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Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Parola d’ordine: partecipazione

  • Pubblicato il: 15/12/2017 - 00:03
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Erminia Sciacchitano

Con l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 aperto a Milano il 7 dicembre al Forum Europeo della Cultura inizia un anno di riflessione sulla dimensione europea del patrimonio culturale. La Commissione Europea, che ha realizzato un’indagine Eurobarometro sulla percezione del valore che i cittadini europei attribuiscono al patrimonio culturale, ha definito un piano su dieci iniziative, articolate lungo quattro pilastri: coinvolgimento, sostenibilità, protezione, innovazione.
 
 
La colomba dell'Anno europeo del patrimonio culturale 2018 ha gioiosamente preso il volo il 7 dicembre, al Forum europeo della cultura di Milano.  Inaugurato dal Commissario per l'Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport Navracsics, alla presenza del Sindaco di Milano Sala, del Presidente del Parlamento europeo Tajani, del Ministro italiano dei beni e delle attività culturali e del turismo Franceschini, del Ministro estone della Cultura Saar (attuale presidenza UE), della Presidente della commissione per la cultura e l'istruzione del Parlamento europeo Kammerevert, dell’europarlamentare Silvia Costa, il lancio ha visto la partecipazione di più di 800 rappresentanti del settore artistico e culturale da tutta Europa. Oltre a varare l'Anno europeo, il Forum ha riflettuto sul ruolo della cultura nell'affrontare le sfide a livello europeo e globale e sul contributo della cultura e della creatività allo sviluppo socio-economico locale e regionale.
 
E a una settimana di distanza, un altro momento storico: i capi di Stato e di governo, al termine di un intenso Consiglio europeo, invitano a cogliere l'occasione dell'Anno europeo del patrimonio culturale per svolgere un'opera di sensibilizzazione sull'importanza sociale ed economica della cultura e del patrimonio culturale.
 
La parola d’ordine dell’Anno è partecipazione, raggiungere un pubblico più ampio possibile, in particolare i bambini e i giovani, le comunità locali e coloro che raramente entrano in contatto con la cultura e il patrimonio, al fine di rinnovare il comune senso di responsabilità. E perché il patrimonio culturale è un bene comune e un catalizzatore di intelligenza collettiva: non si può non lavorarvi con approcci partecipativi ed aperti.
 
Il lancio è stato preceduto dall’ultima riunione di coordinamento del 2017 con i 28 coordinatori nazionali dell'anno europeo (più la Norvegia),  nominati dai rispettivi ministeri della Cultura per coordinare le attività all’interno dei singoli Stati, e le 35 organizzazioni che fanno parte del comitato europeo che assiste la Commissione, per condividere le tante iniziative messe in piedi a livello nazionale e europeo, inclusi UNESCO e Consiglio d’Europa, ma anche creare nuove sinergie e avviare nuovi progetti transnazionali insieme. E sono già più di settemila le iniziative sul sito dell’Anno europeo, una cifra che cresce di giorno in giorno. Inoltre tutte le istituzioni europee sono a bordo, oltre alla Commissione, il Parlamento europeo e il Comitato delle Regioni supporteranno l’iniziativa.
 
Alla fine della giornata di lancio dell’Anno europeo, la musica persiana del quintetto di Kimia Ghorbani ha magneticamente trasformato la platea del Forum in una catena danzante, lanciando la sfida più ambiziosa: connettere gli europei attraverso il loro patrimonio condiviso.
 
Si avvia infatti con il 2018 anche un anno di riflessione sulla dimensione europea del patrimonio culturale, su quegli “ideali, principi e valori insiti nel patrimonio culturale dell’Europa, che costituiscono per l'Europa una fonte condivisa di memoria, comprensione, identità, dialogo, coesione e creatività”, come  recita la decisione sull’Anno, con la finalità di “incoraggiare la condivisione e la valorizzazione del patrimonio culturale dell'Europa quale risorsa condivisa, sensibilizzare alla storia e ai valori comuni e rafforzare il senso di appartenenza a uno spazio comune europeo”.
 
Una recente call del programma Europa Creativa, da 5 milioni di euro, chiusa il 22 novembre, ha chiamato artisti e operatori culturali a lavorare insieme per rafforzare il senso di appartenenza a uno spazio comune europeo e promuovere il patrimonio culturale come fonte di ispirazione per la creazione contemporanea e l'innovazione, rafforzando l'interazione tra il patrimonio culturale e gli altri settori culturali e creativi.
 
Ma per indagare ulteriormente questa dimensione, e la Commissione europea ha realizzato un’indagine Eurobarometro sulla percezione del valore che i cittadini europei attribuiscono al patrimonio culturale, anche in termini di dimensione europea.
 
E’ stato necessario riflettere in profondità per la definizione delle domande, dirette a una platea di intervistati che non hanno conoscenze specialistiche. Come coprire tutte le sfaccettature del patrimonio culturale, in linea con le correnti definizioni olistiche, senza generare confusione in chi deve rispondere? Fare comprendere che il patrimonio culturale non è fatto solo di monumenti, letteratura, arte e oggetti, ma anche dei saperi artigianali tramandatici, delle storie che raccontiamo, del cibo che mangiamo e dei film che vediamo? Fare comprendere che allo stesso tempo il patrimonio non è ovunque, ma è una selezione del prodotto della creatività, dell’arte, della storia, del pensiero, che una comunità di riferimento trasmette alle future generazioni perché portatrice di valori sociali? Come evitare di parlare di patrimonio culturale dell’Europa, senza scivolare in pretese “superiorità”, o dichiarazioni di “superpotenza culturale” della nostra regione che, va ricordato, sono la nefasta origine del colonialismo? E soprattutto come fare scoccare la scintilla della riflessione sulla dimensione europea del patrimonio culturale, ricordando che si tratta dell’Anno europeo del patrimonio culturale, e non l’anno del patrimonio culturale europeo? Il patrimonio dell’Europa, infatti è il prodotto  di scambi, influenze, dialoghi, ma anche di scontri e contrasti fra culture che travalicano il nostro continente. Si pensi all’influenza della cultura egizia che fa seguito alle campagne napoleoniche in Egitto, o all’architettura portata dagli emigrati europei negli altri continenti del mondo.
 
