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L’alt(r)a via dello sviluppo locale

  • Pubblicato il: 15/04/2018 - 09:05
Rubrica: 
PAESAGGI
Articolo a cura di: 
Filippo Barbera e Andrea Membretti

Con la scomparsa delle istituzioni intermedie, le Terre Alte rischiano una ulteriore marginalizzazione, diventando sempre più luoghi dimenticati dalle politiche pubbliche e dagli investimenti strategici. La “domanda di montagna”, però, esiste ed è diffusa: piccoli numeri che – nei crinali e nelle aree interne a rischio di spopolamento – possono avere grandi impatti. “Innov-Aree”, promossa da una rete di partner -Accademia Alte Terre, Collegio Carlo Alberto, Uncem e SocialFare, è un nuovo progetto finalizzato a favorire il neo popolamento e la permanenza nelle terre alte in Piemonte da parte di persone e di imprese innovative, consapevoli dell'enorme ricchezza materiale e immateriale.


Negli ultimi anni la ricerca territoriale ha registrato la presenza di una importante “domanda di montagna”[1]:nuovi montanari che dalle aree urbane si trasferiscono in montagna, montanari “di ritorno” che tornano nei luoghi di origine, stranieri che investono risorse economiche e umane in progetti di impresa nelle aree alpine e appenniniche del nostro Paese. Ma anche montanari “per forza”, rifugiati e richiedenti asilo collocati in borghi e piccoli paesi in aree lontane dai servizi[2].
 
Il tema ha una rilevanza cruciale per lo sviluppo territoriale del nostro paese: a partire dal Secondo Dopoguerra, le aree montane, alpine e appenniniche, hanno conosciuto “spirali perverse” del sottosviluppo scandite da fasi sequenziali di contrazione demografica ed economica, impoverimento dei servizi e di infrastrutturazione. Per la collettività nazionale, la crisi delle aree montane si è tradotta nell’esborso di ingenti risorse economiche per far fronte al dissesto idro-geologico, all’avanzata del bosco, all’abbandono del patrimonio architettonico rurale (dalle abitazioni, agli edifici pubblici, ai manufatti della civiltà contadina) e al ripopolamento stimolati dall’insediamento vocazionale di nuove popolazioni possono rappresentare una opportunità per contrastare queste dinamiche.
 
Tale prospettiva, inoltre, consente di guardare in modo nuovo alle interdipendenze e alle sinergie tra le aree montane e quelle di pianura: aree deboli e aree forti, “pieni” urbani e “vuoti” delle terre alte, risorse locali e il più ampio contesto nazionale.
Da queste premesse nasce “Innov-Aree”, un'iniziativa finalizzata a promuovere lo sviluppo socialmente innovativo delle zone montane e delle aree interne del Piemonte, attivando gli strumenti del micro-credito e della finanza etica. I promotori di Innov-Aree (Accademia Alte Terre, Collegio Carlo Alberto, Uncem e SocialFare) sono soggetti impegnati culturalmente, socialmente e sul versante imprenditoriale, per favorire il neo popolamento e la permanenza nelle terre alte da parte di persone e di imprese innovative, consapevoli dell'enorme ricchezza materiale e immateriale, costituita da questa importante porzione del territorio piemontese.
 
