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Festival culturali: agli adolescenti piacciono di più, se partecipano

  • Pubblicato il: 30/08/2013 - 13:00
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FONDAZIONI D'ORIGINE BANCARIA
Articolo a cura di: 
Acri

Quali sono le ricadute di un festival? In particolare gli effetti sul territorio in cui si svolge? La Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia dal 2004 promuove il Festival della Mente di Sarzana, un crocevia tra sapere umanistico, sapere scientifico e riflessioni intellettuali sul tema dei processi creativi, in cui per tre giorni importanti pensatori italiani e stranieri instaurano una relazione stretta e diretta con il pubblico attraverso workshop, lectio, dialoghi e lezioni-laboratorio. Dopo aver voluto indagare le valenze economiche di questa tipologia di iniziative con la ricerca «Effettofestival. L’impatto economico dei festival di approfondimento culturale», curata da Guido Guerzoni e giunta nel 2012 alla sua quinta edizione, La Fondazione ha affidato a Matteo Lancini ed Elena Buday dell’Istituto Minotauro, diretto da Gustavo Pietropolli Charmet, il compito di condurre un’analisi dell’impatto socio-culturale dei festival, partendo proprio dall’esperienza del «Festival della Mente», la cui prossima edizione – la decima – si svolgerà dal 30 agosto al 1° settembre 2013 (www.festivaldellamente.it). In quasi tutti i festival di approfondimento culturale la figura del volontario è una componente ricorrente e fondamentale, considerata una risorsa preziosa sia dagli organizzatori sia dal pubblico, in quanto parte integrante della macchina organizzativa dell’evento; così a questo aspetto specifico la ricerca voluta dalla Fondazione ha dedicato un’attenzione particolare. Ne è nato il volume «Effettofestival. Adolescenti», che offre strumenti di comprensione utili anche per altri organizzatori di festival italiani e operatori del settore, ma soprattutto mostra che se si avvicinano i giovani, anche i più giovani, alla cultura rendendoli partecipanti attivi dell’iniziativa si riesce a fidelizzarli anche per il futuro. L’elemento più importante che emerge dall’indagine è, infatti, la crescita della partecipazione da parte di giovani e adolescenti che essendosi avvicinati al «Festival della Mente» come volontari adesso sentono il bisogno di continuare a parteciparvi come fruitori paganti: dal 2007 al 2009 la fascia 14-17 anni è passata dallo 0,8% al 3% e la fascia di pubblico 18-24 anni dal 5,8% al 12%. Ma perché è aumentata in maniera così significativa la partecipazione di adolescenti e di giovani? Charmet spiega che coloro che ora partecipano sempre più numerosi al Festival sono spesso proprio gli ex-volontari: cresciuti e memori di un’esperienza felice, ora acquistano i biglietti come pubblico normale. Giulia Cogoli, ideatrice e organizzatrice del Festival, sin dal primo anno ha voluto che fossero coinvolti gli adolescenti per realizzare, coordinati da adulti, molte piccole ma importanti attività organizzative; e oggi è evidente l’estrema positività dell’esperienza: da 100 volontari nel 2004 si è arrivati allo standard di 600, con un coinvolgimento complessivo in dieci anni di circa 4mila ragazzi che, man mano, sono poi diventati partecipanti effettivi all’iniziativa. È evidente che questi ragazzi da volontari non solo lavoravano alacremente, ma nel frattempo tenevano le orecchie aperte e i cervelli attenti, ascoltavano, imparavano e, soprattutto, assimilavano l’esempio di migliaia di persone che in un week-end estivo si mettono in coda per sentire un matematico o un filosofo.
Divenuti più grandi e autonomi, i giovani ripercorrono quell’esempio andando a sentire matematici e filosofi, ma questa volta comprando il biglietto. «L’esempio era stato dunque trasmesso – afferma la Cogoli – e la curiosità si era trasformata in necessità». I giovani che partecipano come volontari al Festival della Mente provengono in gran parte dalle scuole superiori della provincia della Spezia e delle province limitrofe, ma non mancano studenti universitari dell’intero territorio nazionale. Fin dalle prime edizioni il loro ruolo è stato certamente quello di contribuire all’organizzazione della manifestazione: ma in maniera proattiva, partecipando da protagonisti a tutte le fasi dell’evento e sperimentando occasioni importanti di crescita personale, di socializzazione e di approfondimento dei vari temi trattati. I risultati della ricerca «Effettofestival. Adolescenti» testimoniano, con dati non solo quantitativi ma qualitativi, le relazioni e i valori che questa esperienza genera nei giovani volontari. Grazie al coinvolgimento attivo nell’evento, essi percepiscono stimoli maggiori e diversi rispetto ai semplici spettatori, si sentono gratificati e si appassionano ai contenuti culturali degli incontri.
«È compito di enti e istituzioni culturali, incluse le Fondazioni di origine bancaria, che numerose sostengono festival di approfondimento culturale, far sì che tali stimoli non vadano dispersi, ma valorizzati come il miglior frutto dell’investimento culturale» afferma Matteo Melley, presidente della Fondazione Carispe. «Iniziative come il Festival della Mente costituiscono un importante contributo alla valorizzazione delle varie forme di espressione culturale del nostro Paese e segnano il definitivo abbandono da parte delle Fondazioni di origine bancaria del tradizionale ruolo di sponsor per assumere quello più attuale di vero e proprio investitore culturale – continua Melley –. Tale processo di trasformazione ha trovato diffusi esempi proprio nel settore dei festival, ove si tende sempre più ad accompagnare l’erogazione di contributi economici all’assunzione di dirette responsabilità organizzative, adottando modelli di programmazione e analisi simili a quelli che caratterizzano un investimento di tipo economico. Per la nostra Fondazione tale mutamento si è compiutamente realizzato con il Festival della Mente, la cui ideazione da parte di Giulia Cogoli è stata preceduta nel 2003 da un’analisi di mercato volta alla mappatura dei festival all’epoca esistenti e allo studio delle varie espressioni della domanda di eventi culturali, in modo da individuare temi non ancora esplorati e modelli organizzativi e gestionali in grado di garantire all’iniziativa sostenibilità a lungo termine».

Da FONDAZIONI, Periodico delle fondazioni di origine bancaria, Anno XIV, Luglio - Agosto 2013