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Marzo: dubbi politici, certezze economiche?

  • Pubblicato il: 11/03/2017 - 20:07
Autore/i: 
Rubrica: 
SCENARI DI INVESTIMENTO
Articolo a cura di: 
Redazione

In un contesto politico ancora nebuloso, dopo 2 mesi dall’inizio dell’anno si stanno delineando trend economici più chiari nelle principali economie del mondo: dati certi di ripresa di crescita e di aumento dell’inflazione, indurranno sempre di più gli investitori a rivedere le allocazioni dei portafogli per essere pronti ad affrontare l’aumento dei tassi e ad ottimizzare i rendimenti azionari

Il mese di Febbraio ha portato più luce su alcune delle incognite economiche, lasciando però ancora molte ombre sul futuro politico del mondo.
Donald Trump ha iniziato a delineare la sua politica nazionale ed il 28 del mese, davanti alle due Camere, ha tenuto il suo primo discorso ufficiale: 1 trilione di dollari in investimenti, 54 miliardi alla difesa, riforma fiscale (ancora indefiniti il come ed il quando) e smantellamento dell’Obamacare (pochi i dettagli anche in questo caso).
Più vicino a noi, il premier britannico May ha annunciato che a Marzo chiederà l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, avviando la procedura di uscita dall’Unione. Pur essendo apparsa dura e risoluta il suo governo è stato battuto per la prima volta nell’iter, ritardandone sicuramente il calendario previsto e riaprendo molti dubbi sul futuro del Regno Unito stesso. Innumerevoli le incertezze sul futuro politico di Francia (Le Pen risale nei sondaggi), di Germania (dove Schulz ha guadagnato terreno contro la Merkel) e del nostro Bel Paese.
Ciò nonostante, dati macroeconomici, microeconomici e banche centrali hanno confermato la ripresa di crescita nelle principali economie del mondo (USA, Europa, Cina, India) Ulteriore segnale positivo per l’economia anche dai dati dell’inflazione che avvertono una crescita in Usa (+2,5%) ed in Europa (Germania + 2,2%, Italia + 1,6% e la zona euro in generale circa il + 2%).
Così il 15 Marzo la Federal Reserve porterà, salvo clamorosi dietrofront, il costo del denaro negli Usa dallo 0,50%-0,75% allo 0,75%- 1%. Quella che a metà Febbraio era data come una probabilità al 35%, oggi è passata pressoché nel campo delle certezze, vista la conferma arrivata venerdì 3 Marzo dal numero 1 della FED Janet Yellen.
La BCE sarà quindi in difficoltà a mantenere il Quantitative Easing, vista l'inflazione in aumento; probabilmente Draghi attenderà i risultati delle elezioni presidenziali in Francia, per poi annunciare tra giugno e luglio la sua fine a decorrenza 2018.
Tassi in rialzo e prezzi delle obbligazioni in ribasso nei prossimi mesi indurranno liquidità sul mercato derivante dall’uscita da questo settore, elemento ulteriore di rafforzamento dei mercati azionari, che tra tante incertezze politiche si sono fatti trascinare dalle poche certezze economiche.
I mercati azionari sono infatti riusciti ad archiviare un altro mese positivo con l’MSCI World in rialzo del 2.9% sostenuto dagli Stati Uniti (+3.69%) e dall’Europa (+2.49%). Positiva ancora una volta la performance degli emergenti (+1.61%).
Gli Stati Uniti credono nelle dichiarazioni del presidente Trump, anche se vi è una seria preoccupazione per la sua vaga politica fiscale e delle infrastrutture. In aggiunta, non è ancora chiaro se vuole lavorare in un contesto di dollaro forte o debole.
Le azioni USA hanno già ottenuti ottimi rendimenti dall’inizio del nuovo mandato presidenziale e la questione è quanto gli investitori pazienteranno di fronte a tale mancanza di chiarezza da parte del signor Trump. Il settore delle piccole medie imprese tra quelli che hanno beneficiato di più, dopo la sua elezione, ha iniziato a rendere meno rispetto all’indice Standard & Poor, e sembra essere più sensibile alla volatilità del mercato, pertanto, potrebbe essere un buon momento per iniziare a diminuire l'esposizione al mercato statunitense.
E nella nostra cara vecchia Europa che cosa accadrà?
L’Europa viaggia a un ritmo ben più lento degli Stati Uniti ed il Ftse Mib (Milano) e il Cac40 (Parigi) sono gli indici con la performance più deboli. Infatti nei primi 2 mesi il CAC si è praticamente attestato a 0% e il FTSE Mib a -1,67%.
Un caso o semplicemente un’alta correlazione con l’instabilità politica? Prima data politica, dove il mercato potrebbe essere sottoposto a una maggiore volatilità, sarà il 15 Marzo, giorno in cui gli olandesi saranno chiamati a rinnovare il Parlamento. Il voto dei Paesi Bassi non interessa solo i suoi cittadini, ma le capitali di mezza Europa. L'Olanda è infatti il primo Paese Ue ad affacciarsi al voto in questo 2017, che vedrà elezioni anche in Francia e Germania (e forse pure in Italia). I partiti tradizionali sono in discesa, mentre i sondaggi rilevano un boom per la formazione euroscettica guidata da Geert Wielders; a Bruxelles temono che il voto olandese provochi un effetto domino che possa travolgere l'intera Europa. Gli occhi sono puntati su una data cruciale: il 23 aprile in agenda c’è il primo turno delle elezioni in Francia, per le quali si sta innescando il (giusto) timore che le forze anti-euro, cioè il partito guidato da Marine Le Pen, eventualmente rafforzato dal risultato olandese, arrivi alla Presidenza della Nazione.
Marine Le Pen ha con forza sostenuto da sempre l’intenzione di abbandonare l’euro o quanto meno, di rivedere la posizione della Francia (seconda economia dell’Unione) all’interno di Eurolandia, il che, ovviamente, crea una situazione di timore negli operatori per la stabilità del vecchio Continente, con la conseguenza che molti titoli francesi (in particolare le Banche) hanno in quest’ultimo periodo, performance inferiori rispetto al paniere di riferimento dello Stoxx Europe 600 Bank e la previsione è che tale incertezza perduri fino alle elezioni.
Anche in Italia la situazione è difficile. Dall’estero, giusto o sbagliato che sia, la stabilità dell’attuale governo è considerata quasi inesistente, con effetto immancabilmente riflesso sui mercati sia a livello azionario che obbligazionario; eppure il contesto di tassi bassi, ha permesso a molte aziende italiane di conseguire nel 2016, buoni risultati con un miglioramento dei profili finanziari ed un rilancio dei piani strategici che si potrebbe ripercuotere favorevolmente sulla Borsa grazie alla fiducia ed alle aspettative degli investitori come avviene altrove, se non ci fosse la spada di Damocle del percepito rischio Paese.
Quindi attenzione agli investimenti azionari, che possono offrire ottime opportunità, solo se vengono selezionate interessanti storie aziendali di valore e di crescita mentre per gli investimenti obbligazionari sensibili all’aumento dei tassi, può essere giunto il momento di alleggerirsi ed indirizzarsi verso obbligazioni governative e societarie a tasso variabile o di breve durata. Carpe diem.