Esiste, dunque, una domanda di montagna? E, se sì, quali caratteristiche ha? La risposta alla prima domanda è senz'altro positiva: in 6 settimane di attività 61 persone hanno contattato lo sportello  di Innov-aree, aperto in via sperimentale a Torino presso SocialFare. Alcuni di questi soggetti non erano coinvolgibili nel progetto, in quanto intenzionati ad avviare attività in altre regioni, così come non sono stati pochi i contatti dall'estero, da parte di persone intenzionate in un prossimo futuro a rientrare in Italia, proprio per avviare un'impresa nelle terre alte. Si sono presentati allo sportello, affrontando ciascuno un colloquio personalizzato di circa un'ora, 46 soggetti, di cui 27 uomini e 19 donne. La fascia d'età più rappresentata è quella compresa tra i 30 e i 39 anni (20 persone), seguita subito dopo dagli over 50 anni (15); non pochi anche i soggetti molto giovani (9, tra i 19 e i 29 anni), mentre sotto-rappresentata risulta la categoria dei quarantenni (40-49 anni, solo 2). Si tratta di una domanda eterogenea, innanzitutto per caratteristiche socio-anagrafiche dei proponenti, laddove anche il titolo di studio rispecchia questa diversificazione: a fronte di una maggioranza relativa di laureati, anche in possesso di master o dottorati (21 persone, con lauree a loro volta molto diversificate, dal settore agro-alimentare all'ingegneria, sino alla psicologia e alla comunicazione), una quota significativa è rappresentata dai diplomati (15, spesso in istituti tecnici) ma  sono anche un discreto numero quanti hanno conseguito il solo obbligo scolastico (10). La provenienza di questi soggetti è in gran parte dalla provincia di Torino (30), sia dal capoluogo sia dai comuni delle valli montane, ma non mancano soggetti che vivono in altre province piemontesi (Alessandria, Cuneo, Novara, Verbano-Cusio-Ossola) o anche in Lombardia (Varese) ma intenzionati ad operare comunque in Piemonte.
 
Rispetto al tipo di progetto per cui queste persone chiedono supporto a Innov-Aree, si delineano tre gruppi di dimensioni simili: innanzitutto vi sono quanti hanno già avviato, anche da anni, un'attività in montagna (soggetti che spesso rappresentano coppie o famiglie, anche allargate, e più di rado piccole società) e vogliono fare un passo in avanti, allargando o diversificando il proprio campo di intervento (per esempio, unendo alla produzione agricola la ricettività oppure costruendo una nuova stalla per il bestiame o, ancora, creando reti più ampie e strutturate per la trasformazione e la distribuzione dei propri prodotti). Una seconda categoria è quella di quanti hanno invece solo un progetto ma ben delineato e corredato di ampia documentazione e business-plan: in alcuni casi i proponenti hanno già acquistato immobili e terreni (o sono in procinto di farlo, in aree individuate) e spesso hanno una chiara idea di dove realizzare la propria impresa, dei mezzi necessari, del tipo di relazioni che vanno attivate, ecc. Infine c'è la categoria di quelli (spesso giovani ma anche ultra cinquantenni) che hanno un'idea appena abbozzata o anche semplicemente che esprimono un forte desiderio di trasferirsi in montagna per vivere e lavorare, senza ancora avere focalizzato l'attenzione su settori specifici o su territori in particolare, magari avendo con alcune valli un legame preesistente, ad esempio per frequentazione turistica. Tutte queste persone hanno avviato o intendono avviare attività nelle montagne piemontesi, nelle Alpi, in primis (soprattutto nelle valli torinesi, a partire dalla Val Susa e limitrofe, e in alcuni casi valli cuneesi o in alcune aree del novarese e del VCO), ma anche nelle aree alto collinari, come le Langhe o l'Appennino al confine con la Liguria.
 
Rispetto al tipo di attività che i proponenti hanno in mente di realizzare (o che hanno già avviato), i principali ambiti a cui si possono ricondurre le proposte sono quello agricolo in senso lato (agricoltura biologica, recupero frutti/ortaggi locali e loro trasformazione, erbe officinali e derivati, apicoltura), quello ricettivo e dell'ospitalità rurale, anche in senso culturale e ricreativo, quello dell'allevamento e, infine, quello, al suo interno eterogeneo, dei servizi alla persona.
 
La domanda di montagna rivolta al progetto Innov-Aree appare dunque molto diversificata al suo interno, sia rispetto alle caratteristiche dei proponenti sia al tipo di imprese immaginate o già operative. Il punto di contatto tra queste varie iniziative è costituito da due elementi principali: da un lato c'è la forte spinta, spesso fondata su valori e su aspetti etici esplicitati direttamente, verso la vita nelle terre alte, intesa come occasione per sviluppare o per rafforzare progetti lavorativi ed esistenziali ben diversi da quelli che si potrebbero realizzare in città ma non per questo in opposizione alla dimensione urbana. I proponenti hanno tutti in mente una forma di  relazione montagna-città come asse portante delle proprie iniziative, si rispetto allo sbocco dei prodotti realizzati che come bacino di utenza per i servizi offerti, fino anche alla propria sfera personale e famigliare, laddove la vita in montagna è concepita non come isolamento ma come tensione positiva tra l'ambito della natura e del rapporto con la terra e gli animali, e quello della società urbana (in cui trovare risposta a bisogni culturali, di socialità più ampia, di stimolo all'innovazione, così come servizi e opportunità).
 
