Fondazione Sardi Arte

Elogio alla lentezza

  • Pubblicato il: 20/12/2017 - 22:42
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CS

21.12.2017. Abbiamo scelto di lanciare il numero di dicembre del Giornale delle Fondazioni in un giorno per noi simbolico, che seguiamo dagli esordi, dal 2012. Ogni anno in questa data, moltissimi luoghi nel mondo (a oggi se ne contano oltre 600, presenti in ogni continente) si uniscono idealmente in una geografia planetaria che dà conto delle  trasformazioni sociali, positive, in atto, mosse dalle comunità. E’ il Re-birth day, il giorno della ri-nascita, una vera e propria chiamata alle arti, lanciata dal visionario artista Michelangelo Pistoletto, sotto il segno del suo simbolo del Terzo Paradiso, adottato dalla missione Vita della NASA: un segno di infinito, gravido di una terza dimensione centrale, che invita a generare il nuovo, tenendo insieme gli opposti e che ha Ambasciatori che si ri-conoscono nei messaggi, là dove l’innovazione sociale, il “farsi delle cose”, accade come innovazione culturale. L’arte ha parlato di (e ha attivato) Social Change, prima  dell’arrivo dei temi sulla stampa generalista. Ha parlato di sostenibilità prima del risveglio delle imprese, di economia circolare e condivisa, di nuovi paradigmi nell’educazione. Prima del mantra della ri-generazione. Forse vale la pena vederla, praticarla e ascoltarla
 


 
L’Arte ha parlato di sfide sociali ben prima della grande crisi, che ha compiuto dieci anni dal suo inizio. E anche attraverso le Arti, nei vuoti lasciati dalle amministrazioni pubbliche, di fronte a nuove sfide, molti processi di ri-generazione si sono innescati, rientrando in  un fenomeno sorprendente nella mole, nelle dinamiche e negli attori.
 
Il Rapporto 2017 di “Percorsi di Secondo Welfare”, il progetto del Centro Ricerca Luigi Einaudi di Torino, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano di cui parliamo in questo numero, ci restituisce una fotografia dinamica della crescita esponenziale del numero degli attori privati e del Terzo settore scesi in campo per  rispondere ai nuovi rischi sociali a fronte del  “ridimensionamento della spesa pubblica (…) con esperienze capaci di affiancarsi al primo welfare, che negli ultimi anno si è trovato in difficoltà a rispondere ai bisogni dei cittadini”,  con nuove forme di empowerment  dei destinatari degli interventi e  interazione con il Pubblico:  dalle  imprese che stanno implementando piani di welfare aziendale ormai centrali nell’ambito dei contratti di lavoro, le progettualità strategiche altamente innovative messe in campo dalle fondazioni di origine bancaria per il contrasto alla povertà,  al ruolo delle Fondazioni di partecipazione per il “dopo di noi”, dalle Youth Bank alle Fondazioni comunitarie nate nel Mezzogiorno, passando per il ruolo sempre più importante del mondo assicurativo, al contributo delle Fondazioni d’impresa all’evoluzione della filantropia istituzionale.
Una crescita quali-quantitativa. 336.275 sono le istituzioni non profit (dati al 2015, su 301.191 della precedente rilevazione 2011) secondo il Rapporto Istat 2017, presentato ieri,  che avrà periodicità annuale. Avremo modo di analizzare l’outcome, ma possiamo anticipare che si  conferma il trend di crescita numerica del veicolo giuridico  delle fondazioni, salite a  6.451 (nel 2011 erano 6.220),  di cui molte con una visione sempre più strategica per rispondere alle complessità.
 
Un fenomeno che si riflette anche sulla cultura del dono. Dalla terza edizione del Giving Report di Vita, le donazioni degli italiani (dalle proiezioni dei dati fiscali riferiti alla dichiarazione dei redditi dei singoli cittadini nel 2016) hanno superato per la prima volta i 5 miliardi. L’introduzione di alcune leve fiscali ha fatto l’effetto trampolino. Tutto questo non è sufficiente per far fronte alle diseguaglianze, come afferma Dario Di Vico del Corriere della Sera, ma occorrerà più capacità del terzo settore di montare progetti credibili, per stimolare una solidarietà di scopo. L’emergenza del sisma ha cambiato il barometro delle propensioni al dono perché le persone si muovono di fronte a progetti concreti che favoriscono la cultura del dono. Grande spazio c’è sul fronte dei lasciti. Solo il 3 per cento degli italiani ha fatto testamento solidale. Ci sono ancora molti margini quindi, ma dal rapporto esce la “fotografia di un popolo generoso – come afferma l’economista Stefano Zamagni - che risponde culturalmente alla crisi con i beni relazionali imprescindibili, verso una welfare society che counvolge  cittadini, la business community, le istituzioni. La crisi ha accelarato la ripresa di questi circuiti positivi. Donare, come forma di esperienza, è il primo atto di questa nuova pagina, è il modo per incidere responsabilmente sull’ambiente in cui viviamo”.
 
Dall’economia civile alla sociologia. “Esiste un momento in cui tutte le possibilità sono aperte. Ci troviamo esattamente in quel momento. Il futuro è possibile. Per conquistarlo dobbiamo cambiare il nuovo modo di interpretare la realtà, le regole”, ci dice  Mauro Magatti, uno dei principali sociologi contemporanei, padre del concetto di generatività, sempre più presente nel dibattito pubblico, consegnandoci il suo nuovo libro, “Cambio di paradigma” che  invita a una nuova economia lontana dal cieco consumismo per una nuova stagione della democrazia, come risposta a un mercato sempre più selvaggio e alla degenerazione della politica sempre più populista  e nazionalista.
 
