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Il restauro del contemporaneo fa la forza: quando la sinergia è sinonimo di conservazione e tutela

  • Pubblicato il: 18/07/2017 - 18:04
Rubrica: 
FONDAZIONI E ARTE CONTEMPORANEA
Articolo a cura di: 
Benedetta Bodo di Albaretto

La collaborazione tra la Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali la Venaria Reale, l’Università di Torino e il Gruppo Intesa Sanpaolo ha permesso la conclusione di un primo ciclo sperimentale di lavoro sulla conservazione della collezione del Novecento del gruppo bancario, oggetto di studio nel corso di laurea. Dall’esito positivo  emerge un modello di intervento e studio sul restauro contemporaneo.
 


 
La primavera del restauro contemporaneo ha visto quest’anno sbocciare, letteralmente, una nuova collaborazione tra la Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale (CCR), l’Università di Torino ed Intesa Sanpaolo.
L’inaugurazione del primo ciclo di lavoro è stata occasione concreta di premessa (l’11 marzo nei Laboratori del Centro di Venaria, alla presenza del presidente Stefano Trucco, del rettore Gianmaria Ajani e del responsabile delle attività cultutali del gruppo bancario,  Michele Coppola) rispetto alle iniziative comuni, partendo dalla ricerca e dall’intervento su quattro opere della collezione Novecento di Intesa, che sono state oggetto di studio per gli studenti del IV e del V anno del Corso di laurea.
Una collaborazione che conclude un primo ciclo di lavoro su opere di Mino Ceretti, Mimmo Rotella, Alberto Moretti ed Aldo Mondino, per avviarne immediatamente un secondo, a cavallo con l’apertura del nuovo anno accademico, e si concluderà a settembre. Le opere scelte in questo caso sono dipinti che comprendono olii su tela e acrilici, smalti e collage, ed in particolare si tratta di «Impronte rosse» di Paolo Baratella, «Senza titolo» di Sergio Dangelo, «Paesaggio con piramide» di Franco Angeli, «Composizione» di Maurizio Bottarelli, ed il progetto di tesi in corso sul dipinto «Ulivi a Bordighera» di Ennio Morlotti.
 
Quella della Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale (CCR) è una partita che si gioca dal 2005 grazie alla comunione di intenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Piemonte, la Provincia, i Comuni di Torino e di Venaria, l’Università e il Politecnico, la Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
Un’unione di forze ed energie che sostiene ed incentiva i propositi sempre nuovi del Centro, meglio conosciuto come CCR, la più giovane e rampante tra le eccellenze italiane in termini di centri all’avanguardia per la ricerca, il restauro e la tutela dei beni culturali, dal primo giorno al lavoro su due strade che viaggiano in parallelo nella formazione dei restauratori di domani e in progetti di restauro di opere antiche, moderne e – sempre più - contemporanee.
Il CCR non è infatti nuovo ad iniziative dedicate all’arte dei nostri giorni, ed anzi si fa promotore di approcci sempre più propositivi e incentrati sulla sensibilizzazione di un pubblico specializzato, ma non solo. Ne è un valido esempio il ciclo di incontri organizzati da uno dei restauratori del contemporaneo per eccellenza, il professor Antonio Rava, che all’inizio di quest’anno solare ha costruito sette lezioni aperte al pubblico come agli addetti ai lavori, e altrettanti workshop tecnici rivolti a studenti di restauro e storia dell'arte, per sollecitare un dialogo in materia di problematiche relative il contemporaneo. Ad essere chiamati a tenere le lezioni sono stati ex studenti specializzatisi nella gestione di opere peculiari, fragili benché giovani – come le gomme di Carol Rama, oggetto di analisi approfondite da parte di Elettra Barberis, oppure le opere di Pinot Gallizio, la cui manutenzione è stata progettata da Paolo Gili – ma anche collaboratori di artisti come Piero Gilardi ed artigiani specializzati nell’utilizzo di materiali dalla natura complessa ed imprevedibile, come i siliconi, pane quotidiano di Michele Guaschino, braccio destro di Maurizio Cattelan.
Non meno frequentato è stato il seminario «(Im)-materialità e identità», dedicato alla fisicità dell’opera come scelta artistica, una volontà personale ma da condividere e spiegare ad un pubblico di addetti ai lavori e appassionati, una domanda raccolta con partecipazione da quattro artisti di diversa generazione, da Icaro a Tadiello. In un certo senso ha risposto alle sollecitazioni provenienti dal CCR anche il duo artistico Masbedo che, interessandosi alla ritualità ed alla devozione richieste dal restauro e dalla conservazione delle opere d’arte, ha coinvolto il CCR nella produzione dell’opera – una videoinstallazione - intitolata «Handle with care». Prima ancora, si ricorda la sperimentazione «Interview with art» avviata nel 2015-2016 con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che per un anno ha promosso l’intervista all’artista come strumento conoscitivo per la progettazione e realizzazione di un intervento di conservazione e/o restauro su opere di arte contemporanea.
 
