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Italia Creativa vuol dire crescita e occupazione: i numeri e le proposte di EY

  • Pubblicato il: 14/02/2017 - 11:45
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Valentina Montalto

Trend in crescita per l’industria della cultura e della creatività. Il settore vale € 47,9 miliardi e impiega più di un milione di persone. L’industria della cultura e della creatività si colloca inoltre al terzo posto in Italia per numero di occupati dopo il settore delle costruzioni e l’industria alberghiera e di ristorazione.  Ce lo racconta la seconda edizione del rapporto “Italia Creativa” del colosso modiale della consulenza EY


Un’Italia Creativa competitiva e in crescita
L’industria della cultura e della creatività procede nel suo trend di crescita positivo, secondo i dati del rapporto “Italia Creativa” di EY, giunto alla sua seconda edizione. Il settore – che vale complessivamente € 47,9 miliardi e impiega più di un milione di persone – è infatti cresciuto dell’1,7% tra il 2014 e il 2015 se si considerano gli impatti totali, e del 2,4% se si contano soltanto quelli diretti. In termini di occupazione, si registra un aumento dell’1,4% (o dell’1,7% se si guarda ai soli occupati diretti). Il settore cresce in ogni caso più del PIL e del numero di occupati in Italia (+ 1,5% e +0,8% rispettivamente nello stesso periodo) e il suo valore economico compete sia con quello del settore delle telecomunicazioni (che arriva subito dopo, con € 38 miliardi) che con quello dell’industria chimica (€ 50 miliardi). L’industria della cultura e della creatività si colloca inoltre al terzo posto in Italia per numero di occupati dopo il settore delle costruzioni e l’industria alberghiera e di ristorazione.

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La musica torna a crescere ma il digitale resta una sfida aperta per “Quotidiani e periodici”
Tutti i sotto-settori misurati sono in crescita, eccezion fatta per i “Quotidiani e periodici” che registrano una perdita di valore economico dell’8,3% e un calo occupazionale del 4,6% sostanzialmente dovuto al digitale. Interessante invece notare la ripresa del settore musicale che dopo anni di crisi riesce a portare a proprio vantaggio il digitale, con una crescita notevole sia sul fronte dei ricavi (+10%) che dell’occupazione (+6,1%). La performance è particolarmente positiva per il settore dei video giochi che segna un più 9,5% sui ricavi e un più 7,8% sugli occupati. Timida, invece, la crescita per l’architettura e i libri.

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Un potenziale inespresso
Ma il settore potrebbe valere anche di più di quanto rilevato, secondo gli autori dello studio. EY infatti stima il valore potenziale a € 72 miliardi e l’occupazione potenziale a 1,6 milardi di addetti, pari a circa € 24 miliardi e 600,000 posti di lavoro che si sarebbero persi a causa della pirateria del cosiddetto value gap, ossia la “remunerazione iniqua derivante dal mancato riconoscimento di una parte consistente del valore generato da alcuni intermediari tecnici, attraverso le loro piattaforme, alla filiera creativa, ideatrice e generatrice dei contenuti messi a disposizione”. Il value gap è tra l’altro in qualche modo confermato da una recente ricerca OCSE1 che rileva che oltre il 30% dei lavoratori in cultura e sport percepiscono meno del salario minimo (in teoria) garantito dalla contrattazione collettiva .

Nonostante i dettagli della metodologia di calcolo di EY non vengano svelati, c’è da credere che il valore del settore sia effettivamente maggiore di quello stimato anche solo per il fatto che l’artigianato, la moda e il design (di certo di difficile misurazione, a causa della loro natura trasversale) purtroppo non rientrano nel computo di “Italia Creativa”.
Cinque ambiti di intervento proposti e da approfondire
Lo studio identifica anche le principali sfide settoriali e trasversali dell’industria culturale e creativa (tra cui il value gap, come spiegato, e la pirateria), proponendo poi cinque ambiti di intervento:

  1. L’internazionalizzazione per meglio promuovere la cultura e la creatività sui mercati esteri in collaborazione con l’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), le Camere di commercio e gli Istituti Italiani di Cultura;
  2. La gestione del patrimonio culturale per cui si auspica una maggiore apertura al privato e un generale snellimento gestionale e organizzativo;
  3. L’allineamento dei percorsi di formazione alle esigenze del mercato;
  4. La creazione di maggiori sinergie con il digitale per stimolare l’innovazione e attrarre nuovi pubblici;
  5. Economics, con riferimento al bisogno di quantificare il valore del patrimonio culturale e artistico immateriale in collaborazione con enti statistici di rilevanza nazionale e internazionale, per meglio attrarre finanziamenti sia pubblici che privati.

