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Il modello Vicenza, un successo nel muovere la collettività

  • Pubblicato il: 15/11/2017 - 10:05
Autore/i: 
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Milena Zanotti

A capo dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria dei Pubblici Monumenti, Giovanni Carlo Federico Villa, storico dell’arte noto per grandi progetti curatoriali alle Scuderie del Quirinale come per azioni di sistema sviluppate a Bergamo, ci racconta la ri-nascita dall’oblio di Palazzo Chiericati, uno dei principali musei civici italiani. Una strategia all’insegna dell’apertura, dialogo tra le parti, messa in rete dei beni, un coinvolgimento del pubblico nella dimensione quotidiana che porta alla fidelizzazione, interagendo a livelli molteplici: teatro, opera, racconto, danza, dialogo di mediazione culturale, con una risposta territoriale che il direttore definisce “emozionante”.
Rubrica di ricerca in collaborazione con il Museo Marino Marini
 

Vicenza. A tre anni dall’incarico a Vicenza per Palazzo Chiericati, incontriamo nuovamente lo storico dell’arte Giovanni Carlo Federico Villa, oggi direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria dei Pubblici Monumenti e subito ci introduce nel cuore del prossimo evento, che si svolgerà sempre in Veneto, ma a Padova, il 19 novembre a Palazzo del Monte di Pietà, dal titolo Rivoluzione Galileo.
L’arte incontra la scienza. Una narrazione inedita poiché Galielo «è universalmente conosciuto come grande scienziato mentre pochi ricordano che stiamo parlando del più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo, come già indicato da Leopardi, Foscolo, Calvino, ma anche uno straordinario musicista, un eccezionale fisico e matematico e un grande imprenditore».
Queste le premesse che Villa meglio specifica, con il consueto entusiasmo, decisamente coinvolgente «abbiamo definito un notevole progetto, arricchito da conferenze, convegni, spettacoli teatrali, in cui si annovera la presenza di Corrado Augias, congiuntamente a una serie di iniziative nelle quali è coinvolta l’Università di Padova.
L’eccezionalità è poi nell’essere un’operazione territoriale gestita interamente dalla Fondazione Cariparo. Stiamo parlando di un intervento che consta di un investimento di 2milioni di euro». Non è la prima operazione di sistema condotta da Villa che abbiamo visto, oltre alla curatela delle grandi mostre alle scuderie del Quirinale, all’opera a Bergamo, in occasione di un progetto articolato che a coinvolto una moltitudine di stakeholders su una delle risorse territoriali, Palma il Vecchio.
Vicenza, quindi come punto di stimolo per le città limitrofe.
A Vicenza in questo stesso periodo abbiamo la mostra di Van Gogh in Basilica Palladiana, nonché tutta l’attività connessa a Palazzo Chiericati. Direi l’offerta essere corposa e coinvolgere necessariamente anche le città territorialmente contigue.
 
A proposito di Vicenza. Quali ulteriori passi sono stati compiuti rispetto al nostro ultimo incontro, risalente a ottobre dello scorso anno in concomitanza con il grande fermento generato dall’inaugurazione dell’Ala Novecentesca della Pinacoteca Civica?
Ci siamo concentrati su una logica di ‘riposizionamento’ del museo sia a livello cittadino, sia a livello di grande immaginario estero, poiché Palazzo Chiericati è sempre stato considerato una delle grandi pinacoteche civiche italiane ma, a seguito del lungo periodo di oblio che ne aveva caratterizzato una lunga stagione, la sua immagine era sbiadita.
Quello che abbiamo fatto è stato un tentativo di ricostruire i rapporti sia all’interno del contesto cittadino che all’esterno.
In questo primo anno di apertura, in un primo livello, abbiamo operato intensamente sulla didattica supportati dalla Fondazione Roi (voluta nel 1988 dal marchese Giuseppe con lo scopo di ‘favorire il Museo Civico di Vicenza nel perseguimento delle proprie finalità mediante il finanziamento, totale o parziale, l'acquisto di opere d'arte, il loro restauro, gli allestimenti di mostre ed esposizioni organizzate dal Museo e la conservazione nonché gli allestimenti espositivi di Palazzo Chiericati e delle sedi museali vicentine’, come esplicita lo statuto).
Con essa abbiamo costruito un progetto che ha coinvolto le scuole di ogni ordine e grado. I numeri sono eloquenti: da ottobre a maggio 2017 abbiamo avuto oltre 17mila studenti in Museo, risultati lusinghieri in generale ed ancor di più se riferiti ad una struttura civica. Il percorso è stato accompagnato dal tramite di Associazione Ardea, nata internamente al Museo con una proposta di vasta gamma per i percorsi didattici a Palazzo Chiericati, una cinquantina, che coinvolgono con approcci specifici i bambini della scuola materna ai ragazzi del liceo.  
 
