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Elogio del “bivacco” per una r-esistenza urbana

  • Pubblicato il: 16/03/2017 - 12:48
Autore/i: 
Rubrica: 
LA PAROLA AGLI ARTISTI
Articolo a cura di: 
Stefania Crobe

In una deriva urbana, ci imbattiamo in un tram che abita il crocevia tra Corso Regio Parco e Corso Verona a Torino. E' la fermata in cui incontriamo Progetto Diogene, “spazio mobile” dello scambio e della riflessione su luoghi, tempi e modi della pratica artistica contemporanea

 


In una deriva urbana nella “periferia” di Torino ci perdiamo, in un détournement dal sapor lettrista, in un'esperienza unica nel suo genere.
Nel quartiere Aurora di Torino, facendo un po' il verso alle “drop sculture” atterrate a “decorare” rotatorie in ogni dove, ci imbattiamo in un tram che abita il crocevia tra Corso Regio Parco e Corso Verona.
Più che spartire direzioni, indica una via.
E' quella del “bivacco”, della sosta, di una fermata che è una partenza verso un modo “altro” di fare arte nella sfera pubblica, un luogo di produzione dello spazio, di scambio, di riflessione intorno ai temi dell'arte, nella sua dimensione pratica, e della contemporaneità.
Qui il tram si fa agente - un laboratorio di sperimentazione – e, nella perdita della sua funzione originaria, nell'arresto, luogo dell'azione e della resistenza urbana. Una sospensione che, se applicata alle varie forme di controllo - dall'induzione di bisogni e desideri al controllo del loro appagamento, fino alla manipolazione del tempo privato in cui anche il tempo del lavoro è (illusionisticamente) free - sarebbe anche un riuscito atto di resistenza umana. 
Nel suo stare, si alimenta con le energie e le idee di DIOGENE, collettivo di artisti composto da Franco Ariaudo, Andrea Caretto/Raffaella Spagna, Manuele Cerutti, Valerio Manghi, Luca Luciano, Laura Pugno, Cosimo Veneziano, che incontriamo e che ci raccontano storia, attività e processi dell'omonimo progetto da loro ideato.
Dalla staticità del tram muovono in maniera rizomatica una molteplicità di azioni, decostruendo l'idea di perifericità che corsi storici e visioni stereotipate hanno attribuito per lungo tempo a questa porzione di città.
Una pluralità che porta l'arte a scendere dal piedistallo e che – proprio come evoca la figura del filosofo di Sinope da cui il gruppo prende il nome – suggerisce e innesca, nell'attenta osservazione delle dinamiche del reale e nel dialogo tra teoria e prassi, un atto di ri-appropriazione dello spazio, fisico e sociale, in cui il bivacco diventa metaforicamente l'espressione di un'autonomia del pensiero e forma di r-esistenza al contempo.
 


