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Golinelli, l’uomo dell’anno

  • Pubblicato il: 27/01/2016 - 09:22
Autore/i: 
Rubrica: 
EDITORIALI
Articolo a cura di: 
Catterina Seia

Ci sono enormi risorse di felicità umana
 che non vengono sfruttate.
Z. Baumann

 

Migrazioni bibliche. Crisi della democrazia. Pesanti ombre si addensano all’orizzonte. Come per gli tsunami, il mare da tempo si sta ritirando e legge chi vuole leggere. Ma come riprendere l’orientamento dopo i fatti di Parigi e di Colonia? Apriamo il 2016 con Paolo Castelnovi che ci porta lo sguardo oltre le reazioni «di pancia», oltre lo sdegno, in uno scenario con il quale la Cultura, per natura, deve fare i conti, anche se si considera ancora un settore. Non per carenza di denaro, ma perché costituente sociale, parte integrante di ogni politica.
Rispondere alla paura con la Cultura, incede il premier.  
E proprio nella Cultura, lo scenario domestico presenta una grande effervescenza. Ci credono i privati. Uomo dell’anno secondo il nostro network è l’imprenditore Marino Golinelli, che restituisce alla società una carriera da self made man, con un progetto strategico, l’Opificio che prende il suo nome a Bologna. Focus educazione, tra arte, scienza e nuove tecnologie, che crea competenze negli insegnanti, con una patrimonializzazione da 80 milioni di euro della fondazione che darà futuro alla sua visione.
Alla Cultura crede il pubblico: grande movimento sul fronte normativo, organizzativo e, per la prima volta dalla crisi, una inversione di tendenza negli stanziamenti. Sul banco educazione,  centralità del pubblico prosumer, industrie culturali e creative come driver della nuova ’economia digitale, impatto sociale. Sono i temi sui quali da anni ci confrontiamo,che paiono entrati nelle agende politiche e che discutiamo in questo numero con Federculture.
 
Novità rilevanti dall’articolata legge di Stabilità alla quale dedichiamo un approfondimento sul fronte culturale grazie al sapere esperto di Irene Sanesi.
Ma c’è ben di più. Nasce il Quarto settore: viene introdotta nell’ordinamento del nostro paese la forma giuridica delle B Corp. Si tratta di aziende for profit che si prefiggono un nuovo paradigma di business, volto a generare effetti positivi su persone, società ed ambiente, con criteri di sostenibilità e trasparenza, aggregando pubblico e investitori sulla stessa lunghezza d’onda e non solo producendo più profitti nel breve per gli shareholders. L’Italia è il primo Paese in Europa ad adottare le B Corp, primo fuori dagli Stati Uniti nel quale sono nate nel 2007 come movimento e in cui operanno 1498 realtà in 32 Stati.
Il modello riguarda riforme statutarie di aziende già attive o in via di costituzione. Nove le B Corp italiane già misurate e certificate dall’ente non profit americano B Lab, che adottano standard internazionali di misurazione di impatto come il BIABenefit Impact Assessment e rendono pubblici i risultati: Nativa (la prima in Italia), Fratelli Carli, Equilibrium, Treedom, Habitech, Little Genius International, Mondora, Dermophisiologique, e anche la startup D-Orbit. Si attende Banca Prossima. E’ un fatto storico, un cambiamento culturale che segna una strada per le economie occidentali e influirà su tutti gli altri settori: il Terzo, lo Stato e il Mercato.
 