Questo per Vicenza, mentre al di fuori…
In Italia e all’estero ci siamo concentrati in una serie di operazioni autorevoli: una mostra su Tiziano e la pittura veneta (Tiziano e il rinascimento a Venezia) al Metropolitan Art Museum di Tokyo, in cui si annoveravano opere di Palazzo Chiericati congiuntamente ad altre provenienti da Capodimonte, il Museo Correr di Venezia e gli Uffizi.
Inoltre una mostra basata sulle nostre collezioni settecentesche, quindi Tiepolo, Piazzetta, Sebastiano Ricci, Pittoni e molti altri in un racconto del grande Settecento veneto (Tiepolo e il Settecento Veneto) che abbiamo prima portato al Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, in provincia di Torino, e successivamente al Museum of Arts and Crafts di Zagabria.
E ancora, una mostra dedicata a due artisti vicentini scomparsi dal radar della critica, ovvero Marcello Fogolino e Francesco Verla in due esposizioni, rispettivamente al Castello del Buonconsiglio di Trento e al Museo Diocesano Tridentino, ancora aperte.
L’intento è duplice: mettere in luce le collezioni d’arte vicentine o significativi artisti espressioni della città che erano da riscoprire, lavorando sul territorio di Vicenza e, al contempo, al suo esterno.
L'operazione, oltre ad aver fatto in modo che le opere e il nome dei musei di Vicenza venissero portati a conoscenza di pubblici nazionali ed esteri in assenza di spese aggiuntive ha consentito la realizzazione di interventi di restauro e manutenzione a Palazzo Chiericati (per un ‘ricavato’ dai prestiti museali che si può quantificare in 208.400 euro, ndr.).
 
E a Palazzo Chiericati?
Altre due iniziative, dal taglio particolare: una dedicata ai migranti e l’altra dal titolo "I DANCE THE WAY I FEEL ...e mi sono messa a ballare" che offre a donne con tumore al seno, pazienti ed ex pazienti oncologici ed amici la possibilità di danzare tra i dipinti per due ore mattutine in un’iniziativa legata ad una specifica branca della medicina cinese, che prende avvio dai colori e dai movimenti presenti nelle opere d’arte e li replica a livello corporeo.
Il tutto a seguito di un progetto articolato con ‘Gli amici del quinto piano’, un’associazione che assiste le donne all’Ospedale di Vicenza. Questa operazione ha avuto un successo straordinario, tanto che abbiamo deciso di replicarla anche questo anno.
Ed ancora, “Tasveer*-Ritratti” momento finale del percorso intrapreso da un gruppo di 13 ragazzi di 9 nazionalità diverse frequentanti la scuola di Italiano per Stranieri del C.P.I.A. di Vicenza. Di questi una metà sono richiedenti asilo politico in Italia ed il progetto si propone di creare un rapporto con la nostra cultura. In particolare i giovani si sono cimentati nell’osservazione di alcuni ritratti ed hanno raccontato liberamente le storie degli effigiati, il che ha generato un approccio diretto con la cultura occidentale e con i musei, sostanziandosi in un laboratorio sociale inedito.
 
Gli spunti sono tantissimi, per esempio lei ha citato le associazioni. Quale l’importanza di queste ultime per avvicinare il pubblico dal punto di vista territoriale?
Potrei citare la prossima pubblicazione del programma di conferenze ed eventi relativi all’attività di Palazzo Chiericati.
Lo scorso hanno abbiamo inanellato 130 incontri in Pinacoteca, sostanzialmente coinvolgendo tutto l’associazionismo berico: da realtà di punta quali il FAI, Italia Nostra, Garden Club, Amici dei Monumenti, ad associazioni che si concentrano su tematiche specifiche, ad esempio l’archeologia, consentendo al Museo di divenire un collettore in cui ciascuno possa esprimersi a partire dal proprio vissuto.
Ciò è stato possibile grazie alla ‘logica’ dei prestiti, per esempio con il nostro Settecento al Castello di Miradolo, realizzato dalla Fondazione Cosso, che ci ha consentito, in cambio, di dotare Palazzo Chiericati di un apparato multimediale, con uno schermo di 5 metri di base, offrendo un approccio al linguaggio cinematografico e tecnologico ad alto livello. Il Museo quindi è tornato a ricoprire un ruolo centrale, nel senso di raccogliere la memoria, riattivarla e fornirle una nuova veste tramite il linguaggio della quotidianità.
 
