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APRILE: NEI PROSSIMI MESI QUALCHE NUBE, IN UN CIELO SERENO

  • Pubblicato il: 12/04/2017 - 09:17
Autore/i: 
Rubrica: 
SCENARI DI INVESTIMENTO
Articolo a cura di: 
Redazione

Il primo trimestre 2017 inizia con la Presidenza Trump che disattende le aspettative. Crescita e inflazione stanno determinando una variazione significativa nell’attitudine delle banche centrali. La domanda non è più “se”, ma “quando” anche la BCE, e le banche centrali seguiranno la FED sul sentiero della normalizzazione della politica monetaria. Passato lo scoglio delle elezioni francesi, la BCE potrebbe prima dell’estate iniziare a “parlare”, intanto i mercati per ora preferiscono concentrarsi sulla ripresa economica in atto a livello globale.
 
Alcuni sogni si stanno infrangendo superato il primo trimestre 2017.
Negli Stati Uniti i dubbi sulla capacità realizzativa di Trump, sono aumentati dopo la bocciatura, per mano degli stessi parlamentari repubblicani, del tentativo di ridimensionare fortemente l’odiata (dai repubblicani) Obamacare.  Aumenta di conseguenza il rischio che un Presidente in evidente difficoltà interna possa tentare di distrarre l’opinione pubblica e scaricare la propria voglia di rivincita su obiettivi esterni o più facili da raggiungere, come la lotta all’immigrazione o alle merci estere o più clamorosi come un intervento militare; ne abbiamo visto un assaggio con la posizione verso la Siria.
Oltre al Trump trade, come conseguenza della Brexit finito l’anestetico delle lungaggini burocratiche tipiche di Bruxelles, a fine marzo è infatti partito l’iter per il distacco del Regno Unito dall’Unione Europea e i dubbi su quale sarà l’esito finale del processo sono aumentati più che diminuiti. Non solo per il Regno Unito, dove è tornata in discussione l’unità nazionale a causa della possibile richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia, ma anche per l’Europa le conseguenze dirette e indirette della Brexit sono difficili da immaginare. Il fatto di aver perso un membro dell’Unione spesso molto critico per alcuni è sembrato prefigurare un nuovo inizio.
In realtà, la confusione sul futuro dell’Unione è rimasta la stessa, a maggior ragione dopo la pubblicazione del rapporto del Presidente Juncker e a nessuno è chiaro cosa significhi una Europa a due o tre o chissà quante velocità. Fortunatamente, con il mese di maggio si dovrebbe eliminare dal ventaglio dei rischi mortali per l’Europa quello di una Francia guidata da Marine Le Pen. Stando ai sondaggi, Marine Le Pen non dovrebbe avere alcuna possibilità di vincere al secondo turno. Tolto dal tavolo il rischio di Frexit, rimarrebbe per l’Europa l’incognita delle elezioni in Germania. Ma lo scenario centrale rimane la riedizione della Grande Coalizione tra CDU-CSU e SPD, dove l’unica incognita è se Schultz riuscirà a riequilibrare i rapporti di forza con la Merkel.
Lo scampato pericolo delle elezioni francesi dovrebbe portare ad un rafforzamento dell’euro, anche perché Mario Draghi dovrà prima dell’estate comunicare cosa intende fare per normalizzare la politica monetaria della BCE. Crescita economica e inflazione, confermati dai dati di questo primo trimestre dell’anno, sono incompatibili con l’anomalia dei tassi negativi e la crescita economica appare in accelerazione finalmente anche per i paesi più indietro come l’Italia, che hanno iniziato ad agganciare i vagoni di testa. Il fatto che i segnali si moltiplichino anche nelle altre aree del mondo e non siano confinati ai soliti Stati Uniti conferisce ulteriore robustezza alla dinamica in atto.
La Cina, che aveva presentato la fonte di maggiore preoccupazione un anno fa, sembra essere in grado di navigare ad una velocità di crociera che appare supersonica, non solo se vista dall’Europa ma anche in relazione alle dimensioni raggiunte dall’economia cinese. D’altro canto, i prezzi delle materie prime testimoniano che la domanda cinese è sempre presente. E questo è favorevole per tutti i paesi, sviluppati ed emergenti, che alimentano la grande “officina” cinese.
Anche l’India si conferma economia tra le prime 10 al mondo, con una continua rapida crescita e trasformazione presentando una bassa correlazione con i mercati internazionali, che si riflette positivamente in Asia. Crescita supportata massivamente anche dalla Reserve Bank of India che per contribuire all’incremento degli investimenti internazionali sulle corporate nazionali, ha liberalizzato il mercato consentendo agli investitori di accedervi direttamente tramite le piattaforme di negoziazione del paese ,  con indubbio  incremento di capitali esteri soprattutto sul mercato obbligazionario indiano.
Fatta eccezione per chi, come il Messico, è nel mirino di Trump, una ripresa della crescita americana e mondiale dovrebbe favorire petrolio e materie prime e quindi favorire i bilanci pubblici e societari dei paesi emergenti
Crescita forte, ma l’inflazione non scherza! Chiaramente, solo i prossimi mesi potranno decretare se, come ha scritto la BCE sul suo ultimo Bollettino mensile, il balzo dell’inflazione sia un fenomeno temporaneo, destinato a rientrare con la stabilizzazione del prezzo del petrolio.
Quello che però a Francoforte non hanno messo nel conto e i mercati hanno invece rapidamente recepito è la reazione dell’opinione pubblica, non solo in Germania, nei confronti di questi primi segnali di risveglio dell’inflazione. E non è una cosa da poco in Europa, dove la BCE è l’ultima istituzione comunitaria nei cui confronti i cittadini europei nutrono fiducia e rispetto.
Dopo averla a lungo invocata, sono bastati un paio di mesi tonici sul fronte prezzi per temerla e capire come l’anomalia degli attuali tassi negativi sia ormai incompatibile con il contesto. Quindi la BCE aspetterà sicuramente le elezioni presidenziali in Francia, di modo che la piena potenza di fuoco del QE possa scoraggiare manovre speculative in grado tra l’altro di condizionare la serenità necessaria al processo democratico. Una volta chiuse le urne del secondo turno, prima della pausa estiva, potrebbe iniziare il lungo percorso di ri-normalizzazione della politica monetaria europea ovvero la lenta chiusura del QE e successivo rialzo dei tassi sulla scia degli Stati Uniti dove invece i rialzi sono già iniziati e continueranno.
Poche nubi ed ancora sole in questo prossimo trimestre 2017, per i portafogli degli investitori se prediligono le azioni alle obbligazioni. E per le azioni è meglio rimanere in ambito europeo che ha sofferto l’incertezza politica dell’ultimo anno e ha solo in parte ricuperato e perché no rimanere in Italia dove il nuovo strumento PIR ( Piano Individuale di Risparmio) sta drenando molta liquidità a sostegno della crescita delle nostre aziende italiane. Se dalle obbligazioni non si riesce ad allontanarsi allora è meglio prediligere il segmento delle corporate possibilmente con duration breve ed high yield, alla ricerca nostalgica dei rendimenti difficili da ottenere con l’attuale struttura dei tassi. Infine è un momento ancora favorevole per il mercato degli emergenti sia azionari che obbligazionari.