Andiamo a ritroso. Difficile dare una definizione. Opera aperta? Pratica artistica? Dal 2007 a oggi, un decennio di 'bivacco'. Ma come, da chi e perché nasce Diogene?
Diogene nasce dalla volontà di un gruppo di artisti torinesi di lavorare insieme alla creazione di un luogo di riflessione, confronto e scambio sui temi della pratica artistica contemporanea.
Uno dei nostri primi riferimenti è stato la figura storica di Diogene di Sinope; nel suo personaggio vediamo un ideale rapporto con la realtà legato ad una riduzione del superfluo allo stretto necessario, all’autonomia di pensiero, all’attenta osservazione del mondo circostante. Nondimeno abbiamo riconosciuto nel nostro modo di lavorare una caratteristica propria della filosofia di Diogene, vale a dire l’intrecciarsi di teoria e prassi.
Il gruppo si costituisce in modo informale nel 2007; questo nucleo iniziale era accomunato, oltre che dall’amicizia, dalla necessità mettere in discussione il proprio lavoro personale e di condividerne determinate problematiche nel confronto con altri artisti e con il pubblico. E’ stato fondamentale, ad in certo punto, la presa di coscienza che ci ha permesso di riconoscere noi stessi quali soggetti attivi nella società, di divenire dunque soggetti propositivi, in grado di ideare progetti culturali autonomi. Queste intenzioni ed energie latenti hanno trovato immediata concretizzazione nell’ideazione dell’edizione pilota della Residenza Diogene Bivaccorbano, il nostro primo progetto, oggi giunto alla sua decima edizione, la cui concezione iniziale avvenne nel 2007 durante un workshop condotto dal gruppo Stalker organizzato nell’ambito del programma “Proposte”, promosso dalla Regione Piemonte e curato dal collettivo a.titolo di Torino.
In questo processo è stata inoltre fondamentale la fiducia che, fin dall’inizio, la Compagnia di San Paolo ci ha accordato, una scelta coraggiosa a favore di un progetto fortemente sperimentale, fiducia che ci ha permesso in questi di offrire un programma culturale ricco di progetti ed eventi e di sostenere adeguatamente le persone che abbiamo coinvolto nei diversi progetti.
Nel 2008 viene fondata l’associazione Diogene che ambisce, allora come oggi, ad essere un luogo di sperimentazione, riflessione e di scambio; uno spazio fisico ed ideale indipendente, aperto verso l’esterno, vitale e propositivo costituito da un insieme di identità artistiche autonome, che si sono poste degli obiettivi comuni.
Grazie alla collaborazione con il comune di Torino e la GTT (Gruppo Torinese Trasporti), dal 2009 Diogene ha adottato come sede permanente la carrozza di un tram degli anni ’50, restaurato e adibito a residenza/studio, situato nella rotonda stradale tra C.so Regio Parco e C.so Verona a Torino.
Il gruppo è costituito attualmente da: Franco Ariaudo, Andrea Caretto, Manuele Cerutti, Luca Luciano, Valerio Manghi, Laura Pugno, Raffaella Spagna, Cosimo Veneziano. Altri artisti che hanno fatto parte dell’associazione sono stati: Ludovica Carbotta, Donato Canosa, Luca Pozzi, Sara Enrico, Davide Gennarino e Andrea Respino, Monica Taverniti.

Guardando alla storia, l'arte pubblica – da chi la commissiona a chi la produce – difficilmente ha saputo resistere all'attrazione della rotatoria, inserendovi spesso opere prettamente 'decorative'. Voi invece la avete abitata con un tram, contenitore di contenuti e creatore si nuovi significati. Cosa succede nel quartiere Aurora nel crocevia tra Corso Regio Parco e Corso Verona?
La scelta di posizionare il tram in una grande rotonda stradale, è stata per certi versi determinata da eventi casuali. Nel 2009 avevamo vagliato diversi siti nella città di Torino, adatti ad ospitare il nuovo “bivacco”.
L’anno precedente la Residenza Diogene Bivaccourbano era infatti avvenuta all’interno di un piccolo modulo abitativo progettato e costruito dal gruppo Diogene in Piazza Gran Madre a Torino. L’offerta estemporanea, da parte di GTT, di mettere a nostra disposizione, in comodato d’uso gratuito, la carrozza di un tram, ci fece subito riflettere sulla possibilità di avere une sede fissa per l’associazione e uno spazio dove portare avanti una programmazione più articolata durante tutto l’anno. Fu allora che, tra i diversi siti visitati, la grande rotonda stradale di Corso Regio Parco, ci parve davvero il luogo ideale dove stanzializzarci: una grande area verde, in un quartiere tranquillo, molto prossimo al centro città e allo stesso tempo al confine con quartieri più periferici.