Quindi il progetto di Palazzo Chiericati si pone all’avanguardia nel nostro Paese, anche dal punto di vista di una precisa strategia di collaborazioni con enti e realtà.
Molte attività intraprese non sono una novità in taluni paesi, penso al mondo dell’Est ricco di una precisa tradizione di concerti nei musei, ma noi abbiamo introdotto un coinvolgimento nella dimensione quotidiana.
Per esempio, quest’estate, un Maestro e virtuoso del violoncello ha eseguito ogni giorno in una sala diversa del museo, per tutto il mese di agosto, le ‘Suites’ di Bach. Una serie di trenta concerti tali da consentire una quotidianità di rapporto con le opere del Museo, sviluppando interessi e suggestioni differenti nel dialogo continuo con le opere ospitate nelle diverse sale con cui si creava poi un dialogo in musica e parole, secondo un format che avevamo applicato in una decina di incontri, nel corso dell’anno, con l’associazione Officina dei Talenti.
Un'altra occasione di dialogo particolare è stata quella strutturata con Moni Ovadia, con cui si è immaginato e realizzato un dialogo sul tema delle migrazioni.
Il riscontro è stato, ed è, assai significativo: il Salone di Palazzo Chiericati ha una capienza complessiva di 110 persone a sedere e ogni iniziativa lo riempie, al punto tale che in molti casi ci siamo trovati over quota.
Questo offre il senso di un museo che sta entrando nella quotidianità delle persone, interagendo a livelli molteplici: teatro, opera, racconto, danza, dialogo di mediazione culturale. Il Museo configurandosi quale il centro della città, consentendo di impostare un rapporto diverso con le associazioni, che ora lo identificano quale punto di riferimento e stimolo invogliando ciascuno alla dimensione del ‘fare’ e ad un confronto con il pubblico.
 
Il rapporto continua ad essere molto buono anche con le istituzioni, a partire da quelle comunali
Tutto ciò che facciamo lo dobbiamo all’approccio politico di questi ultimi dieci anni, di apertura ed ibridazione dei saperi, in una riflessione di comunità che ha consistito nel permettere a ogni iniziativa intrapresa di avere la massima possibilità di dialogo.
Questo comporta il non lavorare per compartimenti stagni e steccati ma aprirsi alle molteplici discipline e all’esterno, anche solo nel nostro essere dei “grandi prestatori”, nella logica di far comprendere che Palazzo Chiericati è tornato ad essere protagonista sulla scena internazionale non solo con singoli prestiti, ma nella possibilità di costruire progetti globali con molteplici istituzioni straniere.
In quest’ottica stiamo progettando una grande mostra sul Settecento con il Museo Pushkin di Mosca e tutta una serie di operazioni di mediazione culturale basate sulla danza che aprano Palazzo Chiericati ai rapporti con altri interlocutori stranieri.
Ciò è possibile grazie all’operato del Comune e all’appoggio di associazioni e fondazioni.
 
In tale direzione continua l’importante connubio con Cariverona
Fondazione Cariverona continua ad appoggiarci, in modo raro e del tutto eccezionale, nel progetto di Palazzo Chiericati.
In questi mesi abbiamo lavorato al bando di gara per l’ala ottocentesca, quindi per l’ultimo stralcio di intervento, e consideriamo di riaprire tutto il Museo Civico come previsto alla fine del 2018, completando così il lavoro intrapreso.
Fondazione Cariverona sosterrà l’esecuzione del primo stralcio di lavori dell'Ala Ottocentesca con 750 mila euro, che andranno ad addizionarsi ai 500 mila euro stanziati dal Comune, per un importo globale di 1 milione 250 mila euro.
Altresì Fondazione Roi ha finanziato, con oltre 400mila euro, l’ultima campagna fotografica atta alla realizzazione degli ultimi 5 tomi del Catalogo Scientifico dei Musei Civici, che porteranno i cataloghi al numero totale di 13, il che significa aver non solo inventariato buona parte delle collezioni ma averne dato piena percezione all’esterno. Un’operazione del tutto eccezionale in Italia e con pochi esempi anche a livello europeo.
Tra ‘contributors’ attivi del progetto di Palazzo Chiericati si possono annoverare i privati…
Solo quest’anno grazie ai prestiti e alla politica che si è intrapresa abbiamo portato al museo oltre 320mila euro di restauri e interventi e registriamo mediamente un’offerta di donazione alla settimana.
Tra poche settimane annunceremo l’accettazione di una donazione assolutamente straordinaria, che inciderà significativamente sull’allestimento del museo.
Possiamo quindi asserire la presenza di un’attenzione costante e continua da parte del territorio. Il ritorno è importante poiché una donazione porta visibilità ed opere che contribuiscono ad impreziosire le collezioni
 
