L’impresa culturale: diritto ed economia delle attività creative

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  • Pubblicato il: 10/08/2017 - 10:29
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CONSIGLI DI LETTURA
Articolo a cura di: 
Elena Lombardo

Inserito nella collana Studi e Ricerche della casa editrice il Mulino, questo volume di Giacomo Bosi, professore di Diritto all’Università di Trento, intende arricchire il lacunoso corpus di studi giuridici relativi alla regolazione delle attività creative e aprire il dibattito sulla possibilità o meno di dotare l’impresa culturale di una disciplina giuridica “a sé stante e autosufficiente”. Guidandoci attraverso paradigmi di disciplina giuridica, tecniche di regolamentazione, modelli organizzativi delle imprese e sistemi culturali, Bosi affronta in modo tecnico e dettagliato un tema articolato e altrettanto complesso, senza esimersi dal condividere conclusioni tanto esaustive quanto aperte al confronto.
 
 
A poche settimane dalla Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale organizzata all’Aquila da Federculture, AGIS, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni culturali e Forum Nazionale del Terzo Settore al fine di avviare un “ampio confronto interistituzionale” rivolto al riconoscimento delle specificità dell’impresa culturale con finalità pubblica e alla definizione di processi di riforma che le attribuiscano, in virtù di tali specificità, sostegno e agevolazioni in termini sia procedurali che fiscali, si può dire che il Volume di Giacomo Bosi interpreti perfettamente lo spirito del tempo, affrontando un tema caldo ma altrettanto inesplorato.
 
“L’impresa culturale: diritto ed economica delle attività creative” ha tutte le caratteristiche dei tomi adottati nei corsi universitari: denso e corposo, complesso nella stratificazione della letteratura di riferimento, tecnico e dettagliato. L’autore, Giacomo Bosi, Professore di Diritto all’Università di Trento, non ha sprecato nessuna delle 480 pagine di cui si compone il volume, richiedendo ai lettori che intendano affrontare queste tematiche, un’attenzione e preparazione che si avvicina sicuramente più allo studio mirato che all’approfondimento generico.
 
Con l’intento di contribuire al corpus di studi giuridici relativi alla regolamentazione delle attività creative, l’autore apre il dibattito sulla possibilità o meno di dotare l’impresa culturale di una disciplina giuridica “a sé stante e autosufficiente” e lo fa dichiarando sin dalla premessa la propria posizione. Bosi ritiene importante che «gli imprenditori che svolgano attività creative attingano consapevolmente e selettivamente alle fattispecie e agli strumenti offerti dall’ordinamento di diritto privato dell’impresa» rinunciando dunque alla specialità tipologica ma non per questo escludendo proposte e innovazioni rispetto a modelli di governo societario e di organizzazione d’impresa.
 
Rispetto al metodo, l’approccio è multidisciplinare e integra la dottrina giuscommercialista, l’economia della cultura, studi aziendalisti e sull’organizzazione dell’impresa, nonché elementi di economia industriale.  L’obiettivo è quello di far convergere due versanti spesso sconnessi: «l’attenzione alla creatività come elemento fondante l’iniziativa economica imprenditoriale, sia artigianale, sia innovativa e industriale; e la comprensione dei pregi dell’autoregolazione imprenditoriale e societaria, quale corollario normativo della riflessività organizzativa».  
In questa prospettiva, il volume si articola in cinque capitoli che ci guidano a partire dalle correlazioni tra ideazione e imprenditorialità, i pregi e difetti dei paradigmi di diritto culturale adottati in Italia, le ipotesi e proposte regolative per disciplinare le attività creative, fino all’analisi dei modelli organizzativi delle imprese culturali, per poi soffermarsi sugli istituti e gli strumenti giuridici di governo societario con oggetto la produzione di beni e servizi creativi. Una mappatura e inquadramento teorico seguiti dunque da proposte regolative che l’autore auspica come congrue alle priorità attuali del sistema culturale italiano.
Se questa overview descrive l’approccio e il linguaggio estremamente tecnico, è dovere sottolineare che il volume è altresì ricco di riferimenti al mondo culturale e creativo, che consentono di bilanciare e contestualizzare questo incontro tra mondo della creatività, dell’impresa e del diritto.
 
A partire da estese riflessioni su il come nasce un’idea, sia essa alla base di una scoperta scientifica, un’opera d’arte contemporanea o di un’invenzione industriale, l’autore spazia dal concetto di cooperazione teorizzato da Howard Saul Becker ne I mondi dell’arte [1982][1] alla teoria della swarm intelligence[2] e del Valore culturale, con riferimenti alla storia dell’arte (“When attitudes become form”, mostra ideata da Harald Szeemann nel 1969) a sostenere «il legame che unisce la forma interna alla forma esterna di qualsiasi opera dell’ingegno» e al contempo l’imprescindibile filtro del mercato, passaggio ultimo e fondamentale per innescare l’innovazione.
 
Il volume lavora in modo congiunto su tutti questi aspetti con una profondità che è in questa sede impossibile da ricostruire, ma che al contempo ribadisce nelle sue intenzioni l’importanza di occuparsi contemporaneamente di cultura, economia e diritto, al fine di delineare modelli e strategie organizzative nonché strumenti giuridico-normativi che possano garantire la crescita, la tutela e l’auto sostenibilità delle attività creative.
 
Anche in considerazione dei più recenti sviluppi in materia, quali il progetto di legge portato avanti dalla Commissione Cultura della Camera e le proposte condivise nel dossier di Federculture durante la conferenza dello scorso 5 Luglio (vedi articoli correlati), il testo di Bosi contribuisce in modo sensibile a delineare lo stato dell’arte in tema di Impresa Culturale e al contempo a fornire un quadro interpretativo e propositivo rispetto ai passi futuri e potenziali opportuità per la sua crescita e sviluppo.

Giacomo Bosi, Il Mulino editore, L’impresa culturale: diritto ed economia delle attività creative, 2017,38€, ISBN 9788815270825
 
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[1] «una catena di cooperazione sussiste ogni qualvolta l’artista si trova a dipendere da altri individui»

[2] Secondo la quale «un sistema in cui il comportamento collettivo di agenti non sofisticati, che inte­ragiscono localmente con la propria comunità di riferimento, produce pattern funzionali alla diffusione di innovazione nel sistema globalmente inteso [Temporelli 2015]».