Fondazione Sardi Arte

Cultura e sviluppo locale

  • Pubblicato il: 15/01/2018 - 00:01
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Annalisa Cicerchia

L’Ocse ha pubblicato online i primi di dicembre 2017, un documento intitolato “Culture and local development: maximising the impact. Towards an OECD guide for local governments, communities and museums”. E’ una lettura breve e insieme densa, che consiglio, sia perché offre utili sintesi di temi dibattuti a lungo in questi anni su patrimonio culturale (musei, soprattutto) e sviluppo locale, sia, e forse principalmente, perché può essere considerata una buona base per farsi nuove domande, fare un po’ di ordine fra le risposte che già sono state date e mettersi alla ricerca di soluzioni che ancora non ci sono.
 

Come si può accrescere l’impatto delle organizzazioni culturali sullo sviluppo locale? Prova a rispondere, in una breve pubblicazione (48 pagine), l’OCSE, nell’ambito del suo programma LEED (Local Economic and Employment Development). Il testo, ideato da Xavier Greffe, ha coinvolto una ventina di esperti, coordinati da Ekaterina Travkina and Alessandra Proto, ed è la versione pilota di una Guida all’autovalutazione, che OCSE-LEED intende completare nel 2018.
 
Si parte da musei e luoghi del patrimonio culturale, definiti come potenti elementi di sviluppo locale: per attrazione di turisti e di reddito, rigenerazione delle economie locali, promozione dell’inclusione, incoraggiamento della diversità culturale e reinvenzione dell’identità culturale. Fin qui, ci si muove su un terreno che potrebbe essere considerato l’acquis di questo ultimo quarto di secolo: nulla di nuovo, forse, ma chi lavora in questo campo sa quanto sia stata lunga e dura la strada per arrivarci.
 
Si aggiunge poi una selezione di cose alle quali sono interessati i principali stakeholder presi in esame dal progetto, e cioè amministrazioni locali, regionali, nazionali, la comunità dei musei, e altri:

  • nuovi modi di misurare l’impatto della cultura e dei musei sullo sviluppo locale per convogliare in modo efficace risorse finanziarie pubbliche e private; 
  • esempi di che cosa funziona e che cosa non funziona per massimizzare gli impatti e creare connessioni con un ampio spettro di politiche;
  • nuovi modelli di governance e di finanziamento.

 
Nelle intenzioni dei promotori, la Guida, nella sua versione finale, consentirà di individuare opzioni politiche e strumenti di misurazione (indicatori) che potranno essere di supporto alle amministrazioni locali e ai musei per accrescere l’impatto del patrimonio culturale sullo sviluppo, di creare un repertorio di buone pratiche, di distillare orientamenti utili alle politiche nelle aree della cultura e turismo, dell’occupazione e delle abilità, della salute, della creazione e della sostenibilità delle imprese, della innovazione e della pianificazione territoriale.
 
Gli assi portanti della Guida, indicati come aree tematiche di riferimento, sono lo sviluppo economico e l’innovazione; il disegno urbano e lo sviluppo di comunità; lo sviluppo culturale, l’educazione e la creatività; l’inclusione, la salute e il benessere; la gestione dei musei per lo sviluppo locale.
Per ognuno degli assi, il documento pilota rivolge alle amministrazioni locali e ai musei, ognuno per la parte di propria competenza, la proposta di alcune linee di azione. Questa doppia prospettiva rappresenta un esercizio interessante, con il quale si cerca di individuare e attribuire agli uni e agli altri, in modo coerente e coordinato, ruoli strategici che si sostengano a vicenda.
 
Allo stato presente del progetto, ci sono temi/assi, come quello sullo sviluppo economico e l’innovazione; lo sviluppo culturale, l’educazione e la creatività, per i quali il merito di Culture and local development, più che nel lanciare idee nuove e mai viste, sta soprattutto nel fare, bene, il punto degli orientamenti e delle assunzioni di base su cui, negli ultimi 25 anni, studiosi e operatori sono approdati, non senza fatica, molte polemiche e parecchie sbandate. Ce ne sono altri, come quello sulle politiche urbane, o quello su inclusione, salute e benessere, in cui il testo introduce apprezzabili prospettive e argomenti innovativi.
 
Culture and local development è una lettura che, già nella sua forma pilota, può fornire parecchi spunti di riflessione, ed è prevedibile che la Guida sarà decisamente utile.
Una nota critica che mi sento di fare al testo, e che spero possa trovare superamento nella Guida, è forse legata alla sua appartenenza al genere letterario un po’ diplomatico di molti prodotti dell’OCSE, che conosco bene e apprezzo, ma che non di meno mi provoca una certa irrequietezza. Mi riferisco al tacito presupposto che gli stakeholder a cui il lavoro si rivolge, variamente descritti e intesi, facciano parte di una comunità benevolente e concorde. Chiunque operi nel settore museale e nel territorio sa bene che, non solo concordia e benevolenza sono piuttosto rare e la conflittualità inter-istituzionale, al contrario, molto diffusa, la comunità è proprio difficile da trovare, così come è difficile trovare tracce permanenti e operanti di sistema, di rete, di coordinamento. Al problema, che è sistematico, ed è di rilevanza strategica, non etica o morale, si dovrebbe, a mio avviso, riconoscere il posto che merita fra le criticità da affrontare ex ante nella progettazione e nell’attuazione delle politiche.
 
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