Per ragionare sulle domande siamo partiti da alcune inchieste recenti, anche realizzate in occasione delle Giornate europee del patrimonio. Cito in particolare i due rapporti condotti dall'Ufficio federale della cultura svizzero su «Heimat» ─ identità ─ monumenti storici (luglio 2015) e sull'importanza del patrimonio in Svizzera (luglio 2014); un’indagine sull’impatto del patrimonio culturale immobile a Mechelen (BE, contenuto nel Rapporto Il patrimonio culturale conta per l’Europa), le due indagini Eurobarometro sulla partecipazione culturale del 2013 e sui valori culturali europei del 2007, la ricerca “Awareness and Understanding of Irish Heritage”, sui comportamenti e le attitudini delle persone e il loro coinvolgimento rispetto al patrimonio culturale (aprile 2015), realizzata per l’Heritage Council irlandese e infine il rapporto Measuring cultural participation – UNESCO Framework for Cultural Statistics 2009 e UK Heritage Counts 2016. Inoltre è stata fondamentale l’apertura della Casa della Storia Europea, aperta recentemente a Bruxelles, che ripercorre miti, scoperte, caos e coesione del XX secolo, accompagnando i visitatori in un viaggio lungo il cammino della storia europea, e sollecitandoli a riflettere sul suo futuro.
 
I risultati dell’indagine Eurobarometro sono sorprendenti, e meritano un’analisi più approfondita. Ne emerge che 8 europei su 10 ritengono che il patrimonio culturale sia importante non solo a livello personale, ma anche per la propria comunità, la propria regione, il proprio paese e per l’Unione europea nel suo insieme. Un'ampia maggioranza di cittadini è fiera del patrimonio culturale, sia esso situato nel proprio paese o nella propria regione, o in un altro paese europeo. Più di 7 cittadini europei su 10 ritengono anche che il patrimonio culturale possa migliorare la qualità della vita. L'indagine dimostra anche che 9 europei su 10 pensano che il patrimonio culturale dovrebbe essere oggetto di insegnamento nelle scuole. Tre quarti dei cittadini ritengono che siano in primo luogo gli Stati membri e l’Unione europea a dover destinare maggiori risorse per tutelare il patrimonio culturale europeo.
 
Il patrimonio culturale ci consente di costruire il futuro attraverso una comprensione condivisa del passato. A livello europeo, stiamo già dedicando un’attenzione particolare a quello che quest’anno lascerà come eredità futura. Progetti e iniziative attuati negli Stati membri, nei comuni e nelle regioni dell’Unione europea, saranno integrati con iniziative dell’Unione, avviando la riflessione su un piano d'azione a lungo termine dell'UE per la cultura e il patrimonio culturale. Con ciò si darà seguito alle discussioni dei leader dell’Unione europea sull'istruzione e sulla cultura che hanno avuto luogo a Göteborg il 17 novembre.
 
Pr fare questo l’azione della Commissione si concentra su dieci iniziative, articolate lungo quattro pilastri. Coinvolgimento: sensibilizzare al valore del patrimonio culturale in particolare i giovani. Sostenibilità: valorizzare il potenziale del patrimonio culturale nelle strategie di sviluppo locale, anche attraverso il riuso e il turismo culturale. Protezione: promuovere la qualità negli interventi sul patrimonio culturale, migliorare la gestione dei rischi e intensificare la lotta al traffico illecito. Innovazione: promuovere la ricerca e favorire l’utilizzo dei risultati, incentivare la partecipazione attiva.
 
Dieci iniziative che mirano anche a un salto di qualità nelle  policy. Nel corso del 2018 saranno messe a punto politiche comunitarie su temi specifici, dal nuovo regolamento per il contrasto all’importazione illecita dei beni culturali, tema “caldo” per via delle sue connessioni con il finanziamento del terrorismo internazionale, alla riflessione sui criteri per la qualità degli interventi sul patrimonio culturale, in particolare quelli eseguiti con fondi europei, o la riflessione sulle competenze tradizionali ed emergenti delle professioni per il patrimonio culturale
Le dieci iniziative vedono coinvolti i portatori di interessi e i coordinatori nazionali, ma anche molte Direzioni Generali, perché se è vero che in ambito culturale l’Europa agisce in regime di sussidiarietà con gli Stati membri – e quindi l’Unione deve limitarsi ad incoraggiare la loro cooperazione e appoggiare e integrarne l’azione -, è anche vero che vale il principio del Mainstreaming che vede cultura e patrimonio come componenti di diverse politiche europee, dalla ricerca all’ambiente, all’educazione al turismo, solo per citarne alcune.
 
Bisognerà quindi capire come proseguire l’approccio partecipativo testato con l’Anno europeo, oltre il 2018. E come superare la stagione degli “impatti”, per passare a promuovere contaminazioni creative, frutto di consapevoli scelte di politica economica e culturale, per generare benefici economici e sociali programmati e desiderati e promuovere l’innovazione nel rispetto dei valori creati dalle collettività nel tempo, generando valore aggiunto per la qualità della vita e la società in Europa.
Che la danza europea abbia inizio, e che duri a lungo.
 
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 Erminia Sciacchitano, Chief Scientific Advisor per l'anno europeo del patrimonio culturale, DG Educazione e Cultura, Commissione Europea