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La conoscenza del pubblico. Gli osservatori dei musei nell’esperienza internazionale

  • Pubblicato il: 15/01/2017 - 23:54
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Luisella Carnelli

Negli ultimi tempi si è parlato molto di pubblico dei musei anche in relazione al boom di visite ottenuto dai musei statali italiani. Quanto sono importanti questi numeri per conoscere lo stato di salute del sistema museale di un paese? Ne parliamo con Alessandro Bollo, responsabile dell’area ricerca di Fondazione Fitzcarraldo, curatore del recente quaderno Mibact sul “Monitoraggio e la valutazione dei pubblici dei musei

Come sappiamo, il 2016 si è concluso facendo registrare un record di visite per i musei statali italiani, 44,5 milioni di ingressi, il 5% in più rispetto all’anno precedente che già era stato molto positivo. Si tratta indubbiamente di dati che confortano e che delineano un cambio di rotta deciso (6 milioni di maggiori ingressi in 4 anni), ma è altrettanto chiaro che il dato sulle visite, da solo, sia insufficiente a raccontare lo stato di salute del nostro sistema museale. Sarebbe come pretendere di fare una diagnosi avendo a disposizione solo un termometro. Un po’ poco no?
Diventa, pertanto, sempre più importante poter disporre di strumenti di analisi e conoscenza che consentano di dare risposta a domande anche molto semplici, ma fondamentali per orientare politiche, strategie e progettualità.
Quanto e come incide il turismo italiano e straniero? Abbiamo avvicinato nuovo pubblico oppure abbiamo fatto tornare più volte le stesse persone? Come sta evolvendo la frequentazione giovanile? Qual è il livello di apprezzamento e di soddisfazione dei visitatori? Perché hanno visitato (e soprattutto perché molti non visitano)? Stiamo comunicando in modo efficace?”.
Queste e altre legittime domande sollecitano l’attivazione di sistemi di conoscenza capaci di fornire informazioni e approfondimenti di natura qualitativa, oltre che quantitativa. Operativamente parlando, si tratta di definire delle architetture e delle procedure informative che consentano di raccogliere, organizzare, centralizzare e analizzare dati per restituire conoscenza a livello del sistema e degli elementi che lo compongono. Questo può avvenire sia ristrutturando i metodi di raccolta dei dati amministrativi relativi alla registrazione degli ingressi (integrando, ad esempio, informazioni in merito alla composizione del pubblico come l’età, il genere, la provenienza geografica, la presenza di gruppi scolastici) sia innestando ricerche e studi ad hoc che analizzino aspetti chiave quali l’identità e il profilo del pubblico, i comportamenti di fruizione, le motivazioni alla visita, l’efficacia della comunicazione, i consumi e le pratiche culturali, la soddisfazione per la visita e per le diverse componenti dell’esperienza museale.
Se questa vuole essere davvero una fase di rilancio del nostro sistema museale, occorre innescare un processo di sensibilizzazione e di consapevolezza in merito all’importanza di adottare prassi e strumenti di ascolto, analisi, monitoraggio e valutazione che siano propedeutici e funzionali all’individuazione di politiche e strategie volte a migliorare la capacità di confrontarsi con una società in forte cambiamento e con nuove e più complesse istanze.

Nel recente volume 'Il monitoraggio e la valutazione dei pubblici dei musei. Gli Osservatori dei musei nell'esperienza internazionale” da te curato per la collana Quaderni della Valorizzazione della Direzione Generale Musei del Mibact si pone al centro l’importanza di attivare anche in Italia nuovi strumenti di conoscenza del pubblico. Come nasce questo volume?
Questo volume nasce da uno studio promosso dal Mibact e realizzato da Fitzcarraldo per il Mibact nel 2012. Il punto di partenza era la constatazione che la realtà museale italiana – in merito alla conoscenza del pubblico - apparisse caratterizzata da quadri conoscitivi estremamente frammentari, da una forte eterogeneità a livello del territorio nazionale e da una scarsa consapevolezza in merito all’importanza di attivare strumenti di analisi e interpretazione dei visitatori e della società nel suo complesso.
In una fase di dirompente evoluzione della domanda di cultura e dei modelli di partecipazione, i tempi apparivano pronti per verificare la fattibilità di un sistema di monitoraggio e valutazione a livello centrale, che permettesse di costruire quadri conoscitivi affidabili e aggiornati, capaci di andare oltre alla rilevazione numerica degli ingressi e di restituire una visione complessiva sulla composizione dei pubblici, su comportamenti e bisogni di fruizione, sulla qualità del servizio erogato, sulle barriere e gli ostacoli all’accesso, sulla valutazione degli effetti diretti e indiretti dell’attività di fruizione. Si trattava di lavorare, cioè, alla realizzazione di un Osservatorio pensato per supportare il processo decisionale del Mibact e della comunità degli operatori museali in relazione a tutte quelle politiche che riguardavano l’accesso, l’inclusione e la partecipazione, la qualità dell’esperienza offerta, il raccordo con la dimensione turistica così come con quella delle comunità territoriali. Possibilmente non partendo da zero, ma guardando quello che all’estero si stava già facendo, attraverso un’analisi comparativa delle esperienze più interessanti e innovative.

