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ICOMILANO2016 tra la frontiera liquida di Lampedusa e i reperti sottratti allo Zambia

  • Pubblicato il: 12/07/2016 - 12:20
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin

Una carrellata tra i temi, con i documenti di approfondimento disponibili della XXIV Conferenza Generale dell’International Council of Museums focalizzata sul ruolo sociale del museo verso il paesaggio culturale e le comunità. Arrivederci tra tre anni a Icom Kyoto 2019 che affronterà il tema Museums as Cultural Hubs: The Future of Tradition

Milano. A pochi mesi dalla chiusura dell’Expo, dal 3 al 9 luglio Milano è tornata a essere luogo d’incontro internazionale con l’arrivo dei 3mila delegati da 130 Paesi di ICOMilano2016, XXIV Conferenza generale dell’International Council of Museums, la più importante associazione culturale mondiale che conta nel complesso oltre 36mila iscritti.
Come ha ricordato il suo Direttore Generale Anne-Catherine Robert-Hauglustaine, ICOM è un’associazione no profit la cui visione strategica si basa su tre parole chiave: indipendenza, integrità e professionalità.

I numeri dell’evento
Ricchissimo il calendario che ha scandito il ritmo dell’evento: i primi tre giorni sono stati dedicati alle 5 keynotes speech e gli incontri dei 40 comitati tematici che in contemporanea hanno presentato case history e tematiche settoriali.
Durante le serate Milano ha aperto gratuitamente le porte di musei e istituzioni per far conoscere ai delegati la ricchezza della sua proposta culturale. Altra occasione di networking sono stati i due giorni di escursioni organizzati in città, in Lombardia e delle regioni vicine.
Il Centro Congressi ospitava un’ampia Exhibition Area in cui 75 aziende e istituzioni internazionali del settore hanno presentato i servizi più evoluti per musei e visitatori.
Per il 70° anniversario di ICOM, grazie al supporto di Panasonic, è stata realizzata una mostra sulla storia della conferenza.
Fondamentale l’apporto della squadra di 300 volontari che hanno contribuito all’organizzazione logistica e allo storytelling della settimana dopo un percorso di formazione ad hoc.
Alberto Garlandini, Presidente del Comitato organizzatore, ha dichiarato che il budget dell’evento si è sostenuto per un terzo dal contributo delle istituzioni (MIBACT, Regione Lombardia, Comune di Milano), un terzo dai biglietti di ingresso (dai 550 ai 150) e per un terzo dagli sponsor (main sponsor Goppion MuseumLab e Intesa San Paolo).

ICOM a Milano
Organizzare un evento culturale internazionale nella città post Expo e in una fase attiva della politica italiana dei beni culturali è stata una scelta lungimirante perché ha permesso ai delegati di confrontarsi con una realtà vivace, organizzata e partecipata.
Durante la sessione di apertura la crescita della presenza dei cittadini nei musei è stata sottolineata sia dal Ministro dei beni culturali, Dario Franceschini che dal neo sindaco di Milano, Giuseppe Sala: nel primo semestre 2016 i visitatori nei musei italiani sono aumentati del 9.3%, in quelli milanesi si è registrato una crescita del 20%.

Il tema ufficiale: museum and cultural landscape
Come ha raccontato in un recente articolo su questo giornale Alberto Garlandini, «il rapporto tra i musei e i paesaggi culturali è un tema di grande attualità e caro alla museologia italiana. Nel luglio 2014 ICOM Italia iniziò la discussione e approvò la Carta di Siena, un documento che sintetizza la riflessione italiana: il paesaggio italiano è il paese dove abitiamo ed è parte costituente della nostra identità».
«I musei si aprono al cambiamento sociale – ricorda ancora Garlandini - si occupano anche del patrimonio materiale e immateriale diffuso nel territorio e dei paesaggi che li circondano, si impegnano nel dialogo interculturale e nella costruzione di nuove identità culturali, promuovono la partecipazione e l’integrazione, aiutano i cittadini e le comunità ad aprirsi al nuovo e al diverso».

L’etica, il file rouge di molti eventi
Una particolare attenzione dei partecipanti hanno avuto le sessioni della conferenza in cui si parlava di temi come l’identità culturale e inclusione sociale, la diversità e l’integrazione.
Tra i momenti più coinvolgenti è da ricordare la tavola rotonda ”Nuovo ruolo sociale dei musei: nuove migrazioni, nuove sfide” in cui Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa e Linosa, da sempre «zattera tra due continenti», ha raccontato l’avventura della sua isola (portata di recente sugli schermi dal film Fuocammare di Rosi Orso d’Oro a Berlino) e del progetto di un Museo della fiducia e del dialogo come «gesto visibile che parla un linguaggio positivo (…) strumento di riscatto della mia isola perché non sia più sola al mondo (…) per trasformarla da prima linea ad avanguardia».