Il tram è atterrato nel 2009 nella grande rotonda verde come un misterioso oggetto argentato... Dobbiamo dire che con vi è mai stata, da parte nostra, a parte sporadici casi, l’intenzione di intervenire sul quartiere in modo diretto con progetti specifici di arte pubblica o partecipativa. La nostra scelta è stata piuttosto quella di operare, in quanto artisti, senza mediazioni, a livello strada, mettendo a contatto l’attività nostra e degli artisti coinvolti nei progetti a quella degli altri soggetti (cittadini, lavoratori, studenti, ecc.) presenti e operanti nel quartiere. E’ stato attraverso la prossimità fisica e la coesistenza tra persone diverse che si sono, nel tempo, scatenate delle reazioni ed innescate delle relazioni. E’ stato un processo lungo di avvicinamento al quartiere, che è avvenuto in modo naturale e che comincia ora a dare i suoi frutti. Questo ci ha consentito di non focalizzare necessariamente la nostra attenzione solo su progetti di arte pubblica, ma di mantenere una apertura rispetto a pratiche artistiche di diversa natura, offrendo quindi al pubblico la possibilità di confrontarsi con linguaggi e approcci diversi. In effetti Diogene più che occuparsi di arte pubblica ha semplicemente scelto di operare nello spazio pubblico.
Oltre alla già citata residenza internazionale Diogene Bivaccourbano, che, ormai da qualche anno, si è però trasformata in una sorta di Borsa di Ricerca a sostegno degli artisti, portiamo avanti diversi altri progetti tra cui Drawn Onward, residenza scambio in collaborazione con lo spazio no-profit P/////AKT di Amsterdam; Collecting People, un ciclo di conferenze cross-disciplinari al tram, Serie Inversa, una capillare ricognizione, che avviene principalmente attraverso degli studio‐visit, tra artisti che vivono e lavorano in Piemonte, con percorsi di ricerca artistica attualmente fuori dal circuito commerciale; Diogene_Lab, ciclo di laboratori artistici nelle scuole del quartiere Aurora di Torino, Diogene Edizioni, iniziativa editoriale che ci consente di pubblicare dei volumi che documentano le attività svolte.
In relazione ad alcune attività dell’associazione, in particolar modo i cicli di talk e le conferenze, percepiamo una certa timidezza da parte della popolazione del quartiere, per quanto questi eventi siano aperti al pubblico e spesso abbiano luogo direttamente sul prato della rotonda. D’altro canto però, l’apertura della nuova sede dell’Università di Torino, il Campus Einaudi, ha portato alla rotonda un nuovo pubblico di studenti e ricercatori.
Molto interessanti le dinamiche che si innescano durante le residenze: la presenza fisica dell’artista, la sua vita quotidiana nel tram-studio nella rotonda, l’attività lavorativa svolta in uno spazio così permeabile, attivano la curiosità delle persone ed il dialogo con le persone della zona si innesca spesso in modo spontaneo.
E’ stato fondamentale in questi anni, il lavoro del team di mediatori “Diogene Lab” i quali, ispirandosi ai principali temi di ricerca degli artisti in residenza, ha realizzato una ricca programmazione di attività nelle scuole del quartiere, elementari e medie, con conseguente estensione delle relazioni alle famiglie degli alunni ed a diversi abitanti del quartiere.

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Azioni sul campo che nascono da artisti per artisti (ma non solo) e che – al contrario di molte altre sperimentazioni urbane, che oggi sembrano fiorire e proliferare – resiste al tempo. Merito di visione e di obiettivi chiari? O si tratta di una costruzione e di una consapevolezza in itinere..
In relazione alla temporalità del progetto, che proprio nel 2017 festeggia il suo decimo anno di attività, è importante sottolineare come, fin dall’inizio, abbiamo percepito con chiarezza l’importanza che esso dovesse avere uno sviluppo di lungo periodo. Solo in questo modo avremmo potuto mettere alla prova la validità dei progetti ed eventualmente trasformarli in relazione alle nuove esigenze che si sarebbero presentate, nuove necessità interne al gruppo, ma anche emergenti dalla relazione con il contesto, locale e più allargato.
La costruzione di un nostro ruolo nello spazio pubblico, in rapporto al quartiere Aurora ed all’intera città, è avvenuto in modo molto graduale e non forzato, attraverso un lento processo di crescita di consapevolezza, dovuta sia al rafforzarsi della nostra esperienza nella gestione della programmazione, sia all’estendersi delle relazioni con nuovi individui, associazioni, enti ed istituzioni.

