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La cultura fa bene alla salute. L’esito di una ricerca con un potenziale rivoluzionario sul welfare.

  • Pubblicato il: 02/12/2011 - 21:03
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Rubrica: 
FONDAZIONI D'IMPRESA
Articolo a cura di: 
Neve Mazzoleni
Stili di vita

Milano. Un convegno internazionale dall'approccio multi-discplinare al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, per un tema dal potenziale rivoluzionario promosso da Fondazione Bracco con la collaborazione dell'Università IULM: il processo di formazione del benessere psico-fisico e la stretta correlazione con la  cultura, affrontato sotto diverse prospettive, suffragato da casi studio.
In particolare la Fondazione ha presentato pubblicamente i risultati della ricerca “Salute, Cultura e Benessere” condotta sul campo con l'obiettivo di valutare l'influenza l’impatto della fruizione e del coinvolgimento in attività culturali sul benessere individuale. Un lavoro DOXA per la Fondazione Bracco in collaborazione con il Comune di Milano, presentato da Enzo Grossi, advisor scientifico della Fondazione.
Lo studio si è avvalso di uno strumento chiamato Psychological General Well-Being Index (PGWBI), nato negli anni sessanta negli Stati Uniti grazie allo studioso Harold Dupuy, psicologo del National Center for Healths Statistics. Un questionario con 22 punti, sviluppato come dichiara il suo fautore “ al fine di fornire un indice che possa essere usato per misurare le auto-rappresentazioni di stati affettivi ed emozionali che riflettono un senso di benessere o di disagio soggettivo”.
La ricerca ha interessato un campione della popolazione milanese, analizzando la relazione esistente fra stili di vita e il benessere psicologico individuale, con particolare riguardo all'accesso culturale, allo scopo di fornire una stima possibile dell'impatto della partecipazione culturale sulla percezione soggettiva del benessere. La cultura è nel nostro Paese considerata generalmente  “intrattenimento”, quindi ricondotta al superfluo. Se assurge a fattore determinante per il benessere delle persone, seconda solo alla salute fisica e comunque strettamente a questa correlata,  prima delle variabili reddito, età e occupazione, cambia le prospettive strategiche del welfare.
Tendenzialmente risulta che i milanesi stiano meglio della media degli italiani e che solo il 6% dichiari di non consumare cultura, contro il 10% della rilevazione nazionale. Milano si attesta dunque come città vivace e creativa, sebbene esista un “gender effect” che penalizza le donne rispetto agli uomini, che hanno mediamente una percezione di benessere più alta.
A supporto di questi risultati, arrivano i contributi internazionali: Lars Olov Byrgen del Karolinska Institute di Stoccolma afferma che “le cosiddette “leisure activities” contribuiscono a prevenire o posticipare patologie gravi quali il cancro, oppure diminuiscono se praticate con coinvolgimento il tasso di ospedalizzazione e di medicalizzazione”.
Per Corey Keyes della Emory University di Georgia (USA) l'impegno partecipato in attività culturali influisce direttamente sul nostro grado di soddisfazione complessiva, diminuendo ansia e depressione. Infatti le aree del cervello che si attivano quando si osserva un'opera d'arte sono le stesse che si attivano quando di ottiene una gratifica”.
Un assist colto da Chiara Bisconti, l'“Assessora” - come ha precisato lei stessa di volersi definire – al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero del Comune di Milano, che ha delineato i principali progetti attivati nella metropoli per aiutare i cittadini a recuperare tempo, sempre più prezioso e gli spazi per praticare sport e socialità; azioni che alla lunga potrebbero variare i dati rilevati dall'indagine DOXA per Fondazione Bracco.
Nel simposio, introdotto da Diana Bracco, Presidente della Fondazione omonima, Pierluigi Sacco - preside della Facoltà di arti, mercati e patrimoni dello IULM, moderatore della discussione ha inquadrato il valore di questi studi scientifici nella costruzione di welfare policies: “La salute dipende da come l'essere umano vive nel suo contesto e come partecipa alla società. La cultura è una risorsa per la costruzione di occasioni di sviluppo della società e di prevenzione del disagio. Poiché oggi definiamo medicina non solo come assenza o presenza di malattia, ma di un approccio che tiene presente come l'essere umano vive nel suo contesto e partecipa alla società”.

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