Che cosa succede all’estero?
A livello internazionale ci sono diverse esperienze già consolidate di osservatori nazionali sul pubblico dei musei. Nello studio condotto per il Mibact sono state considerate alcune tra le più importanti realtà come L’Observatoire Permanente des Publiques in Francia, la english.slks.dk, l’Institut für Museumsforschung (IfM) in Germania, il Laboratorio permanente de Pùblico de Museos in Spagna, l’Observatório de Museus e Centros Culturais in Brasile e il CONACULTA in Messico. La governance di queste istituzioni è generalmente di natura pubblica: si tratta di uffici, dipartimenti o servizi interni ai ministeri competenti, di norma finanziati con appositi capitoli di spesa e che dispongono di personale interno dedicato. Fa eccezione il caso del Brasile, in cui l’osservatorio è il risultato di una partnership pubblica-privata regolata da un protocollo d’intesa tra il Ministero e altri soggetti, tra i quali riveste particolarmente importanza la scuola nazionale di Statistica.
Pur nella diversità dei modelli organizzativi e dell’ampiezza del campo d’azione, l’obiettivo principale di questi osservatori risiede nella produzione di conoscenza finalizzata a indirizzare e sostenere l’elaborazione di politiche pubbliche per i musei, unitamente a quello di migliorare, attraverso la disponibilità di un quadro informativo puntuale, i processi decisionali all’interno dei singoli musei. In alcuni casi (in particolare in Brasile, Spagna, Danimarca e, in misura minore, in Germania) l’obiettivo di rafforzare le competenze dei professionisti del settore riveste un’importanza decisiva. Corsi di formazione, workshop, momenti di confronto sono organizzati con frequenza proprio per sensibilizzare gli operatori dei musei.
È interessante rilevare come in un caso, nella fattispecie in Danimarca, le indagini sul pubblico condotte dalla Danish Agency contribuiscano al processo di erogazione dei contributi, dal momento che qualunque richiesta di finanziamento da parte dei musei, per quanto riguarda i progetti educativi, deve essere accompagnata e sostenuta dai risultati delle rilevazioni annuali, che entrano così tra gli elementi di valutazione nel processo di selezione. Una funzione in parte simile è demandata alle rilevazioni sul pubblico dei musei finanziati dal DMCS britannico, che tra gli standard necessari per l’accreditamento prevede che i musei stessi, tra le altre cose, abbiano l’obbligo di realizzare rilevazioni sul pubblico secondo criteri stabiliti a livello ministeriale.
Molto importante anche la funzione di restituzione e condivisione dei risultati, che è azione centrale per tutti; le evidenze dei processi di raccolta e analisi (sia quantitative sia qualitative) sono, infatti, diffuse tramite report pubblicati sui siti istituzionali e sovente anche tramite pubblicazioni cartacee e presentazioni pubbliche. In questa prospettiva, i responsabili degli Osservatori hanno enfatizzato l’importanza di restituire i risultati tanto ai singoli musei, perché possano usarli per migliorare la gestione ordinaria e le capacità di pianificazione strategica, quanto a una platea più ampia in una logica di sensibilizzazione e di legittimazione politica del comparto museale nel suo complesso.
Occorre, infine, segnalare come non sembra esistere, allo stato attuale, una rete che unisca i diversi Osservatori sul pubblico dei musei per agevolare momenti di scambio e confronto di ordine metodologico, condivisione di buone pratiche e rafforzamento della comunità professionale.
L’auspicio è che anche l’Italia possa dotarsi di un Osservatorio o perlomeno di un sistema di monitoraggio e di valutazione che consenta di supportare le ambizioni di un Ministero che sembra orientato a una maggiore intraprendenza nella ricerca di visioni, programmi e comportamenti che mettano le persone e i pubblici al centro dell’azione culturale.

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Per scaricare il quaderno:
http://musei.beniculturali.it/notizie/pubblicazioni/quaderni-della-valorizzazione-nuova-serie-2