Italia Non Profit - Ti guida nel Terzo Settore
 

#lezionidigreco

  • Pubblicato il: 19/02/2018 - 18:20
Autore/i: 
Rubrica: 
IN QUESTO NUMERO
Articolo a cura di: 
CS

Un museo non è per sempre, 
a meno che non si ricordi di essere struttura viva, organica, destinata a continue mutazioni,
attraverso il lavoro dei suoi ricercatori, il dialogo sempre più stretto con i cittadini, con i visitatori, con i partner
C.Greco  con M.Felicori in questo numero


 

A due settimane dalle elezioni, la scadente qualità del dibattito politico, sceso a qualsiasi mezzo per il consenso, è lo specchio del tempo nel quale non ci riconosciamo. Davvero?

Di statisti neppure l’ombra e, come afferma il mensile VITA, il quarto potere ha una grande co-responsabilità, a partire dai talk televisivi. “Invece di provare a raccontare i fatti, si presta al gioco. Nessuno ascolta la voce dei territori e delle comunità (…) Si usa lo sciaccallaggio, i casi di cronaca (…), i punti di riferimento e le categorie del passato (fascismo vs comunismo), le piazze. (…) in una rissa che non fa prigionieri e gioca con il rischiosissimo fuoco della rabbia (…). A rimetterci è la realtà. (…)
Le forze di destra e centro destra parlano dell'invasione da parte degli stranieri via mare che causa una crescita esponenziale dell'illegalità e della delinquenza. Le forze di centro sinistra e sinistra replicano agitando lo spauracchio del fascismo e di un'imminente pericolo per la democrazia. Paura contro paura. Ma soprattutto falsità contro falsità.”

Dov’è l’invasione?  Il 2017 ha registrato il numero più basso di migranti giunti via mare sulle coste dei Paesi del Mediterraneo da quando dal 2014,  con poco più di 171mila arrivi, meno della metà del 2016. “Il Ministero degli Interni comunica  un trend in flessione, con dati sulla delinquenza (omicidi, furti, denunce) ai minimi storici. L’unico  boom è quello "della solidarietà".
 
Ma le buone notizie non fanno rumore. E ciò che serve  per le sfide sociali è una grande visione politica.  
Ha questo sapore il dossier firmato Romano Prodi,  preparato da un team di esperti promosso dall’associazione delle banche pubbliche europee (in Italia, la Cassa Depositi e Prestiti) e dalla Commissione Ue per dare risposte ai problemi più cocenti del nuovo Continente. Un new deal da 150 miliardi investimenti annui sulle infrastrutture sociali dimenticate, da rendere operativo per il 2019 per i prossimi dieci anni. Salute, istruzione ed edilizia. La Cultura non pervenuta. Si percepisce come tale. Lo è?
Il  rapporto ha calcolato per la prima volta  l’investimento in infrastrutture sociali nell’Unione europea, che rappresentano circa il 20% del complessivo: 170 miliardi l’anno, prevalentemente da autorità locali, regionali, nazionali. “Nonostante siano quelle che più direttamente incidono sulla vita quotidiana delle persone, dal rapporto emerge una strutturale mancanza di investimenti- cruciali per la crescita inclusiva-, stimati tra i 100 e i 150 miliardi annui”. 
Il calo negli ultimi dieci anni - dopo la scure abbattuta sui bilanci pubblici che le sostengono per i due terzi e un tempo si indebitavano per costruire ospedali, scuole e case popolari - è stato del 20 per cento.  Su 100 euro destinati al welfare, solo 5 finiscono in infrastrutture e il gap di dotazione tra regioni europee è crescente, mai così ampio come  negli ultimi trent’anni.
 
La premessa del rapporto è che il modello sociale Europeo deve essere «allargato e modernizzato».  Le istituzioni nazionali non hanno risorse e competenze per farcela da sole.  L’Italia è molto esposta. Serve un intervento su scala europea e di lungo termine per sostenere «il più grande investimento sociale della storia europea. In tempo di disaffezione e sfiducia nella politica, un forte messaggio per rimettere i cittadini europei al centro dell’Ue.Gli ideali europei sono in declino tra i popoli. Dobbiamo dimostrare che l’Europa sociale non è un modulo di parole vuote. Prima che sia troppo tardi».
 
Il piano Prodi presenta due proposte radicalmente innovative e destinate a cambiare i termini del dibattito europeo: creare un grande Fondo europeo per gli investimenti sociali, a maggioranza pubblica  e aperto a capitali privati e sviluppare i social bond su larga scala, ad alto rating, appetibili per investitori di lungo periodo come fondi pensione e assicurazioni, ma anche per piccoli investitori responsabili. Uno strumento di questo tipo eviterebbe il muro dei Paesi nordici sugli eurobond (non ci sarebbe garanzia degli Stati), ma ne otterrebbe una forma di garanzia mutualistica,  con investimenti garantiti, diversificati, a rischio contenuto.
 
In Italia sarà la CPD, la Cassa depositi e prestiti, tra i promotori dello studio EU, alla guida per l’Italia della task force europea. L’Ente ha già una posizione di leadership nel supporto allo sviluppo delle infrastrutture sociali in Italia, come edilizia scolastica e sociale, riqualificazione periferie urbane e ha lanciato lo scorso novembre il suo primo social bond da 500 milioni in favore delle PMI in regioni a basso tasso di crescita e colpite da calamità naturali,  che ha registrato 2,2 miliardi di richieste di cui il 70% dall’estero.
 