Pistoletto docet. La Cultura in queste sfide può giocare un grande ruolo senza perdere la propria indipendenza. “L’anno europeo del patrimonio culturale 2018, al di là della retorica delle celebrazioni, rappresenta un’opportunità unica per elevare di diversi ordini di grandezza il peso dello sviluppo a base culturale nell’agenda delle politiche europee. Occorre però comprendere la capacità della Cultura di incidere sui livelli di ben-essere, ben oltre lo svago colto o il turismo culturale, (…) per incidere in modo straordinario sulle aree di sviluppo dell’innovazione sociale e tecnologica, di nuovi modelli imprenditoriali ed educativi, di coesione sociale, sostenibilità ambientale e persino di nuovi modelli di Welfare”. Non si stanca di ripeterlo l’economista prof. Pier Luigi Sacco, con il quale dagli inizi di questo decennio abbiamo incrociato  i destini su questo tema, come potete leggere dalle colonne del nostro Giornale, e che ha curato per l’istituto italiano di Cultura a Bruxelles, quattro volumi corali in quattro lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), presentati al Forum Europeo sulle Culture, che si è tenuto all’inizio del mese a Milano, inaugurando l’Anno Europeo del Patrimonio.
In questi preziosi volumi troviamo il ruolo delle Cultura su migrazioni e conflitti, innovazione tecnologica e sociale, cambiamento climatico e Beni Comuni, oltre alle questioni specifiche della conservazione e della gestione, del turismo e della sostenibilità sociale “perché il patrimonio è uno straordinario caleidoscopio di possibilità”. Come dice lo stesso autore presentando il lavoro sul Sole 24 Ore, “l’obiettivo non è fornire risposte, ma sollecitare interrogativi che possano essere ripresi, affrontati e tradotti in azioni concrete ai tanti e diversi livelli del Governo territoriale Europeo (…). Per un Paese come l’Italia questa è un’occasione irripetibile”.
Parola d’ordine partecipazione, come ben scrive in questo numero Erminia Sciacchitano, Chief Scientific Advisor per l’anno Europeo del Patrimonio Culturale della DG Cultura, in Commissione Europea. La partecipazione culturale è un punto debole.  Nel 2016, in Italia, il 18,6% della popolazione non ha svolto alcuna attività culturale. Il Rapporto Bes 2017 (Benessere equo e solidale) dell’Istat in questi giorni dà però i primi segnali positivi in un quadro di forti diseguaglianze territoriali,  con una crescita della spesa per servizi culturali più accentuata della media UE (+2,6%). Dietro le luci, le ombre. Su scala nazionale aumenta la frammentazione locale e regionale in tema di spese e investimenti, indice di disagio in aree già svantaggiate. Inoltre il ruolo di primo piano riconosciuto da Unesco al nostro patrimonio culturale continua a non trovare adeguato riscontro nell’entità della spesa pubblica destinata alla sua gestione (0,36% del Pil, un valore che, seppure in crescita rimane tra i più bassi d’Europa (media Eu 0,45%) ed è la metà di quello della Francia (0,73). La strada fatta è molta, come pure quella da fare verso la valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale, ma la direzione che leggiamo è quella giusta.
Art for social change” in questo nostro tempo di cambiamenti senza precedenti.
 
Notizie da paura? Arrivano le “Buone notizie”
Secondo il V Rapporto della Carta di Roma, nel 2017 sono aumentate sulla stampa italiana del 27%, arrivando al 43%, le notizie sul fenomeno migratorio improntate su toni allarmistici, spesso “di parte”: per la tragedia umanitaria in corso o, al contrario, per la minaccia rappresentata dall’immigrazione. 4 notizie su 10 hanno un potenziale ansiogeno.
Tra i progetti che abbiamo salutato con maggiore entusiasmo quest’anno nel mondo dell’informazione, c’è la nascita di “Buone Notizie”, il settimanale del Corriere della Sera, che dà conto delle energie positive in movimento. Fuori dal buonismo, è l’obiettivo che si pone la nostra testata: restituire informazione rigorosa, lucida, far emergere le grandi energie in campo, stimolare epidemie di cittadinanza attiva e responsabilità. Questo approccio ha portato a una crescita del 50%  sul 2016 dei lettori, che  tutta la Redazione ringrazia per la fiducia e i contributi, come delle nuove partnership che hanno reso possibile e rafforzato i percorsi di ricerca con novità che vi presenteremo a gennaio.
 
Con un Elogio alla Lentezza al quale ci invita in questo numero la Fondazione Poldi Pezzoli presentando il suo nuovo corso, Vi auguriamo Buona Vita.
 
Hanno partecipato  a questo numero Vittoria Azzarita, Eugenia Bernardotti, Benedetta Bodo di Albareto, Paola Borrione, Franco Broccardi, Luisella Carnelli, Cristina Casoli, Paolo Castelnovi, Federico Massimo Ceschin, Paolo D’Angeli, Elisa Fulco,  Giulia Gabos,  Emanuela Gasca, Sendy Ghirardi,  Boris Groys,  Elena Inchingolo, Chiara Lachi, Stefano Luppi, Michela Magliacani, Francesco Mannino, Gessica Martino, Stefano Maurizi, Marcello Minuti, Valentina Moltanto, Cristina Muccioli, Domenico Nucera, Francesca Panzarin, Giangavino Pazzolla, Camilla Riolfi,  Irene Sanesi,  Maria Elena Santagati, Erminia Sciacchitano, Catterina Seia, Giovanna Segre, Flaviano Zandonai, Alessia Zorloni