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Fondazione Spinola Banna per l’Arte. Coesione e esplorazione per rafforzare i legami

  • Pubblicato il: 18/05/2018 - 08:01
Rubrica: 
FONDAZIONI E ARTE CONTEMPORANEA
Articolo a cura di: 
Giangavino Pazzola

Il 18 aprile la Fondazione Spinola Banna per l’Arte ha inaugurato Segni per la speranza, intervento in spazio pubblico realizzato da Giuseppe Caccavale, Marco Liuni, Stefano Gervasoni e con il coinvolgimento di 60 studenti del Primo Liceo Artistico Statale, in via Carcano a Torino. Un’opera murale nata in seno al progetto MIBACT di riqualificazione delle periferie urbane che diventa soundwork interattivo liberamente fruibile in rete su qualsiasi PC e dispositivo mobile. Coordinato da Luisella Molina, questo intervento si inserisce in una nuova programmazione che la Fondazione di Poirino ha avviato da oltre un anno con nuove collaborazioni e metodologie di lavoro. Ne abbiamo parlato con il patron marchese Gianluca Spinola per evidenziare continuità con il passato e nuove traiettorie.


La Fondazione Spinola Banna per l’Arte è un’istituzione culturale che ha iniziato la sua attività tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 per sostenere l’attività di giovani artisti nel campo dell’arte contemporanea, in particolare delle arti visive e nella musica. Nata dall’idea del marchese Gianluca Spinola, si trova a Banna in provincia di Torino dove, in oltre dieci anni di attività, è stata sede di importanti seminari, laboratori e conferenze sull'arte e la musica contemporanee orientati a indagare le nuove tendenze nelle pratiche artistiche e i temi più rilevanti del dibattito filosofico ad esse correlato. Importante centro per la formazione post-universitaria sull'arte contemporanea in un’epoca in cui tale offerta era carente – quando non assente – ha sviluppato negli anni un ricco programma di residenze dedicate ad artisti under 35 supervisionate da artisti dal profilo internazionale. Ogni blocco di residenze è confluito in workshop di restituzione nell’ambito dei quali venivano illustrati i singoli percorsi di ogni artista in residenza, ricca documentazione raccolta negli anni nei Quaderni di Banna. Un approccio che veniva applicato anche al Progetto Musica, creato da Orsola Spinola con l'aiuto di Giorgio e Anna Claudia Pestelli, al fine di stimolare la creazione di nuove opere musicali e valorizzare il talento dei giovani compositori. Due giovani compositori per anno venivano incaricati di comporre un brano e perfezionarlo nel corso di una residenza settimanale a Banna con la supervisione di un maestro d'eccezione e altri musicisti, al fine di realizzare un concerto finale presso altre istituzioni musicali che collaboravano al programma. Una metodologia di lavoro incentrata sulla metodologia della residenza, e incentrato sull'ospitalità degli artisti e lo sviluppo workshop, mostre e conferenze. Senza tralasciare il sostegno alla creatività tramite la commissione di nuove opere e l’elargizione di borse di studio.
Nuove collaborazioni, produzioni e approcci ci hanno portato ad approfondire l’azione di Fondazione Spinola Banna per l’arte insieme al patron Gianluca Spinola, marchese e presidente dell’istituzione culturale che, sebbene localizzata fuori Torino, ha recentemente rafforzato il legame con il capoluogo sabaudo grazie a una serie di progetti realizzati in collaborazione con enti e realtà culturali cittadine – prime tra tutte la GAM Torino e Compagnia di San Paolo
 