Guardo alla vostra esperienza come un vero e proprio progetto urbano, in un processo di produzione dello spazio pubblico, fisico e sociale, che parte dal basso, da un collettivo di artisti e non da una pianificazione tecnocratica. Quale è stata ed è la risposta del quartiere?
La scelta di collocare il tram nella rotonda stradale di Corso Regio Parco ha innescato reazioni di diverso tipo da parte degli abitanti e di altri soggetti operanti nel quartiere, alcune positive altre più critiche, ma comunque interessanti.
La nostra presenza nel quartiere non è stata preparata in anticipo; a parte l’ottenimento dei dovuti permessi ufficiali per l’occupazione del suolo pubblico, il nuovo Tram-bivacco color argento è approdato in modo improvviso nello spazio pubblico della rotonda nel luglio 2009 e questo ha destato nella popolazione sia interesse che sconcerto. Prima del nostro arrivo, il prato della grande rotonda era utilizzato esclusivamente dai proprietari di cani… ed era dunque un luogo davvero impraticabile!
Dobbiamo dire che non ci siamo mai posti come obiettivo prioritario quello di apportare miglioramenti allo spazio pubblico del quartiere. Abbiamo preferito che il cambiamento avvenisse come “effetto collaterale” delle attività che portavamo avanti lavorando nella rotonda.
Il nostro agire si è manifestato nello spazio pubblico, attraverso una serie di situazioni aperte e fruibili, senza produrre pressioni o forzature. In questi anni di attività lo spazio della rotonda si è profondamente modificato, ed ora è sicuramente un luogo migliore.
In questi anni siamo entrati in contatto con molte istituzioni del quartiere e della città. La connessione con la rete di soggetti locali è sicuramente un elemento importante e cerchiamo, per quanto ci è possibile, di attivare collaborazioni su progetti specifici. La scelta di non avere uno spazio espositivo fa sì che, quando c’è la necessità di avere uno spazio dove esporre dei lavori, si stringano collaborazioni con altri soggetti della città. Siamo tuttavia anche consapevoli del fatto che il mantenimento della rete ha un grosso costo in termini di dispendio di energie e ciò rischia a volte di sottrarre forze vitali alla gestione stessa dell’associazione.

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La periferia è oggi al centro di moltissimi dibattiti che vedono incrociarsi, non sempre dialogando, politiche urbane, sociali, culturali. Oggi Aurora sta vivendo un processo di trasformazione urbana. Ma si sa che tra rigenerazione e gentrificazione il passo è breve, e spesso (lo vediamo da altre esperienze) la responsabilità è anche di quella che fu definita 'classe creativa'. L'arte come può resistere a questa speculazione e non essere strumentalizzata?
Pur avendo contribuito al miglioramento qualitativo di una piccola porzione di città, non è stata sicuramente la presenza di Progetto Diogene ad innescare il processo di trasformazione urbana attualmente in atto nel quartiere Aurora. Vi sono forze ben maggiori, la cui presenza è pianificata da tempo da precise scelte politiche. L’insediamento del nuovo grande polo dell’Università di Torino (Campus Luigi Einaudi), il nuovo Centro Direzionale Lavazza e la presenza di altre realtà produttive e culturali fanno sì che questo quartiere si stia rapidamente trasformando. Il tram Diogene si è trovato al crocevia degli assi che collegano queste nuove ed importanti istituzioni culturali e produttive della città; noi stessi siamo curiosi di vedere in che modo evolverà quest’area, se saremo in grado di reggere l’impatto di questa profonda trasformazione e se riusciremo a dare un nostro contributo a tale trasformazione. Pensiamo si possa tentare di resistere alle speculazioni e alle strumentalizzazioni mantenendo una forte coerenza ai nostri principi e obiettivi, e allo stesso tempo una sufficiente flessibilità e agilità per poter evolvere in nuove direzioni in relazione ai cambiamenti del contesto.

