nel futuro. “Attraverso i progetti di restauro e conservazione, le fondazioni stanno incoraggiando la rigenerazione urbana, preservando il paesaggio e trasformando gli spazi pubblici in patrimonio culturale accessibile a tutti. Come abbiamo ripetuto molte volte nel corso di questi giorni: la cultura è importante. Lo è sempre stata e lo sarà sempre in una società civile”.
 
Una società civile che ha bisogno a sua volta di essere protetta, a causa del momento storico che stiamo vivendo. In virtù di ciò, Massimo Lapucci ha dichiarato che “è tempo di un mercato unico 'senza frontiere' per la filantropia, per aiutare il settore a fare ciò che sa fare meglio: migliorare la qualità della vita quotidiana delle persone, generare impatto positivo e promuovere una cittadinanza più attiva focalizzata sul perseguire il bene comune. Questo è il modo per avvicinare i cittadini alle istituzioni e consentire alla filantropia di essere il 'collante' sociale più forte possibile, supportando i principi di democrazia, uguaglianza, libertà e pluralismo”. Se vogliamo trovare una soluzione alla profonda crisi che stiamo attraversando come cittadini europei, “forse – ha continuato Lapucci – la più grande sfida per l'Europa, o per l'Europa nella quale vogliamo vivere, consiste nel riconciliare due aspetti non conciliabili almeno in linea teorica: la diversità culturale e l'unità politica. Senza la diversità culturale, l'Europa sarà più debole, in quanto la varietà dei linguaggi, delle culture e delle tradizioni locali è la nostra vera ricchezza e per questo deve essere protetta e rafforzata. Allo stesso tempo, però, senza l'unità politica l'Europa è condannata a essere distrutta. Per questo l'Europa deve essere una dal punto di vista politico, ma plurale dal punto di vista culturale. Solo in questo modo sarà capace di dare il meglio di sé e di non rassegnarsi all'irrilevanza”. Mai come ora l'Europa ha bisogno di riscoprire e di salvaguardare i suoi valori costitutivi come la democrazia, la solidarietà e i diritti fondamentali. Diviene quindi cruciale instaurare un dialogo aperto, una conversazione permanente tra le istituzioni europee, la filantropia istituzionale, il settore culturale e la società civile, perché “ciò che non possiamo fare da soli, può essere fatto meglio insieme”.

 

 
[1] Lo European Foundation Centre (EFC) è la principale rete europea dedicata allo sviluppo della filantropia istituzionale in Europa e nel resto del mondo. Con lo scopo di essere la voce della filantropia istituzionale in Europa, lo EFC promuove e diffonde il valore del settore filantropico all'interno della società e aiuta i propri membri a rafforzare i benefici prodotti dalle fondazioni e dagli altri enti erogativi.
[2] Per approfondire il tema della nuova Agenda europea per la cultura, si veda l'articolo di Erminia Sciacchitano “Perché un’Agenda europea per la cultura” sul Giornale delle Fondazioni
[3] L'elenco completo delle sessioni parallele ospitate nel corso della Conferenza Generale dello EFC si rimanda al programma dell'evento
[4]       Il questionario può essere compilato qui