L’imperativo è combattere le diseguaglianze. Lo scenario demografico è chiaro. Riduzione della natalità e allungamento della vita fanno sì che oggi 19 europei su 100 siano over 65. Nel 2060 saranno 29 su 100. Quindi la domanda di infrastrutture e servizi sociali aumenterà. I sistemi sanitari sono tarati sulle malattie acute anziché su quelle croniche.  I sistemi educativi non sono al passo con l’innovazione tecnologica e la necessità di integrare i migranti. Senza un cambio di rotta, la «sandwich generation», stretta tra i troppo giovani e i troppo vecchi, non avrà welfare.  
 
Temi che sono al centro del “Pilastro Europeo dei diritti sociali” (ne parliamo nell’articolo dedicato a Terzo Settore e Agenda 2030 di sostenibilità) varato dall’UE nel vertice di Gotemborg de novembre 2017: una bussola frutto di ampia consultazione per  processo di convergenza sul miglioramento delle condizioni di vita in Europa, passata quasi inosservata.
 
Il Piemonte, che  conferma la volontà di diventare laboratorio di innovazione sociale, sta rispondendo alla sostanziale rivoluzione del welfare, cambiando i processi, il modo di lavorare, dalla pubblica amministrazione alle Fondazioni di origine bancaria-Fob  che intendono evolversi in “incubatori di idee” per moltiplicare le erogazioni con “competenze e progettazione congiunta”. Ogni anno le 12 Fob del territorio investono 100 milioni di euro nel welfare. Ma non basta. Questa settimana è stato siglato dall’Associazione regionale che le raduna  un patto di collaborazione  con la Regione Piemonte sulla strategia di innovazione sociale, dal  titolo obamiano, “Wecare – Welfare Cantiere Regionale” di cui scrive C. Casoli in questo numero. Un “lavorare insieme, che valorizza le prerogative e le specificità di ciascun soggetto, in un modello che può fare scuola nel resto del Paese”, afferma l’Assessore alle Politiche Sociali, della Famiglia e della Casa Augusto FerrariInnovare il modo di concepire e praticare le politiche sociali è una necessità fondamentale, con una nuova modalità di lavoro per la pubblica amministrazione che supera la logica dei settori, costruendo obiettivi condivisi, intercettando i nuovi rischi sociali, che richiedono una adeguata programmazione integrata”.   Un progetto sulle grandi sfide, per ridurre le diseguaglianze sociali crescenti, nato da un tavolo inter-assessoriale, dal quale la Cultura è ancora assente (lo è anche dal tavolo Torino social impact innovation). Non sono ricerche che acclarano il ruolo della cultura per la coesione sociale, l’inclusione, l’empowerment, la qualità della vita nei territori. Il ruolo nello spezzare le catene della solitudine, il potenziale come comunità educante.  Non basta forse il dichiarato ai convegni, non bastano le epifanie di progetti pilota, le esperienze “cerotto” su fenomeno strutturali, per dichiarare il valore come enzima, elemento biologicamente attivo nella ri-progettazione ineluttabile dei modelli sociali. “La Cultura come driver per catalizzare socialità, anzi socievolezza,  generare valore”, come ci raccontano Flaviano Zandonai e Paolo Venturi. La Cultura, se non vuole essere un nice to have,  deve prendere il ruolo che le spetta come elemento imprescindibile per ripensare il futuro, prima che sia passato, in un tempo che ha fame di idee, di visioni, di leadership, di coraggio. Sono queste le domande che si pone e pone la Fondazione Feltrinelli che nel suo primo camp  intermazionale svoltosi la scorsa settimana, con oltre 100 ricercatori, ha ragionato su temi nevralgici come il futuro della città e le nuove sfide di cittadinanza, sulle iniziative di matrice comunitaria che guidano le trasformazioni urbane, sulle proposte economiche e sociali in risposta alla crisi.  
 
CAE-Cultural action Europe ha lanciato la campagna di advocacy più vasta di sempre, rivolta a ogni schieramento politico, con un Manifesto sulla centralità degli investimenti in Cultura sottoscritta da decine di firmatari, istituzioni e cittadini. Venerdì ha imperato con tweetstorm ed è stata accolta da forze di entrambi i lati. Ma, auspicando che dalla firma, dopo la tornata elettorale,  si passi alla creazione del contesto generativo, sarà la Cultura che dovrà prendere in mano il suo ruolo politico.
 
CS
 
 
Cooming soon
 
Call Cultura più Impresa aperta fino al 28 febbraio per i migliori progetti delle Fondazioni. In palio occasio di confronto, formazione e comunicazione.
 
In arrivo a marzo il primo dossier dei contributi corali del Giornale delle Fondazioni su  “Cultura e Welfare”, in partnership con Fondazione CRC
 
Prenderanno avvio a breve i lavori  del XIV rapporto “Fondazioni”, con il “censimento” 2018 delle  Fondazioni d’impresa.
 
 
Questo numero è stato realizzato grazie a:
Patrizia Asproni, Vittoria Azzarita, Roberta Boletti, Paolo Castelnovi, Cristina Casoli, Stefania Crobe, Antonio De Rossi, Elena Franco, Paolo M. Galimberti, Emanuela Gasca, Sendy Ghirardi, Giulia Grechi, Francesco Mannino,  Valentina Montalto, Amerigo Nutolo, Francesca Panzarin,  Giangavino Pazzolla, Maria Elena Santagati,  Catterina Seia, Francesca Sereno, Alessia Tripaldi, Paolo Venturi,  Massimiliano Zane, Flaviano Zandonai,  Alessia Zorloni.
 
In partnership con: Fondazioni CRC, Exclusiva, Marino Marini
 
 
Ph: Via Cuneo 5 Torino | Condominio museo dell'artista Alessandro Bulgini