Questo suo percorso prima come direttore scientifico di Palazzo Chiericati ed ora nel ruolo di direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza si delinea in termini nettamente positivi.
Sono entusiasta, e per tanti aspetti commosso, da questa esperienza! Credo questi tre anni di lavoro abbiano lasciato un segno in città anche in senso più generale, in quanto in una situazione difficile a livello storico per la tutela ed economia italiana abbiamo dimostrato come un’amministrazione comunale che lavora di concerto, mettendo in rete i suoi beni, riesca ad ottenere un risultato eccezionale.
Il 21 febbraio 2017 la Giunta Comunale, sotto la guida del sindaco Achille Variati, l’ha nominata direttore onorario dei Civici Musei. Quale significato riveste questo ruolo? Abbiamo adottato la logica ministeriale del 'funzionario onorario'. 
Quindi ricopro a pieno titolo il ruolo di direttore, mai bandito dopo l'andata in pensione di Maria Elisa Avagnina, a titolo 'onorario'. Dunque completamente gratuito. O, se crede, in atto di mecenatismo nei confronti della città. Poiché non ho alcun rimborso spese ma investo direttamente sul museo. Mi pare un modo di restituire quanto ho avuto nel corso degli anni.
Abbiamo quindi strutturato una convenzione e su quella base svolgo il mio impegno.
 
Avete costruito un ‘modello Vicenza’
Da un punto di vista amministrativo certamente, con quasi il 68% di copertura delle spese ricavate dalle bigliettazioni, che a livello europeo ci pone ai primi posti tra le istituzioni culturali.
Come museo civico e realtà locale ritengo si sia fatto un lavoro significativo, aiutato anche dal riallestimento di Palazzo Chiericati, che ha ottenuto un eco molto forte, con il pubblico che tende a tornare più volte.
A noi interessava peculiarmente sviluppare una fidelizzazione del territorio, inteso come Vicenza e la sua provincia, conseguentemente abbiamo ampliato la gamma di offerta, non solo in termini espositivi ma, in senso lato, culturali, legati alla quotidianità.
In tale direzione posso citare il progetto intrapreso con un gruppo di ragazzi che hanno creato il CCF (Centro di Cultura Fotografica) e proposto un progetto dal titolo FuoriCentro, orientato alla lettura critico fotografica della periferia cittadina, avendo come esito finale un’esposizione di tre mesi in Palazzo Chiericati che ha sollecitato la cittadinanza a una precisa riflessione sulle periferie.
Ed ancora, con l’Associazione Illustri, si è definita la Biennale dell’illustrazione ubicata in Basilica Palladiana, a Palazzo Chiericati e a Palazzo Leone Montanari, portando migliaia di visitatori – in amplissima parta giovanissimi – a conoscere le nuove leve dell’illustrazione italiana o artisti già conclamati, in sintonia con associazioni ‘under’ 30.  Ciò significa fornire visibilità ad realtà di qualità del territorio, che possono presentarsi in una grande pinacoteca e in sedi di eccezionale prestigio.
 
Anche i media hanno prestato e prestano attenzione alle vostre iniziative
E’ vero, l’attenzione è sempre stata costante, sia per le mostre organizzate internamente, basti citare l’iniziativa sulla Grande Guerra allestita al piano interrato della Pinacoteca e conclusa a febbraio, ma anche operazioni più territoriali che hanno avuto un ottimo riscontro.
 
Per il futuro, quali i traguardi?
La sfida maggiore consiste, come accennato precedentemente, nel riuscire entro la fine del prossimo anno ad aprire tutto Palazzo Chiericati, ovvero portare a termine i restauri dell’ala ottocentesca: per ora esponiamo le collezioni fino alla metà del Seicento ma l’intento finale è di narrare tutto l’arco cronologico mancante per giungere al pieno Novecento.
Un secolo, quest’ultimo, su cui abbiamo idee molto particolari in merito alle collezioni e la riapertura totale ci permetterà anche di riavere a disposizione tutta la corte interna, con la possibilità di creare una macchina importante.
Questo costituirà il passo decisivo che, ne sono convinto, farà di Palazzo Chiericati in maniera definitiva uno dei maggiori musei civici italiani ed europei, con quasi 4mila metri quadri espositivi, con densità di capolavori di livello sostanziale ed in più, come valore aggiunto, le due grandi corti interne che ci permetteranno di approntare tutta una serie di attività fotografiche e teatrali sempre in rapporto con le collezioni della Pinacoteca. Quindi una vera e propria rivoluzione per la qualità di approccio e di vita di un museo civico.
 
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