Con Diogene avete avviato un modo “altro” di essere in un luogo. Quale è la vostra personale (plurale) idea di “risiedere” e “abitare”, nella declinazione reale e simbolica, metaforica.
All’inizio della nostra esperienza, nel 2007 e 2008, quando ancora non eravamo stanziali nella rotonda in corso Regio Parco, ma nomadi nella città, l’idea era quella di abitare lo spazio pubblico in modo quasi parassitario; andavamo alla ricerca di quegli spazi residuali che avessero delle potenzialità in termini di servizi fruibili gratuitamente da parte nostra (reti wifi aperte, fontane pubbliche in prossimità, ecc.) e li occupavamo con strutture temporanee adatte ad ospitare degli artisti.
Con la successiva stanzializzazione nella rotonda stradale, avvenuta nel 2009, l’approccio è cambiato progressivamente, di pari passo con lo sviluppo del progetto e con la consapevolezza di cosa volesse dire stare in uno spazio pubblico permanentemente. Abitare un luogo per noi significa innanzitutto prendersene cura, essere presenti fisicamente e sentirsi responsabili per esso. Significa lavorarci, riunirsi, divertirci e invitare le persone a confrontarsi con noi.
Una delle grandi questioni del nostro tempo è che non siamo più capaci di abitare i luoghi. Viviamo spesso una situazione di sradicamento dal contesto, dai nostri spazi di vita.
In questi anni abbiamo trasformato uno spazio, la rotonda stradale, isolato per sua stessa natura, in un luogo frequentato e connesso con la città. Abbiamo collocato un elemento stabile, il tram, al centro di un’area dove tutto è in movimento. Forze centrifughe e centripete si confrontano. Uno spazio inutilizzato è diventato luogo frequentato da persone di tutto il mondo. Questo forse è abitare.

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Progetto Diogene nasce nel 2007 a Torino come insieme di identità artistiche autonome che ha sentito l’esigenza di ritornare a mettere al centro del discorso il lavoro dell’artista e il suo ruolo nella società, costruendo un luogo di riflessione e di ascolto.
Il gruppo si costituisce inizialmente attraverso un processo di condivisione delle proprie esperienze per poi aprirsi all'accoglienza e allo scambio nei confronti di altre realtà artistiche e del pubblico.
Dal 2007 il gruppo gestisce il programma internazionale di residenza per artisti Diogene Bivaccourbano, giunto oggi alla sua decima edizione, che ha ospitato in questi anni: Giorgio Andreotta Calò e Mario Tomè (2007), Pak Sheung Chuen (2008), Nico Dockx, Pol Matthè, Helena Sidiropoulos e Jochem Vanden Ecker (2009) Luca Bertolo (2010), Graham Hudson (2011), Audrey Cottin e Geraldine Gourbe (2012), Pesce Khete (2013), Jaimini Patel (2014), Apparatus 22 (2015), Tea Andreoletti (2016)
A partire dal 2009 Progetto Diogene ha sede in una carrozza dismessa di un tram posizionata tra C.so Regio Parco e C.so Verona a Torino; da un’attitudine nomade Progetto Diogene giunge ad una più stanziale.
Dal 2010 in poi il gruppo ha sviluppato una ricca programmazione annuale di attività tra le quali ricordiamo: Collecting People - un ciclo di talk a carattere cross-disciplinare che si tengono sul tram Diogene o nella rotonda; Drawn Onward, programma di residenza scambio in collaborazione con lo spazio no-profit P/////AKT di Amsterdam; DiogeneLab, programma di laboratori artistici con le scuole elementari e medie del quartiere Aurora di Torino; Solid Void Diogene School of Art – moduli sperimentali per una scuola indipendente per artisti; Serie Inversa, una capillare ricognizione, svolta principalmente attraverso degli studio‐visit, tra artisti che vivono e lavorano in Piemonte, con percorsi di ricerca artistica attualmente fuori dal circuito commerciale; Diogene Edizioni, iniziativa editoriale per la pubblicazione di volumi che documentano le attività svolte.
Diogene è inoltre parte di ArtinReti, piattaforma che mette insieme istituzioni e associazioni artistiche indipendenti, operanti in Piemonte e in Italia, che si occupano di arte nello spazio pubblico.
Il gruppo è costituito attualmente da: Franco Ariaudo, Andrea Caretto, Manuele Cerutti, Luca Luciano, Valerio Manghi, Laura Pugno, Raffaella Spagna, Cosimo Veneziano. Hanno fatto parte dell’associazione anche: Ludovica Carbotta, Donato Canosa, Luca Pozzi, Sara Enrico, Davide Gennarino e Andrea Respino, Monica Taverniti