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L'insopportabile gravità dello sperpero

  • Pubblicato il: 26/10/2012 - 10:07
Rubrica: 
NOTIZIE
Articolo a cura di: 
Veronica Rodenigo
Marco Goldin (a destra) con il sindaco di Vicenza Achille Variati

Vicenza. Dalla pagine del quotidiano locale «La Nuova Venezia» di stamane è la voce di Lionello Puppi a rompere il silenzio della critica sulla biennale programmazione espositiva di Marco Goldin in Basilica Palladiana e a Verona. Parole dure che suonano forse ancor di più tali nell’imbarazzante deserto del panorama contemporaneo in cui da tempo latitano riflessione critica e oggettive disamine.
Su «Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi, volti e figure» (Basilica Palladiana, dal 6 ottobre al 20 gennaio 2013) e sul suo seguito finanziato con 4 milioni da Fondazione Cariverona(cui si aggiungono, con altri contributi, i main sponsor UniCredit ed Euromobil) il professor Puppi, che già su «Il Giornale dell’Arte» aveva avuto modo di esprimere la propria opinione (cfr. n. 312, settembre 2011), non usa mezzi termini.
Si scaglia sull’«elargizione dissennata» del finanziamento che la Fondazione bancaria, «altrimenti benemerita per illuminate iniziative» (a Cariverona spetta il merito della palladiana risorta, Ndr) ha concesso a «un noto specialista in carrozzoni espositivi ossessivamente dedicati a cucinare gli impressionisti nelle salse più svariate». Denuncia «l’insopportabile gravità dello sperpero di una tal quantità di danaro che ben altrimenti si sarebbe potuto investire» e andata invece «a beneficio di un privato imprenditore su un progetto neppur preventivamente sottoposto al vaglio di competenze autentiche e responsabili (le direzioni ad esempio, dei musei di Verona e Vicenza)».
Un progetto che Puppi non esita a definire «privo di originalità e di spessore culturali e, anzi, torbido e nebuloso (…), dall’intitolazione sibillina. Raffaello verso Picasso non significa nulla (…) e l’accoppiata di nomi celeberrimi funziona come uno specchietto per le allodole manovrato da uno spregiudicato e cinico marketing dell’arte per acchiappare i gonzi».
Il concept dell’intera esposizione risulta dettato quindi da un’arbitrarietà di scelte peraltro rivendicata dallo stesso curatore con il risultato di «un’accozzaglia di opere (alcune di altissimo livello qualitativo e quindi tanto più umiliate e offese), estranee al governo di qualsivoglia proposito storico e critico (….,) in balìa soltanto degli umori insondabili e misteriosi di chi le ha radunate». (…)
«Non conoscenza e sapere, non una metodologia rigorosa e costruita su ricerche pazienti (...) non l’invito a vivere un’esperienza culturale» che accresca e stimoli «lo spirito critico» bensì «un’adunata estemporanea, per l’appunto di sguardi».
L’affondo finale è comunque riservato, oltre che alla strategica operazione di marketing promozionale dell’offerta operata da «un impresario che con disinvolta scaltrezza e disinibita abilità fa molto bene il suo mestiere» al «potere politico e finanziario (…) che lo chiama a realizzare le sue imprese» spacciando quest’ultime «come operazioni di cultura e volano dell’economia e del turismo».
Difficile smentire l’opinione del professor Puppi e interpretarla semplicemente come una posizione rigorista versus una «democratizzazione» dell’arte (come vorrebbe l’abile inventore di Linea d’Ombra), quando ai visitatori d’un noto luxury outlet del veneziano, un altoparlante consiglia ripetutamente la goldiniana «storia di sguardi, volti e figure» come esperienza imperdibile.

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da Il Giornale dell'Arte, edizione online, 24 ottobre 2012