D'altro canto, i soggetti che si sono rivolti allo sportello sono tutti accomunati dalla necessità di un supporto concreto e mirato, che li aiuti a far nascere e crescere la propria impresa montana, così come a trasformare ed ampliare/innovare quella già esistente. Una prima area di bisogni è qui rappresentata dall'accesso ai finanziamenti, sia nella forma del credito agevolato e personalizzato rispetto alle peculiari caratteristiche del fare impresa in montagna, sia in quella del sostegno a fondo perduto: i proponenti evidenziano in diversi casi l'estrema difficoltà nell'accedere al credito convenzionale bancario ma anche nel partecipare a bandi regionali o europei, in relazione innanzitutto alle ridotte dimensioni delle imprese avviate o progettate, così come alle scarse garanzie in senso tradizionale che possono essere da loro offerte a fronte del credito prestato.
 
Una seconda area di bisogni è quella dell'accompagnamento alla costituzione dell'impresa, al suo avvio e al suo consolidamento (o alla sua trasformazione/ampliamento, nel caso di attività già avviate), tramite il reperimento delle informazioni utili, l'orientamento, la formazione specifica, la consulenza normativa e fiscale, il mentoring da parte di aziende già avviate in settori simili e il supporto nel corso del tempo, a fronte del percorso di crescita affrontato. Una terza area di esigenze riguarda i rapporti con le istituzioni locali e sovra-locali, che risultano non sempre facili, dalle concessioni edilizie alla burocrazia ma anche rispetto all'agevolare in generale l'insediamento delle imprese nel territorio, per esempio individuando i terreni privati in vendita/affitto o anche concedendone di comunali in uso gratuito, senza dimenticare l'offerta dei servizi minimi, necessari al permanere in montagna delle imprese e delle famiglie (scuola, internet, medico, ecc.). Infine, si evidenzia il forte bisogno di facilitazione rispetto al networking e alla cooperazione con altri soggetti attivi nello stesso settore o in ambiti complementari, a livello di valle o di area più vasta.
 
A questa ampia e diversificata domanda di montagna il progetto Innov-Aree si propone di rispondere, costruendo un prototipo di servizio su misura per le esigenze fin qui espresse, tramite l'attivazione di un ampio partenariato, sui versanti del credito, dell'accompagnamento all'impresa e della relazione con le istituzioni locali e sovra-locali. Con la scomparsa delle istituzioni intermedie, le Terre Alte rischiano una ulteriore marginalizzazione, diventando sempre più luoghi dimenticati dalle politiche pubbliche e dagli investimenti strategici. La domanda di montagna, però, esiste ed è diffusa: piccoli numeri che – nei crinali e nelle aree interne a rischio di spopolamento – possono avere grandi impatti.
 
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Andrea Membretti insegna Sociologia del Territorio all'Università di Pavia ed è Senior Researcher presso EURAC Research (Bolzano). Si occupa di migrazioni e neopopolamento nelle aree montane europee. 
 
Filippo Barbera insegna sviluppo locale e teoria sociale applicate all'Università di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società. Si occupa di sviluppo locale e innovazione sociale. E' Affiliate presso il Collegio Carlo Alberto e Presidente dell'Accademia delle Terre Alte.
 
 
[1] cfr. F. Corrado, G. De Matteis, A. Di Gioia, Nuovi montanari, Abitare le alpi nel XX secolo, F. Angeli 2015
[2] cfr. Andrea Membretti, Ingrid Kofler e Pier Paolo Viazzo, Per forza o per scelta, L’immigrazione straniera nelle Alpi e negli Appennini (Aracne, 2017)