Altro tema centrale della conferenza è stato il traffico illecito dei beni culturali, su cui ICOM ha pubblicato di recente due documenti offerti ai delegati: Emergency Red List of Libyan Cultural Objects at risk e il volume Countering illicit traffic in cultural goods: the global challenge of protecting the world’s heritage.
Il tema è stato peraltro lanciato nel suo keynote speech di Nkando Luo, attuale Minister of Gender and Child Development dello Zambia (primo paese africano a raggiungere l’indipendenza) a proposito del cosiddetto Brocken Hill, un fossile umano ritrovato nello stato africano ma oggi a Londra: «Vogliamo creare un’immagine positiva del nostro continente e del suo patrimonio (…). I nostri musei sono la coscienza culturale della nostra nazione (…). I beni culturali africani devono quindi ritornare nei nostri Paesi perché i nostri bambini devono avere la possibilità di imparare da questi manufatti».
Come ha sottolineato in un successivo panel con museologi internazionali David Fleming, President of Federation of International Human Rights Museums, «al giorno d’oggi l’etica è il tema più scottante per un museo» nelle sue varie declinazioni (sponsorship, vendita delle collezioni, rimpatrio di oggetti sottratti, diritti umani internazionali, censura post conflitto).
France Desmarais, ICOM Director of Programmes and Partnerships, ha ricordato l’importanza dell’ICOM Code of Ethics for Museums, il testo di riferimento che definisce gli standard professionale di base per chi opera nei musei di tutto il mondo, come framework operativo and legale. Il documento, scritto nella prima versione 30 anni fa, è stato adottato dall’UNESCO a novembre 2015.
Per sottolineare la centralità dell’argomento, a tutti i delegati è stato regalato il libro di Bernice L. Murphy Museum, ethics a cultural heritage, un’esplorazione sul relazione tra etica e museum practice (provenienza e proprietà delle opere, identità culturale, sostenibilità ambientale, social engagement).
Altro tema rilevante è quello del cosiddetto dark tourism, l’offerta turistica che si crea attorno alle zone colpite da un conflitto che, se ben gestita, può diventare un’occasione di stabilità sociale e riconciliazione. Nel suo intervento su Sarajevo, il ricercatore greco T.Karafotias ha raccontato come la città distrutta dalla guerra bosniaca sia diventata meta di un turismo crescente.
Un altro aspetto del ruolo sociale del museo nel costruire un dialogo tra le nazioni è quello proposto dalla International Association of Women Museum (IAWM) che vede il museo come strumento di lotta pacifica per i women’s rights in quei Paesi di frontiera in cui i diritti primari delle donne non sono ancora garantiti (ad es. il Museo de la mujer in Messico, il Gender Museum in Ucraina e inCentralafrika)

I keynote speech
Cinque i keynote speakers internazionali chiamati a proporre ai delegati spunti di riflessione ed esperienze interdisciplinari.
Lo scrittore turco Orhan Pamuk ha raccontato del suo Museo dell’Innocenza di Istanbul, costruito a partire da un suo romanzo (oggetto di un poetico documentario ancora nelle sale italiane) come proposta di una nuova forma di museo, più piccola e quindi flessibile, incentrata sull’individualità delle persone.
Christo, galvanizzato dal successo della grande installazione Floating Piers sul Lago di Iseo, ha parlato dei suoi «totally free art projects (freedom is against possession)» che realizza con i ricavi della vendita dei disegni preparatori (l’ultimo è costato 16-17 ml di euro) e in luoghi con cui ha una relazione di lungo periodo e ci sono suoi collezionisti.
L’architetto italiano Michele De Lucchi, attraverso una lunga carrellata dei suoi progetti tra musei e mostre, design e architettura, da Roma a Berlino passando per Expo, ha focalizzato il suo intervento su che cos’è permanente e temporaneo nella nostro tempo.
L’economista australiano David Throsby, docente alla Macquarie University di Sydney (il suo Economics and Culture del 2001 è uno dei libri di riferimento del settore) ha affrontato il tema dell’economia della cultura, del valore del patrimonio culturale e dei musei, del necessario finanziamento pubblico e privato per la loro gestione. Da segnalare la sua riflessione su quale sia il valore (misurabile) di ogni singolo museo a livello economico (macro e micro) e sociale.
Sul tema del museo come agente attivo in un’economia sociale ricordiamo anche l’intervento in una sessione di Pierluigi Sacco che ha elencato tra le prossime sfide dei musei la capacità di motivare le persone a investire nella loro capacity building al fine di consentire di farsi attiva del futuro participatory museum.

Le conclusioni
Al termine della Conferenza l’Assemblea Generale di ICOM, dopo aver presentato il nuovo logo dell’associazione e l’Annual Report 2015 - 36.678 membri 8 (+14%), 120 Commissioni nazionali, 215 nuove istituzioni iscritte - , ha votato il nuovo Presidente (la turca Suay Aksoy), i 2 vicepresidenti (Alberto Garlandini e il cinese Laishun An) e il nuovo Consiglio Esecutivo 2016-2019.

Sono stati inoltre approvate sia le Risoluzioni con i risultati del dibattito sia la “Dichiarazione di Milano” con i nuovi impegni sociali dei musei verso i paesaggi culturali e le comunità.

Arrivederci tra tre anni a Icom Kyoto 2019 che affronterà il tema Museums as Cultural Hubs: The Future of Tradition.

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