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Capitale europea della cultura 2019: il Nord Est ha le idee confuse

  • Pubblicato il: 29/07/2013 - 09:34
Rubrica: 
NOTIZIE
Articolo a cura di: 
Veronica Rodenigo

Venezia. Nell’estate 2013 singolari accadimenti sembrano continuare a concentrarsi nel Capoluogo veneto: maremoti giudiziari (quello del Mose), avvistamenti di presunte foche in Canal Grande (ad onor del vero l’esemplare sarebbe uno, sarebbe stato battezzato Pryntyl e c’è chi giura d’averlo visto davvero), oscure morìe di pesci, turisti percossi durante la notte del Redentore da gondolieri troppo «nervosi»…
In questo excursus tematico di vicende più o meno recenti rientra anche la candidatura di Venezia (capofila del Nord Est tutto) a Capitale europea della cultura 2019 caratterizzata, negli ultimi mesi, da colpi di scena. Una lunga vicenda iniziata ancora nel 2008 e scandita negli anni da proclami celebrativi (per la verità di matrice più «nordestina» che veneziana) inneggianti le potenzialità d’un territorio vasto, quello delle Tre Venezie, il vero protagonista d’una corsa al titolo ancor oggi, purtroppo, priva di organicità.
Sin dall’inizio a reggere le fila del progetto, a promuoverne il brand (un reticolo di più linee metropolitane collega città trivenete e rispettive eccellenze non senza semplificazioni tematico-identitarie), ad organizzare festival e tavole rotonde in cui confluiscono idee e consensi è Nordesteuropa Editore il cui amministratore unico è Filiberto Zovico.
La fiducia nel progetto di candidatura pare, comunque, anche istituzionalmente condivisa giacchè nel febbraio 2011 si costituisce il comitato fondatore «Venezia con il Nordest Capitale europea della Cultura 2019» composto da Comune e Provincia di Venezia, Regione Veneto, Friuli Venezia Giulia, Province autonome di Trento e di Bolzano.
Per paradosso, qualcosa comincia però a vacillare con l’approssimarsi della scadenza del 20 settembre prossimo, quando tutte le città della Penisola in lizza dovranno presentare il dossier per poter effettivamente concorrere al titolo. A inizio 2013 il direttore di candidatura Maurizio Cecconi si dimette. L'1 aprile il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, colto da tardive perplessità (un’area territoriale così allargata potrebbe non rispondere ai parametri del bando), dichiara al "Corriere del Veneto": «Il titolo di Capitale europea non porta nulla. Non porta soldi e porta turisti dei quali la città non ha bisogno». A maggio Orsoni ci ripensa: «Nonostante le difficoltà procedurali insite nella candidatura di un’area così vasta e complessa s’intende proseguire con impegno nel percorso». Il 12 giugno la stampa locale annuncia: il comitato promotore della candidatura affida a Roberto Daneo (docente allo Iulm di Milano, già coinvolto nel progetto preliminare di «Nordest 2019») il compito di elaborare il dossier. Il 23 luglio si riunisce nuovamente il comitato fondatore. Nello stesso giorno l’ufficio stampa di Nordesteuropa diffonde una «proposta di dossier elaborata liberamente con il sostegno di Adacta Studio Associato e il contributo di idee della rete di persone e realtà culturali, sociali ed economiche del Nord Est». Il nome di Daneo però non vi compare e al tema di candidatura presentato nel novembre 2011 (il binomio cultura/economia) viene preferito quello della pace. Tre giorni dopo giunge la reazione di Innocenzo Cipolletta, presidente del comitato promotore. Nella nota inviata dall’ufficio stampa del Comune di Venezia si specifica che il noto giornalista Fabio Isman è responsabile dell'elaborazione del dossier, si ribadisce l’importanza del concetto di economia coniugata a quello della cultura, si sottolinea che nessun altro ha titolo di parlare a nome del comitato o di sollecitare contributi.
Difficile prevedere come si concluderà l’imbarazzante minuetto. Confidiamo solo che a farne le spese non siano tutti coloro che nel Nord Est Capitale 2019 hanno creduto. Magari anche solo per un attimo, ma davvero.

da Il Giornale dell'Architettura, edizione online, 27 luglio 2013