A proposito di impatti, oggi il mantra, si è costituita Social Impact Agenda per l’Italia, un’associazione che prende vita dall’esperienza della Taskforce (SIIT) promossa durante la Presidenza britannica del G8 nel 2013. Scopo della SIAI è contribuire a rafforzare l’imprenditorialità sociale attraverso lo sviluppo dell’ecosistema italiano degli investimenti ad impatto sociale. «C’è un movimento – spiega Giovanna Melandri, presidente per l’Italia – composto da soggetti del terzo settore, della finanza e dell’impresa, che crede in un differente modello di sviluppo per offrire risposte a vecchi e nuovi bisogni, molti dei quali rimangono purtroppo insoddisfatti (..). Senza dimenticare l’esistenza di settori che si prestano a questa ibridazione tra modelli d’impresa, comunità locali e impatto sociale: ad esempio la valorizzazione del patrimonio culturale, la gestione collaborativa dei beni comuni e le piattaforme di sharing economy. Comparti strategici per il rilancio sociale, culturale e economico del nostro Paese».
 
Una Cultura che, intesa come patrimonio storico artistico e produzione, pare oggi al centro della politica nazionale. «Dall’arte all’archeologia, dalle biblioteche agli archivi, dai musei alle eccellenze del restauro, non c’è settore dei beni culturali che non stia ricevendo un impulso significativo in termini economici e politici da questo governo», dice il Ministro Dario Franceschini. Dopo gli anni dei tagli, con la legge di stabilità crescono gli investimenti pubblici su cultura e turismo; segnano un più 27% sul 2015, superando i 2 mld di euro. Si ritorna ad investire ed assumere. Soprattutto nel Sud. Una risposta ad un anno straordinario per gli accessi ai luoghi della Cultura. 43milioni di visite e 155milioni di incasso sono un record assoluto, il miglior risultato di sempre, in controtendenza sui dati internazionali. In parte effetto delle domeniche gratuite, che hanno riportato gli italiani nei loro musei.
 
Un bel successo, ma la strada è ancora lunga. Secondo i recenti dati Istat, nell’ultimo anno quasi 6 italiani su 10 sono a digiuno di cultura: non hanno letto alcun libro. Il 90% della popolazione non è mai stata ad un concerto (il 78% se inseriamo la musica moderna), oltre il 18% non ha mai partecipato ad un’attività culturale, includendo teatro, mostre, museo o addirittura non è andato al cinema. Un dato che nel Sud assume proporzioni preoccupanti, toccando il 30 per cento. Per ribaltare la situazione occorre eradicare di cause. Ne parla Emanuela Gasca commentando il piano per l’educazione al patrimonio culturale approvato lo scorso dicembre. Arrivano risposte.
 
Nel numero di gennaio troverete ancora le nostre piste di ricerca.
Nuove forme di economia culturale (Bollo-Gariboldi). Innovazione sociale sempre al primo posto, restituita dal secondo rappporto Luiss-ItaliaCamp (Azzarita). La riscoperta dei patrimoni storico-artistici universitari come welfare cognitivo attraverso il public engagement, raccontati dallo Csac di Parma (Mannino). Bandi all’innovazione che spingono sul dialogo tra discipline e sulla cultura digitale come driver (Lombardo). La lirica che si mette all’opera, ripensando la relazione con i pubblici e la sostenibilità, da una diagnosi di Paola Dubini del Centro Ask Bocconi. E cinema (Sereno), editoria,architettura (Pazzola). Per uscire dai sylos, ascoltando gli artisti (Crobe e Mazzoleni).  Contesti che richiedono nuovi modelli governance, aggregazioni da micro a meso, modelli sempre più partecipati anche oltre confine (Santagati).

 

Da tenere sott'occhio

 
Legge di stabilità
Le più importanti novità. In a glance
 
Concorso straordinario per 500 professionisti del patrimonio culturale
Art Bonus stabilizzato e reso permanente al 65%
Bonus Card di 500 euro per i giovani
500milioni  di euro aggiuntivi per la riqualificazione urbana delle periferie
Potenziamento del Tax Credit cinema e audiovisivo (+25 milioni di euro)
10milioni di euro aggiuntivi ogni anno per la promozione turistica
30 milioni di euro aggiuntivi ogni anno per Archivi, Biblioteche e Istituti Ministeriali

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