Quali sono i cambiamenti, i nuovi aspetti tematici e progettuali nella direzione artistica?
 Un ulteriore sviluppo è cominciato nel giugno 2016, quando la Direzione generale Arte e Architettura contemporanee e periferie urbane della MIBACT Ministero per i beni e le attività culturali ha proposto ai membri del Comitato Fondazioni Italiane di Arte Contemporanea di ideare e realizzare dei progetti originali mirati alla riqualificazione artistica delle periferie urbane. La proposta ci ha subito conquistato, poiché s'inseriva perfettamente nel solco del nostro lavoro. Il progetto, infatti, delineava un coinvolgimento di giovani artisti, in particolare gli studenti degli ultimi tre anni di scuola superiore, collegandosi alla legge 107 del 2015 de La Buona Scuola. Nel contempo il Ministero ci lanciava una sfida interessante, ossia quella di realizzare un’opera d’arte, impresa con la quale non ci eravamo ancora cimentati. Abbiamo quindi pensato di realizzare l’opera multimodale Segni per la speranza, coinvolgendo un artista, Giuseppe Caccavale, e due musicisti, Stefano Gervasoni e Marco Liuni, per far dialogare arti visive e musica che, sino a quel momento, nella nostra Fondazione avevano seguito percorsi separati.  
 Abbiamo scelto come luogo per realizzare l’opera (grazie al Progetto Murarte della Città di Torino e grazie alla Città Metropolitana di Torino) il muro esterno della Palestra del Primo Liceo Artistico di Torino. Il progetto per la sua complessità, ha fatto sì che coinvolgessimo, oltre al Liceo e alla ricerca di competenze specifiche, altre Istituzioni che si dedicano  alla formazione (Università di Torino e Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, Politecnico di Torino e Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino) coinvolgendo in totale una settantina di giovani studenti artisti/tecnici tra arti visive e musica, ognuno nell’ambito di percorsi formativi ben precisi.  I tre artisti Caccavale, Gervasoni e Liuni, nella realizzazione del progetto, hanno rivestito il ruolo di tutor esterni, e si sono posti in un dialogo proficuo con Presidenti, Direttori, Dirigenti, Insegnanti e Docenti delle Istituzioni citate che hanno accolto il nostro progetto con grande apertura e disponibilità.  Crediamo che lo scambio umano e di conoscenza che è scaturito dalla rete istituzionale che si è creata, assieme alla scoperta di tanti giovani pieni di talento, bravura e entusiasmo, abbiano arricchito straordinariamente e dato un senso profondo a questo nostro progetto. 

Elena Mazzi, Caretto&Spagna e tanti altri progetti. Quali sono le principali novità nella progettazione e programmazione nelle arti visive? E nella musica?
Parlando di novità, sicuramente dal 2016 con il progetto triennale, promosso e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo, che tramite un programma integrato ci affianca alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, stiamo realizzando una versione innovativa della residenza d'artista. Nei progetti sinora svolti (2016-17 Atlante Energetico tutor Elena Mazzi e 2017-18 IperPianalto tutor Raffaella Spagna e Andrea Caretto) due istituzioni una pubblica e una privata, hanno inteso mettere a disposizione dei giovani artisti tutto il meglio che, ognuna con la sua natura, poteva offrire. Quindi oltre al luogo di scambio di idee e esperienze, proprio dei workshop presso la nostra sede a Banna nel comune di Poirino, i giovani artisti hanno avuto la possibilità di sperimentare e verificare quanto approfondito tramite esposizioni, conferenze, performance, mostre realizzate solitamente presso la GAM: abbiamo chiesto ai giovani artisti anche di contribuire ad una pubblicazione conclusiva dei progetti.
Nel nostro Progetto Musica invece procediamo con la consueta impostazione ossia un tutor che segue da vicino due giovani compositori (cui commissioniamo un nuovo brano) per l’intera fase creativa. Il lavoro si conclude con un workshop di una settimana in cui le nuove composizioni vengono affidate agli esecutori in un momento di studio condiviso sia con il tutor sia con i giovani compositori.  Vorremmo ricordare anche il progetto Compositori in erba che da qualche anno portiamo avanti con la Scuola Primaria di Villanova d’Asti, un vero corso di composizione che coinvolge i bambini delle classi III, IV e V grazie all’innovativo e personale metodo didattico del Maestro Matteo Manzitti.

Il tema della formazione è sempre centrale nella vostra azione. Come viene declinato nei diversi progetti?
I nostri progetti hanno sempre un comune denominatore, ossia la nostra Fondazione, che naturalmente accoglie i progetti di residenza artistica. La nostra sede, che si trova in mezzo alla campagna dell’altopiano di Poirino, è stata ristrutturata proprio pensando a spazi comuni e spazi personali per favorire lo scambio di idee, il dialogo, ma anche per riservare momenti di riflessione e rielaborazione individuale. L’idea è di mettere in contatto i giovani artisti con artisti affermati e di maggiore esperienza, in un ambiente che possa favorire uno scambio più ampio, quindi non solo strettamente artistico ma anche umano, partendo dalla condivisione della quotidianità. Crediamo che questo tipo di situazione possa incoraggiare uno scambio più profondo e arricchente.

Quali sono le nuove e future collaborazioni?
Siamo reduci dall’impegnativo progetto Segni per la speranza e quindi abbiamo bisogno di in un po’ di tempo per valutare come proseguire la nostra attività: l’unica concretezza per ora è la conclusione del progetto con la GAM promosso e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo, poi vedremo.
 
®Riproduzione riservata
 
Ph: Dettaglio, Segni per la speranza, 2017, © Fotosintesi / Guido Suardi.