Una panoramica articolata necessaria per inquadrare le proposte e gli intenti ultimi di una squadra che gioca ancora meglio quando coinvolge direttamente altri soggetti già attivi sul campo, quali appunto Intesa Sanpaolo e l’Università di Torino. Questa nuova collaborazione ha infatti già prodotto i primi risultati sui dipinti di Ceretti, Rotella, Moretti e Mondino selezionati da Michela Cardinali e Sara Abram, referenti per il CCR, all’interno di una rosa di opere necessitanti di un intervento proposta da Intesa.  «La Banca ha da sempre la sensibilità e la consapevolezza necessarie a prestare attenzione alle sue Collezioni, ed è attraverso la manutenzione periodica delle stesse che identifica necessità e priorità di intervento. « specifica lo staff di Intesa  «Nel 2012 è stato aperto il cantiere del Novecento, legato alla produzione artistica dell’ultimo secolo presente in Collezione, ed il CCR è parte attiva nel processo di monitoraggio delle opere. Collaborando con la didattica ed il CCR in generale abbiamo un canale preferenziale, anche se non esclusivo, cui facciamo riferimento e con cui lavoriamo a progetti condivisi, come nel caso altro dell’organizzazione del convegno sul contemporaneo Linee di Energia.»
Tra le opere selezionate per il primo ciclo di interventi, particolare attenzione ha richiamato Viola in Libertà di Aldo Mondino, la cui situazione conservativa ha motivato un progetto di tesi di laurea magistrale affidato alla studentessa Federica Puricelli. Il dipinto, realizzato nel primo decennio di produzione artistica di Mondino, ovvero tra il 1966 e il 1972, versava in condizioni precarie a causa di un sollevamento di colore importante, legato ad un problema di adesione e coesione dei diversi strati pittorici che ha reso difficoltosa non solo la sua eventuale esposizione, ma anche il trasporto e la movimentazione.
 «Il fatto che l’opera abbia appena cinquant’anni non deve suscitare stupore» racconta la giovane restauratrice Puricelli «perché gli artisti del Novecento spesso utilizzavano tecniche e materiali di cui ignoravano la composizione, creando opere instabili nel tempo.» Non ha fatto eccezione Mondino, che ha dipinto Viola in libertà usando prodotti di formulazione industriale mescolati tra loro, colori a guazzo ed acrilici, ma senza l’intenzione, secondo gli assistenti dell’artista Nicus Lucà e Carlo Pasini, di dare al dipinto una connotazione precaria, un messaggio nascosto tra le pieghe del colore. Semplicemente, Mondino non ha potuto prevedere che la Puricelli avrebbe lavorato così presto al recupero delle scaglie di colore cadute, procedendo mediante due fasi di consolidamento, una localizzata che ha permesso la messa in sicurezza prima di procedere con una pulitura superficiale della pellicola pittorica, ed una successiva per risanare tutto il dipinto. È così che la Puricelli ha garantito l’integrità e l’originalità della sua opera, costruendo la strategia di restauro anche su un’analisi non invasiva preliminare «L’identificazione dei materiali costitutivi è stata frutto di una complessa e affascinante ricerca, le indagini scientifiche hanno assunto un ruolo chiave. La spettroscopia Raman e quella infrarossa hanno messo in luce i pigmenti organici utilizzati da Mondino, obiettivo arduo da perseguire. Una volta appurato che le gravi problematiche conservative erano dovute alle due differenti preparazioni, una di natura oleosa ed una vinilica, è stato possibile procedere con sicurezza per far riaderire gli strati di colore. La chiave di tutto? L’utilizzo del calore, che ha riattivato il legante presente nei diversi strati e li ha fatti riaderire. A quel punto ho potuto procedere con l’intervento di restauro vero e proprio. »
L’intervento estetico è perfettamente riuscito, al punto che resta individuabile, oltre alla documentazione fotografica di riferimento, solo grazie alla Fluorescenza ultravioletta, che evidenzia le integrazioni risultando molto più scura degli strati originali. Federica non ha dubbi, il suo lavoro conferma quello che da anni è una realtà con cui i colleghi restauratori e conservatori devono fare i conti «Il restauro dell’arte contemporanea è un ambito estremamente complesso, per cui spesso non ci sono casi studio o ricerche scientifiche a cui far riferimento. Gli artisti hanno impiegato prodotti industriali la cui formulazione non solo non è resa nota dalle case produttrici, ma varia a seconda dei marchi e viene modificata negli anni senza che i nomi commerciali vengano cambiati. »
Un terreno di confronto fertile e quanto mai attuale, una porta aperta a nuove esperienze concrete che siano di esempio e di aiuto ai restauratori che raccolgono la sfida, e per coloro che lo faranno negli anni a venire.
 
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Ph: Aldo Mondino, Viola in libertà, 1966-1972, olio su tela con interventi a matita grigia, 100 x 90 cm. Collezione Intesa Sanpaolo