Si tratta di aree molto rilevanti, che andrebbero senz’altro approfondite e trasformate in piano d’azione dai Ministeri interessati, magari considerando qualche possibile integrazione.
Sull’internazionalizzazione, per esempio, si potrebbe pensare di espandere il bando internazionale pubblicato nel 2014 per la selezione dei direttori dei 20 principali musei italiani agli Istituti Italiani di Cultura per dare nuovo respiro alla loro programmazione culturale.
Sulla formazione, andrebbe ribadito il bisogno di mettere la “cultura umanistica” al centro dei percorsi formativi, in maniera complementare, e non sostitutiva, della cultura “tecnico-scientifica”. Questo è importante al fine di creare sia gli artisti che i pubblici di domani (come per altro sottolineato nel capitolo sulle arti performative). Come ha scritto il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “Servirà più cultura, e bisognerà superare una buona volta e definitivamente la barriera che da noi separa la cosiddetta cultura “umanistica”, da valorizzare, da quella “tecnico-scientifica”, su cui investire2. Gli fa eco il Ministro inglese per il Digitale e la Cultura Matt Hancock che ha recentemente dichiarato: “I passionately believe that cultural education - arts, music, drama, drawing, dance, even portraiture - is complementary not contradictory to success in maths and English. (…). Rigorously taught, music complements maths; drama complements English; and the study of art complements history. The rigour matters but so does the breadth3.
A proposito di innovazione, andrebbe incentivata un’innovazione trasversale - oltre a quella digitale – derivante dal “dialogo” tra competenze culturali e creative ed altri comparti dell’economia e della società, dal settore medico/sanitario, al turismo, allo sport. Un’intelligente collaborazione tra mondo dell’arte e mondo dello sport, per esempio, potrebbe avere un impatto molto importante sull’attrazione di nuovi pubblici.
Infine, un’area di lavoro particolarmente importante ha a che fare con il quinto ambito di intervento (Economics). Quantificare il valore del settore è un esercizio estremamente complesso ma il Regno Unito, per esempio, vi lavora seriamente da diversi anni aggiornando regolarmente la metodologia per produrre le statistiche di settore. Andrebbe rivisto l’intero sistema di misurazione e i relativi indicatori, perché il problema non si limita al patrimonio immateriale. Resta infatti difficile misurare correttamente il valore dell’industria culturale e creativa a causa dell’elevata percentuale di imprese piccole e piccolissime, di lavoratori indipendenti ma anche di volontari, senza contare le difficoltà di misurazione legate all’export di beni e servizi culturali e creativi, o a settori trasversali come la moda, il design e l’artigianato.

© Riproduzione riservata

Valentina Montalto è una ricercatrice specializzata in economia della cultura e sviluppo locale. Attualmente lavora allo sviluppo del “Cultural and Creative Cities Monitor” (C3 Monitor) - uno strumento di valutazione che permette di monitorare e comparare la performance di circa 170 città culturali e creative in 30 paesi europei - presso il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea. In precedenza, ha lavorato come project manager/ricercatore senior con KEA, società di ricerca e consulenza nel settore della cultura e delle industrie creative con sede a Bruxelles.

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1 Un italiano su 10 guadagna sotto il minimo, salari reali più alti al Sud: 9,8 euro l’ora contro i 9 del Nord, Corriere della sera / Economia, 30 gennaio 2017. http://www.corriere.it/economia/17_gennaio_30/salari-reali-piu-alti-sud-...
2  “Ecco perchè con la cultura si mangia”, La Repubblica, 16 novembre 2016. http://www.repubblica.it/cultura/2016/11/16/news/cultura_mangiare-152119...
3 Matt Hancock's speech at the launch of the New Schools Network arts report, 8 February 2017. https://www.gov.uk/government/speeches/matt-hancocks-speech-at-the-launc...