Cambio di passo contro la povertà

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  • Pubblicato il: 24/11/2015 - 13:07
Autore/i: 
Rubrica: 
EDITORIALI
Articolo a cura di: 
Catterina Seia

L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione»
Papa Francesco

 

Le Fondazioni di origine bancaria compiono 25 anni e trovano un punto forte nella missione.
La legge di Stabilità all’esame del Senato si propone di affidare loro un compito chiaro: coprire un settore strategico ad alto impatto sociale come la povertà educativa, che riguarda fasce crescenti della popolazione.

 
Il disegno di Legge di Stabilità 2016 approdato all’esame del Senato inaugura una discontinuità positiva radicale nelle politiche di welfare della storia repubblicana, sotto due profili. Uno sforzo senza precedenti negli stanziamenti. Sono oltre 3000 milioni per la spesa sociale (1860 nel governo Letta e più 300 rispetto alla prima finanziaria Renzi) con trasferimenti ai Comuni e ad enti del Terzo Settore, ma soprattutto la scelta più netta è la progettualità. L’art.31 della bozza di legge ci prospetta una inedita attenzione alle famiglie povere con figli minori, precisando che non si tratta di trasferimenti assistenziali aggiuntivi, ma di misure strutturali e durature di contrasto, di lotta alla povertà, che superano sperimentazioni e una tantum «per loro natura incapaci di modificare il nostro welfare e destinate a platee irrisorie», come commenta Riccardo Bonacina, presidente di Vita.
La situazione di degrado è crescente. Secondo l’Atlante dell’Infanzia presentato da Save the Children in Senato il 20 novembre, l’incidenza della povertà assoluta di famiglie con almeno un minore è triplicata tra il 2005 e il 2014 (passando dal 2,8 all’8,5% della popolazione con oltre un milione i minori che vivono sotto standard definiti da Istat ‘minimamente accettabili”’). Un bambino su 20 non ha un pasto proteico al giorno, ma soprattutto è deprivato di una vita dignitosa e delle possibilità di sviluppare i propri talenti. E, come afferma Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia di Save the Children, «illegalità e povertà educativa si alimentano a vicenda».
 
Proprio su questo tema il Governo ha costituito il «Fondo per il contrasto alla povertà educativa» (comma 6 dell’art 24), finalizzato a migliorare le condizioni dell’infanzia in difficoltà, stanziando 100 milioni annui per il 2016, 2017, 2018. Il fondo verrà inoltre alimentato da un protocollo di intesa con le Fondazioni di origine bancaria a cui verrà riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta pari al 75% dei versamenti effettuati su Irpef, Iva, contributi Inps e Inail. Un grande sconto a questi enti filantropici per i quali la Legge di stabilità per il 2015 aveva introdotto un appesantimento della pressione, passata dai 100 milioni di euro di carico fiscale complessivo nel 2011 ai 170 del 2012 e 2013 per arrivare ai 424 milioni di euro nel 2014. Uno sconto frutto di un dialogo aperto con il Governo che si tradurrà in un investimento su un settore che è già strategico, ma ne rafforza la missione alla celebrazione dei 25 anni dall’approvazione del regolamento attuativo (20 novembre 1990) della legge che le ha istituite (legge Amato 30 luglio 1990). Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto Acri (l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa), nel 2014 l’ammontare complessivo di sistema della voce «Educazione» è stato di 106 milioni di euro sui 911,90 erogati.
Dichiara Giuseppe Guzzetti Presidente dell’Acri, l’associazione che le rappresenta: «Quest’iniziativa (..) è un fatto di grande civiltà per il nostro Paese (...) Le nostre Fondazioni possono dare un contributo importante al processo di rinnovamento dell’Italia, soprattutto sul fronte del welfare e specificatamente a livello delle comunità locali (…) con interventi di sussidiarietà sociale (…) creando reti collaborative con altri soggetti del non profit, privati e pubblici,(…) per dare risposte innovative a nuovi e crescenti bisogni».
A questi bisogni sociali, alla «povertà educativa», possono, debbono, guardare le istituzioni culturali pensando all’impatto della loro azione sulle comunità, al coinvolgimento dei pubblici potenziali. Su questo asse, se saranno strumento efficace ad una strategia sulle priorità del Paese potranno trovare sostenibilità.
Dare la priorità ai bambini è il miglior investimento che possiamo fare. Non è un punto di arrivo, ma certamente un buon inizio per un paese che, con la Grecia, era l’unico privo di misure strutturali contro la povertà assoluta.
 
In questo numero
Il ruolo delle fondazioni sui mantra «innovazione sociale a base culturale con governance partecipative e cultura digitale» trova in questo numero voci nuove e speciali di approfondimento nati da inviti ad appuntamenti che la nostra testata ha ricevuto con alcuni tra i più vitali protagonisti europei: da Encat-European Network of Cultural Administration Training Center, dalla Commissone Europea al Forum di Essen «Cultural is digital-Digital is Cultur», da Assifero al «Forum Economic and Local Development» guardando all’agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Strategie che si calano nei territori come abbiamo visto all’incontro a Palermo di «Nuove pratiche per il Sud. Spazi da non perdere» di Fondazione con il Sud in collaborazione con il CLAC o alla pugliese Ex Fadda.
«Di fronte a istituzioni costrette ad occuparsi dell’immediato e del contingente, le Fondazioni oggi-politicamente e finanziariamente indipendenti, con una grande libertà strategica, flessibilità e agilità di azione, sono probabilmente tra gli attori più capaci di innovazione e cambiamento sociale», ci dice Carola Carazzone, segretario Generale di Assifero, l’associazione Italiana Fondazioni ed Enti di Erogazione.
Questo e molto altro. Buona lettura.
 
 
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Foto Credits: Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea