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FASHION RESEARCH ITALY, UNA FONDAZIONE AL SERVIZIO DELLA MODA

  • Pubblicato il: 15/11/2017 - 10:02
Autore/i: 
Rubrica: 
FONDAZIONI D'IMPRESA
Articolo a cura di: 
Roberta Bolelli

Inaugurata a Bologna la Fondazione Fashion Research Italy, Cittadella della Moda, una struttura che declina insieme arte artigianalità e tecnologia, dedicata alla formazione e valorizzazione di uno dei settori chiave del sistema economico-produttivo del Paese.
 

 
A Bologna, il 23 ottobre scorso, è stata inaugurata la Fondazione Fashion Research Italy (FRI), fondata e presieduta da Alberto Masotti, ex patron de La Perla, con una conferenza d’apertura «Moda 4.0 – Le sfide della filiera e il ruolo dell’Alta Formazione».  Insieme con il fondatore sono intervenuti il Presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini, il Sindaco di Bologna Merola, il Rettore dell’Ateneo bolognese Ubertini ed un parterre della migliore imprenditoria della città, in particolare Isabella Seràgnoli (Presidente di Coesia Group e della Fondazione MAST) e Marino Golinelli (Presidente onorario del Gruppo farmaceutico Alfasigma e della Fondazione che porta il suo nome) entrambi molto noti per le loro iniziative di mecenatismo e filantropia, ai quali con questo nuovo progetto viene ad unirsi Masotti.
 
Sono tutti protagonisti di quel «momento felice» per la città e l’economia bolognese, e non solo, di cui ha parlato il Sindaco Merola, che ha sottolineato la sintonia e la sinergia tra i rappresentanti delle istituzioni (Arcivescovo, Presidente della Regione, Rettore dell’Università) e le iniziative di questi benemeriti imprenditori.  
 
E se per la Regione Emilia Romagna, come ha sottolineato il presidente Bonaccini, «i tre pilastri della manifattura, dei saperi e della conoscenza, del turismo sono quelli su cui stiamo costruendo un nuovo modello di sviluppo» diventa importante rifocalizzarsi – dopo alcuni anni di minore attenzione – sul settore della moda, puntando a realizzare una Fashion Valley accanto alla Food Valley e alla Motor Valley quali fattori rilevanti dello sviluppo del sistema economico emiliano-romagnolo.
 
E il fashion è indiscutibilmente uno dei settori chiave e simbolo di successo del made in Italy: tra manifatturiero e terziario, oggi conta 30 mila imprese e 142 mila addetti, con un apporto all’export per oltre 4 miliardi di euro (il 13% di quello nazionale).
 
In questo ambito l’obiettivo di Fashion Research Italy – Fondazione non-profit e Cittadella della Moda di 7.000 mq. derivata dalla ristrutturazione dello stabilimento storico de «La Perla» da parte dello Studio Cervellati, con un investimento di 17 milioni di euro - è dare un contributo organico all’innovazione e alla competitività della filiera moda, attraverso la formazione delle diverse professionalità rispetto ai nuovi contesti dell’evoluzione tecnologica e della concorrenza internazionale.  «Un contributo tangibile alle piccole e medie imprese del settore moda» ha tenuto a sottolineare il Presidente Masotti, con un diretto riferimento alla concorrenza delle multinazionali del fashion perché «dobbiamo essere molto previdenti se non vogliamo che queste realtà, che hanno rappresentato tanto per il made in Italy, perdano la loro competitività e venga meno così un patrimonio preziosissimo». Auspicando, nella prospettiva di una nuova fase di crescita, «un salto culturale delle aziende verso fusioni di rete, uno sviluppo della formazione e quindi un cambio gestionale e una sempre più costruttiva vicinanza di associazioni imprenditoriali e delle istituzioni che devono credere e investire significativamente nel mondo delle manifatture di moda per salvaguardare imprese e occupazione».
 
E in effetti rappresenta un progetto, una esperienza e un’offerta unica nel panorama italiano. Innanzi tutto polo didattico, per supportare lo sviluppo del comparto e delle sue professionalità nell’era della rivoluzione digitale, perché la formazione rappresenta un asset fondamentale per la competitività delle piccole e medie imprese del settore. In questo filone di attività FRI organizza e ospita: il Master di primo livello in collaborazione con l'Università di Bologna in Design and Technology for Fashion Communication per la formazione di professionisti della progettazione di prodotti di comunicazione e servizi nei settori moda, lusso e lifestyle; il Corso di alta formazione in Architettura per la Moda, il primo corso in Italia con l’obiettivo di formare progettisti in grado di interpretare la natura del prodotto moda e l’identità di un marchio per trasformarla in spazio architettonico; il Corso in Archivi della Moda, heritage management, che raccoglie e trasmette le esperienze della disciplina catalografica e archivistica in ambito fashion.
 
Quest’ultimo corso è anche un po’ il collegamento con l’altro filone di attività di FRI come polo archivistico. Seguendo il principio efficacemente sintetizzato da Masotti che «il passato è la spinta per una visione creativa del futuro», FRI custodisce archivi fisici e digitalizzati di settore: la Raccolta Renzo Brandone (tra le più consistenti in ambito nazionale, composta da 30.000 disegni di textile design su carta e tessuto e 5.000 volumi riuniti in oltre 30 anni di attività di ricerca) e il Fondo Emmanuel Schvili, donato dall’omonimo stilista. L’archivio della Fondazione comprende anche un database Fashion Photograhy Archive che racconta, attraverso le campagne di advertising e altri materiali di comunicazione, la storia di alcune importanti aziende del settore.
 
Due le proposte «simboliche» - già presentate in anteprima nello scorso mese di luglio dal nostro giornale  - che raccontano questa vocazione e questo collegamento tra arte e tecnologia, tra passato e visione creativa del futuro.
L’Icona di Donna, tra le più grandi sculture a LED tridimensionali con figura umana presenti in Italia, che «è il cuore pulsante della Fondazione e rappresenta la donna, la vera protagonista delle manifatture del fashion – spiega il Presidente Masotti - dedicata alle donne che nel corso dei decenni hanno contribuito concretamente al successo del comparto, alla creazione di quello che è diventato il made in Italy» e la passerella multimediale per sfilate virtuali - che consentirà massima diffusione potenziale, soprattutto per i brand emergenti, sui vasti mercati della globalizzazione, contenimento dei costi e minimo impatto ambientale – espressione di quel polo di innovazione e ricerca che ha al centro un Punto Innovazione (P.IN), «catalizzatore» dell’incontro fra domanda e offerta nell’orizzonte dell’Industria 4.0 e dell’innovazione del business.
 
Perché l’innovazione, nella sintesi efficace del Rettore Ubertini, è «una necessità prima ancora che una scelta».
 
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